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L’enigma della Lazio perduta: ecco perché i vice-campioni d’Italia si sono smarriti

Maurizio Sarri

 (ansa)
Tre sconfitte in quattro partite per la squadra di Sarri, irriconoscibile nonostante abbia cambiato un solo titolare. I motivi del flop: il vuoto lasciato da Milinkovic, l’equivoco Kamada, gli errori di Casale e soprattutto la perdita di spavalderia di una formazione che si è banalizzata
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Dov’è finita tutta quella bellezza che ci aveva sedotto la stagione passata? Ammirare il Napoli e godersi la Lazio è stato spesso un esercizio di puro piacere, mentre adesso le due squadre trasmettono un noiosissimo senso di monotonia, di ripetitiva banalità, come se giocassero per dovere. Il piacere né lo provano né lo fanno provare.

La Lazio come il Napoli: un solo titolare in meno, ma equilibri saltati

Il Napoli ha qualche dote tecnica in più e ha avuto un calendario più agevole: così si spiegano i sette punti in classifica e l’unica sconfitta (con la Lazio, guarda caso), ma non ci sono più tracce dell’allegra sfrontatezza con la quale strapazzò il campionato scorso. La Lazio – tre sconfitte in quattro partite - gli somiglia anche se, al contrario dei campioni d’…

Dov’è finita tutta quella bellezza che ci aveva sedotto la stagione passata? Ammirare il Napoli e godersi la Lazio è stato spesso un esercizio di puro piacere, mentre adesso le due squadre trasmettono un noiosissimo senso di monotonia, di ripetitiva banalità, come se giocassero per dovere. Il piacere né lo provano né lo fanno provare.

La Lazio come il Napoli: un solo titolare in meno, ma equilibri saltati

Il Napoli ha qualche dote tecnica in più e ha avuto un calendario più agevole: così si spiegano i sette punti in classifica e l’unica sconfitta (con la Lazio, guarda caso), ma non ci sono più tracce dell’allegra sfrontatezza con la quale strapazzò il campionato scorso. La Lazio – tre sconfitte in quattro partite - gli somiglia anche se, al contrario dei campioni d’Italia, non ha cambiato l’allenatore e dunque nemmeno il sottile equilibrio tra il comandante e la sua truppa. Come il Napoli ha invece sostituito un solo titolare, eppure quell’unico tassello modificato ha mandato fuori asse la squadra intera: l’assenza di Kim ha sfibrato la compattezza del Napoli, che grazie alle doti eccezionali del coreano poteva tenere la difesa altissima senza tuttavia correre rischi, e quella di Milinkovic ha come normalizzato il gioco della Lazio, diventato un monotono tran tran di pura teoria, senza nessuna applicazione pratica delle idee del suo allenatore.

L’estate turbolenta di Sarri e la difficoltà a integrare i nuovi

Una parte dei problemi della Lazio la si conosce dall’inizio dell’estate: dato che, grazie alla Champions e alla cessione del giocatore più prestigioso, di soldi in cassa ce n’erano abbastanza, Sarri avrebbe voluto alla svelta sia il sostituto di Milinkovic-Savic sia i puntelli per adeguare la rosa alle necessità della Champions. Avrebbe voluto Zielinski, Ricci e Berardi, ha avuto Kamada (e poi Guendouzi), Rovella e Isaksen a mercato inoltrato. “Sono lento a inserire i giocatori, è un mio limite”, si era auto-denunciato l’allenatore, ma i problemi laziali non derivano soltanto dall’innesto dell’unico titolare nuovo (Kamada, per altro, ha segnato al Maradona ed è stato tra i pochi a salvarsi allo Stadium), anche se a proposito del giapponese persiste il dubbio sul ruolo: è davvero una mezzala di dogma sarrista?

