“Sono a disposizione della squadra. Se dovrò tifare tiferò, se dovrò giocare giocherò: sono contenta qualsiasi cosa serva alla squadra”. Firmato Paola Egonu. Proprio lei, eletta nella ristrettissima cerchia delle migliori del mondo? Il simbolo che annunciò il suo addio alla nazionale per razzismo? La campionessa che tornando in azzurro non ha trovato più l’amica di sempre, ma nuovi equilibri maturati in sua assenza che l’hanno spinta verso la panchina? Sì, proprio lei. Subito dopo la vittoria con la Bosnia Erzegovina a Torino, che ha garantito all’Italia il primo posto nel girone e la qualificazione agli ottavi di sabato a Firenze. Una partita in cui Paola ha segnato 16 punti ed è partita titolare, ma solo perché è stata tenuta a riposo precauzionale Ekaterina Antropova, da un paio di settimane cittadina italiana e forza della natura nel ruolo di opposto – quello di Paola – in Nazionale. Una situazione molto delicata, nel gruppo in cui Egonu è sempre stata stella e terminale di quasi ogni azione destinata a trovare il punto. Eppure, le parole di Torino non sono solo quelle di una tregua, ma di un adattamento. Dell’accettazione di un nuovo ruolo: “Sin da quando ero piccola ho dovuto lavorare per guadagnarmi il posto, sono a disposizione della squadra. Anche se avrò due minuti per andare in campo, sarò felice di entrare e fare tutto quel che posso”. In definitiva, sono la prova di una maturità e consapevolezza ancora più marcata.
Paola Egonu in azione a Torino
(fotogramma)Egonu, in Nazionale un nuovo ruolo
Dopo quattro partite nella sua nuova vita azzurra, il crash test di Paola Egonu sembra andato a buon fine, in attesa delle prove più dure per l’Italia in questi Europei. Ha fatto scalpore l’esclusione dal sestetto nel debutto di Verona, l’apparizione breve e incolore, e il malore a fine partita, ufficialmente per il caldo e gli spazi angusti nello spogliatoio dell’Arena, ha lasciato qualche interrogativo. Come la mancata partecipazione alla partita con la Bulgaria, per motivi precauzionali. Ma la prova di Torino ha dato certezze in più al quadro che sta preparando il ct Davide Mazzanti da tempo: “Con Paola ci siamo confrontati su questioni tecniche, tattiche, ma anche sul ruolo che lei vuole avere in squadra. Dovevamo ampliare il confronto e lo stiamo facendo”. La risposta è stata chiara: “Ho sempre voglia di giocare, sono felicissima di essere stata in campo con le ragazze, con questo bellissimo pubblico, mi sono proprio divertita”. Niente a che vedere con l’epilogo del Mondiale in Olanda, a ottobre, con la sconfitta in semifinale col Brasile e il clamoroso sfogo dopo la finale del terzo posto con gli Usa: “La squadra è diversa” dice Paola oggi, “la storia è diversa, ogni competizione ha la sua storia: quest’anno dovremo fare del nostro meglio, ovviamente vorremmo tutte vincere”. Importante un passaggio del primo set, in cui lei ha recuperato un pallone ormai perso, e l’ha indirizzato verso chi ha poi scaraventato a terra per il punto: Myriam Sylla, che secondo saltuarie leggende metropolitane non sarebbe la sua più grande fan, e in quell’occasione invece l’ha guardata dritta negli occhi urlandole la sua gratitudine, allungandole una pacca di ammirazione.
Mazzanti: “Egonu sempre con noi, non l’ho mai persa”
A chi gli fa notare che Paola Egonu sembra recuperata alla causa della Nazionale, Mazzanti ribatte: “Io non l’ho mai persa”. Non perderla ha significato tagliare dal gruppo non solo uno dei migliori liberi del mondo (il migliore?), ma anche l’amica più cara in Nazionale: Monica De Gennaro, 36 anni, che ai Mondiali si strinse in un abbraccio con Paola che ora sa quasi di congedo. Poi la formazione del nuovo gruppo dal quale sono arrivate molte giovani dell’Europeo, nel torneo itinerante della Nations League che a Mazzanti è piaciuto per spirito di gruppo nonostante la sconfitta con la Turchia. “Sto bene e il mese e mezzo di riposo mi è servito per recuperare sia fisicamente che mentalmente” spiega la sua assenza nella VNL Paola. “Ora sono carica e a disposizione del gruppo in ogni modo”.
Antropova al posto di Egonu
A pesare c’è poi l’ingresso in squadra di Ekaterina Antropova, cittadina italiana dal 10 agosto e subito travolgente coi suoi due metri e 2 di altezza. Un crash test, appunto, per Paola, ma a questo punto, dopo Torino, il volley italiano è quasi tentato di sognare: con due giocatrici così e nessun attrito, incrociando le dita, si può dare l’assalto non solo agli Europei, ma anche alle Olimpiadi di Parigi.