Per far stare attenti 300 ragazzi, senza che voli una mosca, ci vogliono degli oratori speciali. E storie potenti. Le hanno portate agli studenti dei licei di Roma i campioni paralimpici Oxana Corso e Oney Tapia, che hanno raccontato come le disabilità non siano state un ostacolo ma una motivazione nelle loro vite.
Panatta cita Zanardi: “Nulla può ostacolarvi”
“Un’esperienza importante perché i giovani si rendano conto di quanto sono fortunati”, esordisce uno dei due presentatori dell’evento “Campioni di Vita”, l’ex numero quattro al mondo di tennis Adriano Panatta. Ma è soprattutto un’occasione per ispirarsi con le storie degli ospiti. Panatta, fra gli applausi del Teatro Ghione, cita Alex Zanardi: “Se hai un sogno e vuoi realizzarlo nulla potrà ostacolarti, tranne la tua volontà”.
Tapia: “Diventare cieco è stata la mia rinascita”
Oney Tapia, argento a Rio 2014 nel lancio del disco, non è cieco dalla nascita, “ma diventarlo è stata la mia rinascita”. Nel dialogo con i ragazzi ricorda il momento del suo incidente come quello della svolta: “Sono tornato a casa da mia madre, a L’Avana, Cuba, e mi aspettavo un abbraccio. Lei invece mi ha detto: ‘Alzati, muovi le chiappe, perché ci sono persone che stanno molto peggio di te’. Non la vedevo da sette anni, ma quello schiaffo mi ha dato la motivazione per fare tutto quello che ho fatto”.
Corso: “Lo sport mi ha salvato dal periodo più buio”
Il secondo cerimoniere della giornata è Andrea Lucchetta, leggenda del volley italiano a cavallo degli anni Novanta. Gioca col pubblico, improvvisa una battaglia rap con un ragazzo, poi si fa serio nell’intervista ai campioni. A Oxana Corso, record del mondo da velocista sui 100 e 400 metri, chiede cosa le abbia lasciato lo sport. “Il rispetto, che ti viene insegnato senza che tu te ne renda conto, e la grinta per raggiungere l’impossibile”. Come inseguire una medaglia in una nuova disciplina: dopo gli argenti sui 100 e 200 metri a Londra 2012, Corso inseguirà la gloria nel getto del peso. “A Parigi non mi pongo limiti”.
La sua svolta, invece, è arrivata proprio prima di Londra. “Il 2012 fu un momento molto buio per me, perché mi spostarono a una categoria di disabilità più grave”. Difficile digerirlo: “Partì per il Regno Unito che mi dissero che ero più disabile di prima, ma grazie allo sport sono tornata su. Da quel momento i limiti non so più nemmeno cosa siano”.
Salgono sul palco anche Antonello Carnassale e Leonardo Vellucci, medaglia d’oro nel calcio a cinque alla Special Olympics. Ma il messaggio conclusivo è sempre di Oney e Oxana. “Che vuol dire vivere la vita?”, domanda Lucchetta. "È condividere un’emozione, un sorriso con gli altri”, fa Oney. “Posso dire una frase a effetto? È lasciare un’impronta”, chiude Corso