Il vuoto lasciato da Milinkovic e la solitudine di Immobile

In realtà, è tutta la Lazio a non essersi ancora inserita della stagione nuova. Certo, molto incide il vuoto lasciato da Milinkovic-Savic, che spiccava per personalità e impatto fisico e soprattutto alleviava la solitudine di Immobile, vicino al quale andava spesso a giocare sottraendo avversari e pressione al centravanti, adesso completamente isolato e di conseguenza sfiduciato, anche se certi suoi errori tecnici di base sono incomprensibili, oltre che imperdonabili. Il problema tattico attuale della Lazio è questo: Sarri conta di risolverlo con il tempo, sfruttando meglio la qualità di Kamada e l’energia di Guendouzi, in attesa che Rovella e Pellegrini guadagnino una condizione fisica accettabile, che ora non hanno.

Ciro Immobile

 (reuters)

Gli equilibri saltati hanno mandato in crisi la difesa

Ma il vero problema è che non si capisce che fine abbia fatto la natura della Lazio di un anno fa, quella squadra spavalda che teneva ritmi forsennati pur non avendo grande atletismo a centrocampo (faceva correre vorticosamente il pallone, però), che metteva sistematicamente le ali in condizione di sfidare l’avversario nell’uno contro uno e che, soprattutto, aveva equilibri di squadra così sofisticati che gli avversari venivano imprigionati in una ragnatela collosa. Nel campionato scorso, la Lazio ha mantenuto la porta inviolata 21 volte su 38, risultando la seconda squadra meno battuta dopo il Napoli, con appena 30 gol al passivo, mentre adesso è una formazione che controlla la palla ma subisce la partita. Lecce e Juventus, e in parte anche il Genoa, l’hanno stroncata con il ritmo e le verticalizzazioni che hanno scombussolato il gioco monocorde dei biancocelesti: i terzini non assicurano cambi di velocità, la mediana ha un solo passo e le ali stanno larghissime e lontane da Immobile, spesso soffocate da un paio di avversari, come pure Ciro. Contro la Juve, la Lazio ha avuto un possesso palla del 64%. Contro il Genoa, addirittura del 70, ma il tasso di pericolosità e stato bassissimo. E la vittoria di Napoli è arrivata contro un avversario molto “laziale”, che ha tenuto il pallone senza affondare i colpi, lasciando ampi spazi aperti e la difesa in balia di sé stessa.

Gli errori dell’irriconoscibile Casale

La difesa, tra l’altro: Casale finora è stato disastroso e Romagnoli poco meno. Sono poco protetti, ma per esempio di due gol di Vlahovic li hanno subiti in situazione di superiorità numerica e a causa del difetto in marcatura di Casale. C’entra la prestazione individuale, dunque.

Nicolò Casale

 (agf)

E adesso l’Atletico Madrid fa paura

Sarri è molto preoccupato, anche perché adesso incombe la Champions con l’avversario più difficile, l’Atletico Madrid. Sa che la sua squadra migliorerà quando migliorerà la condizione dei giocatori arrivati all’ultimo (specie Rovella è molto indietro), ma lui stesso non sta trovando rimedi al clamoroso calo d’entusiasmo dei giocatori, alla banalizzazione di un modo di giocare che l’anno scorso aveva fatto la differenza. Sembra che nessuno abbia più voglia, nessuno più fame. Lotito è molto preoccupato e il silenzio stampa di sabato, ufficialmente proclamato per l’irritazione causata dal primo gol della Juventus (nessuna immagine ha chiarito se McKennie si fosse portato la palla oltre la linea laterale oppure no), è stato deciso anche per evitare un dibattito pubblico sulla crisi che avrebbe solamente fomentato il nervosismo, visto anche lo scarso senso diplomatico di Sarri. Nessun errore arbitrale è all’altezza di quelli commessi dalla Lazio, che ha perso per colpe tutte sue. Mai come adesso servirebbe un dirigente dell’autorevolezza di Tare: sta a vedere che, alla lunga, più che l’addio di Milinkovic-Savic peserà il suo.

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