Addio troll, ripicche e invidie social. C'è Happier, piattaforma per la felicità
Dall'idea di un'ex manager nasce un social network dedicato solo ai momenti che ci rendono contenti, la nostra personale raccolta di piccole gioie quotidiane. Una risposta all'aggressività di Twitter & co di SIMONE COSIMI
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
DICIAMOLO senza troppe ipocrisie: i social network rischiano spesso di trasformarsi in caotiche stanze dell'odio. Come per ogni strumento a disposizione dell'essere umano, anche una piattaforma di questo tipo può essere utilizzata in diversi modi. Il problema non è (quasi mai) nel mezzo ma nel messaggio. Non serve tuttavia avere il troll o lo stalker che ci rendono la vita impossibile su Twitter. Basta spesso, e più semplicemente, prendere atto di quante piccole-grandi discussioni sono sbocciate su Facebook e dintorni: commenti fuori luogo, invidie, frustrazioni, perfino amicizie finite. Così, chiuse di botto in un assurdo scambio di commenti. Reazioni nate magari, a loro volta, da post oscuri, condivisioni violente e davvero troppo provocatorie, foto ineleganti o che toccano nel vivo. Per chi ne ha abbastanza di lanciarsi in una guerra quotidiana contro la propria community c'è una soluzione. Si chiama Happier ed è il social network per la felicità. Serve a condividere i momenti che ci rendono felici tramite post o foto. Bando al resto: su Happier si raccontano solo le cose che vanno bene. O che, almeno, riescono a farci fare un sorriso inatteso.
Happier, il social per condividere la felicità
A metterci la firma è la (ovviamente sorridentissima) Nataly Kogan. Per capire il punto di partenza basti pensare che il suo pitch a un recente Ted, il format internazionale dedicato alle nuove idee di business tecnologico, era intitolato niente meno "Come i pancake possono renderci felici e cambiare il mondo". Più seriamente, secondo la fondatrice - al lavoro sulla piattaforma da circa un anno - la chiave per la felicità sta nel mettere insieme le piccole cose, collezionandole senza farcele sfuggire. Una tesi abbastanza trita, è vero. Roba da psicologo di provincia, si dirà. Nessuno, tuttavia, aveva mai pensato di realizzare una casa online per questi momenti quotidiani, che rischiano spesso di scivolarci dalle mani. Una storia che la Ceo del nuovo social ha provato sulla propria pelle, con una famiglia vittima di persecuzioni religiose nell'ex Urss e costretta a emigrare negli Stati Uniti quando lei aveva 13 anni: "Per me il sogno americano era essere felice. Veramente tanto, tanto felice - racconta la Kogan - e il modo attraverso il quale ho pensato per anni di guadagnare questa felicità era fare un sacco di soldi". Risposta sbagliata: come in ogni storia che si rispetti la strada non è sempre così lineare e i quattrini non sono tutto. Esausta e insoddisfatta dopo vent'anni di lavoro in diverse compagnie come Where (poi venduta a PayPal), Hudson, McKinsey & Company e Microsoft Fuse Labs, l'ex manager ha vissuto un'autentica conversione verso le minute soddisfazioni della quotidianità. Momenti positivi, proprio come quando ha servito per la prima volta un pancake con una bella faccia sorridente alla figlia. Una colazione indimenticabile.
Da quel momento il salto è stato automatico: sono sbocciati, anche sulla scorta di una serie di studi scientifici, un sito e un'app, Happier appunto, con alle spalle una startup di base a Boston. Missione: aiutare gli utenti a raccogliere e collezionare i propri, irripetibili attimi fuggenti. C'è il bimbo che abbraccia il cane, certo, o il tramonto sconvolgente. O ancora il piatto preferito mangiato la sera prima, la vacanza ai Caraibi, un appuntamento fra amici, uno spettacolo, un concerto. C'è la vita dentro, né più né meno che sulle altre piattaforme, declinata tuttavia nel suo versante più radioso. L'obiettivo è esattamente quello di abbassare il livello di delusione e di aggressività, un atteggiamento che ci porta sempre a tecno-lagnarci crogiolandoci in un "Sarà felice solo quando...". Per non parlare di situazioni ben più gravi che spesso si dipanano sulle bacheche dei nostri account, vedi i fatti degli ultimi giorni.
A giudicare dall'accoglienza, sembra che di Happier ce ne fosse davvero bisogno: dal lancio dell'app su iPhone, lo scorso febbraio - ma il primo agosto sarà rilasciata la nuova versione, non ancora in programma una per Android anche se si può usare via web - la piattaforma ha già coinvolto 100mila "happy user". Un esercito di "persone normali", come le definisce la Kogan, che ha condiviso un milione di momenti felici fra frasi e immagini. Più o meno banali, certo, e magari anche noiose: ma sempre con una loro ragione, un loro perché. Senza contare i due milioni e mezzo di dollari raccolti nella fase di funding dai fondi Resolute. Vc e Venrock. Ci siamo iscritti per provarlo. Il meccanismo - una volta effettuato l'accesso col proprio account Facebook - è molto semplice. Come in ogni social che si rispetti si possono seguire altri utenti ed essere a propria volta seguiti - dunque più sul modello Twitter. Dopo aver vagato un po' bombardati da una scarica di gioie prêt-à-porter, si può iniziare a dire la propria, ammesso che si abbia qualcosa di bello da condividere. Cliccando sul pulsante "share happy" si apre infatti una finestra da cui pubblicare un semplice status o tramite la quale caricare foto, taggare amici o inserire lo scatto in uno specifico album. Mentre il flow di visualizzazione ricorda più altre piattaforme come Pinterest. Insomma, è tempo di far fuori amici troppo invidiosi e follower molesti, a patto di non perdersi troppo nello smielato mondo degli amanti del social sorriso.