✕

Dakar, in viaggio con papà: la sfida estrema nel deserto si corre in famiglia

Ascolta l'audio

Nel rally più duro del mondo sette italiani in gara insieme ai figli che ne hanno ereditato la passione. A volte compagni di squadra, ma molto spesso rivali
2 minuti di lettura

«Con papà andrei anche sulla Luna», sorride Maria Vittoria. Figuriamoci nel deserto: Guido al volante, lei a controllare il percorso sulle mappe. «Mio padre mi ha trasmesso la malattia delle corse», dice Rocco: «Al mattino saremo avversari, ognuno sul suo mezzo. La sera, al bivacco, come due vecchi amici». Maurizio e Lorenzo, pure loro su auto diverse. Parla il babbo: «Tre anni fa avevo il Covid, Lorenzo all’ultimo mi ha sostituito. Ora lo sfido, ma sono sicuro che finirà davanti». Renato e Cesare, detto Ricky: il primo è pilota e manager di altri 8 equipaggi. «Compreso quello con a bordo il mio ‘bimbo’», scherza. «Farò un po’ da angelo custode». E poi Michele e Pietro, Eufrasio e Toni, Gianluca e Rocco, Antonio e Carlo. In viaggio con papà. Nella spedizione italiana sette padri e altrettanti figli, sei maschi e una ragazza: protagonisti del rally più famoso e duro del mondo. Due settimane tra le dune, le rocce e gli sterrati. La Dakar è un’impresa di famiglia.

I favoriti della Dakar …

«Con papà andrei anche sulla Luna», sorride Maria Vittoria. Figuriamoci nel deserto: Guido al volante, lei a controllare il percorso sulle mappe. «Mio padre mi ha trasmesso la malattia delle corse», dice Rocco: «Al mattino saremo avversari, ognuno sul suo mezzo. La sera, al bivacco, come due vecchi amici». Maurizio e Lorenzo, pure loro su auto diverse. Parla il babbo: «Tre anni fa avevo il Covid, Lorenzo all’ultimo mi ha sostituito. Ora lo sfido, ma sono sicuro che finirà davanti». Renato e Cesare, detto Ricky: il primo è pilota e manager di altri 8 equipaggi. «Compreso quello con a bordo il mio ‘bimbo’», scherza. «Farò un po’ da angelo custode». E poi Michele e Pietro, Eufrasio e Toni, Gianluca e Rocco, Antonio e Carlo. In viaggio con papà. Nella spedizione italiana sette padri e altrettanti figli, sei maschi e una ragazza: protagonisti del rally più famoso e duro del mondo. Due settimane tra le dune, le rocce e gli sterrati. La Dakar è un’impresa di famiglia.

I favoriti della Dakar 2025

La carovana, 807 concorrenti su 493 mezzi, è partita venerdì mattina col prologo di Bisha: il 17 gennaio, dopo quasi ottomila chilometri in 12 tappe (e quasi subito una 48 ore da 900 chilometri senza assistenza che farà selezione), il traguardo finale di Shubaytah. Per la quinta volta consecutiva l’Arabia Saudita ospita la corsa. Al via anche Danilo Petrucci, che nel 2022 — pochi mesi dopo aver lasciato la MotoGp — vinse una storica prova speciale: sulle due ruote ha trionfato in tutte le categorie, questa volta ha scelto il camion. «Il vero successo sarà arrivare in fondo alla corsa». C’è anche una coppia nella vita, Maurizio Gerini e Francesca Gasperi, ma in equipaggi separati. Tra i grandi favoriti Carlos Sainz senior, papà — è proprio una storia di padri e figli — del Carlos Sainz che in F1 ha appena chiuso la stagione al volante di una Ferrari: deve compiere 63 anni, i suoi rivali più accreditati (Nasser Al-Attiyah, Nani Roma, Giniel De Villiers), sono ben sopra i 50.

L’ex calciatore Rickler Del Mare

Battuta scontata: non è una corsa per giovani. A meno che si facciano accompagnare dai genitori. Tipo la famiglia versiliese Rickler Del Mare: Renato, 15 edizioni della Dakar alle spalle, col figlio Cesare Gianfranco detto ‘Ricky’, un passato da calciatore (Chievo, Piacenza, Modena, Bologna, Mantova). Guido Dalla Rosa Prati, tre volte campione italiano di volo planato, presidente del cda dell’aeroporto di Parma: «L’ho già corsa nel 2022. Ne sono innamorato e le ho dedicato una poesia, Divina Dakar». Maria Vittoria, la figlia, gli fa da navigatrice.

Padri e figli nel deserto

Antonio Cabini, di Crema, è uno veterani con 22 presenze, quasi tutte in moto: ha convinto Giulio Verzelletti, vecchio compagno d’avventure, a rimettersi in gioco. «Stiamo diventando vecchi, quando ci ricapita un’occasione simile? Carlo ha saputo che il nostro truck era competitivo, si è unito all’equipaggio. In gara con il mio miglior amico e mio figlio: cosa posso volere di più?». Michele Cinotto, il “Mikkola del Canavese” (Cuorgné, Torino), leggenda italiana del rally, in America Latina aveva corso la Dakar con i due figli: questa volta c’è solo Pietro. Antonio Anghileri di Lecco, la prima volta in moto nel 1990. In passato aveva convinto il cognato Lorenzo a seguirlo. Il figlio Eufrasio ne aveva emulato le gesta lo scorso anno. Adesso corrono insieme, ma su quattro ruote. «Così la mamma è più tranquilla», dice il ragazzo, che si è messo al volante. Rocco Sbaraglia, di Chieti, è uno dei più giovani concorrenti: esordisce da navigatore come il padre, Gianluca, veterano del fuoristrada. Maurizio Traglio c’era già ai tempi di Thierry Sabine, non vede l’ora di tagliare l’ultimo traguardo di Shubaytah. Suo figlio Lorenzo un anno fa è arrivato secondo. Vengono da Como. «Torneremo a casa felici. E più uniti di prima».

Leggi i commenti