Due settimane dopo la sentenza sportiva contro l’allenatrice delle Farfalle Emanuela Maccarani, ammonita il 29 settembre “per aver pronunciato, in più occasioni, espressioni inadeguate nei confronti delle atlete nel corso degli allenamenti”, il Tribunale della Federginnastica pubblica le motivazioni della sanzione. Olga Tishina, la collaboratrice di Maccarani, è stata invece assolta. Nel documento del Tribunale, non si fa menzione alla sorprendente e surreale uscita del procuratore federale, Michele Rossetti, nell’ultima udienza del processo: “La colpa di Emanuela Maccarani? Aver avuto un eccesso di affetto per la ginnasta Anna Basta”. Una giustificazione condannata anche dal Ministro dello Sport, Andrea Abodi.
“Espressioni mosse per incitare atlete”
Le motivazioni della sentenza, adesso. "Si ritiene che le espressioni utilizzate - ancorché offensive - non siano state mosse dall'intenzione di arrecare danno, ma al fine di incitare le atlete ed ottenere un maggior impegno negli esercizi”. Questo il concetto chiave espresso dal Tribunale federale su Maccarani e Tishina.
Le denunce di Corradini e Basta
Le due erano a processo sportivo - sta indagando anche la procura di Monza - dopo le denunce a Repubblica di Nina Corradini e Anna Basta, ex ginnaste della nazionale di ritmica. Nonostante sia stata accertata una violazione disciplinare di Maccarani per l’utilizzo di espressioni inadeguate, come confermato da diverse testimonianze (“sei una testa di cazz*”, “guarda che culo che hai”, “maialino”, “mucca”, “sei grossa non solo per fare ritmica ma anche come ragazza”, “ti devi vergognare”, “siete delle stronz*”,) il Tribunale ritiene che non ci fosse un’intenzione di creare danno e far del male alle giovani atlete.
Nessun nesso tra comportamenti Maccarani e problemi atlete
Secondo il Tribunale, poi, non ci sono prove che tali offese e tali comportamenti abbiano causato un malessere e l’insorgere dei problemi alimentari in alcune ginnaste. “Evidentemente nello sport praticato a livello di eccellenza l'eventualità che insorgano problemi di gestione del peso e disturbi alimentari è tutt'altro che remota. Tuttavia, non vi è alcun elemento che dimostri l'esistenza di un nesso eziologico tra le espressioni utilizzate dalla sig.ra Maccarani ed i malesseri subiti da alcune atlete”.
Olga Tishina con il suo avvocato
(ansa)Il controllo del peso
Tema centrale dell’inchiesta, il controllo del peso e le modalità con cui veniva attuato. “Ci pesavano in fila nello spogliatoio in mutande e, in caso di qualche etto in più, riceviamo insulti”, la denuncia di Anna e Nina. A riguardo, il Tribunale fa una premessa: “In numerose discipline sportive il fattore peso degli atleti/e è tutt’altro che irrilevante (…). Pertanto, l’interesse di un tecnico per il peso corporeo dei tesserati allenati non è affatto immotivato, anzi appare doveroso, soprattutto quando si tratta di attività sportiva di altissimo livello”. Ecco che quindi, dopo aver ascoltato le testimoni e tutte le parti in causa, il Tribunale sancisce che la circostanza del rito del peso “può ritenersi pacifica” e che del controllo non se ne occupava Maccarani, ma la sua assistente Tishina. “Talvolta ha effettivamente commentato le variazioni di peso delle atlete. Tuttavia - si legge nella sentenza - le espressioni addebitate a quest’ultima, le uniche per le quali sussistono indizi precisi e concordanti, non rivestano, in astratto, una valenza manifestamente offensiva”.
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L’assoluzione di Tishina
Anche qui torna il concetto cruciale del procedimento: le parole pronunciate non sembrano celare la reale intenzione di offendere le atlete, ma il tentativo di richiamare la loro attenzione sulla variazione del peso. Inoltre, per assolvere Tishina, gli inquirenti hanno tenuto conto di altri due aspetti: la non perfetta padronanza della lingua italiana e l’ambiente confidenziale che normale si respira in uno spogliatoio. Assolta, quindi, la Tishina. Ammonita invece Maccarani. In attesa di eventuali ricorsi di Nina Corradini e Anna Basta e soprattutto degli sviluppi dell’indagine della procura ordinaria di Monza.