Il grande caldo, l’afa asfissiante sono andati via e scivoliamo lentamente verso temperature più miti. Ma le ondate di calore torneranno: questa è una certezza. Tra circa otto mesi saremo di nuovo a chiederci come trovare rimedio alle ondate di calore nei luoghi chiusi, consumando meno energia. Una soluzione c’è: sono i “raffrescatori evaporativi”. La notizia proviene dai laboratori dell’Università di Pisa dove una coppia di ricercatori - Roberto Rugani e Giacomo Salvadori del dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni - ha effettuato uno studio finito sulla rivista scientifica Building and Environment. L’assunto di base di questa ricerca è che anche quando la temperatura di una stanza scende di pochi gradi, l’effetto di raffrescamento che il nostro corpo percepisce è maggiore del dato reale, grazie alla combinazione tra aria più fresca e movimento dell’aria. Ma cosa sono i raffrescatori evaporativi citati nello studio?
Possono sembrare simili ai condizionatori per aspetto, ma il concetto di funzionamento è molto diverso. Il raffrescatore evaporativo preleva l’aria dall’ambiente esterno etramite un ventilatore è convogliata nella macchina; ma durante il passaggio, una parte dell’acqua in essa contenuta evapora naturalmente abbassando di alcuni gradi il calore dell’aria, che essendo più fredda di quella interna ad un’abitazione o un ufficio, scende verso terra per effetto della maggiore densità. Capiamo meglio. Il test dell’università pisana si è svolto in una camera climatica con temperatura di 32 °C e clima secco. I due ricercatori hanno utilizzato due dispositivi, uno da stanza più grande e l’altro più piccolo da scrivania; mentre per comprendere l’impatto benefico sul corpo sono ricorsi ad un manichino termico capace di riprodurre gli scambi di calore tra una persona e l’ambiente. Il raffrescatore per prelevare l’aria calda deve affacciarsi all’esterno, ad una finestra e garantisce anche ilricircolo dell’aria, cosa che non avviene con un normale condizionatore. Inoltre ricambiare l’aria, diminuisce anche l’eventuale presenza di virus e batteri nel microclima interno; il classico condizionatore, invece, funziona diversamente. E’ il gas refrigerante che si trova in un circuito chiuso a venire immesso in circolazione da una pompa, dopo che l’aria succhiata dall’esterno è raffreddata all’istante, ma perdendo la sua naturale umidità; infatti, l’aria condizionata è fredda e secca.
Tornando al test, spiega uno dei due autori che “nei nostri esperimenti la temperatura della stanza è diminuita di circa 3 gradi, mentre l’effetto medio di raffrescamento sul corpo, combinando il dispositivo grande con quello personale, è arrivato a circa 6 gradi, quindi il sollievo avvertito può essere sensibilmente superiore al calo indicato dal termometro”. Se ipotizziamo di prelevare l’aria esterna a 30 gradi - ma sappiamo bene che nel corso dell’estate scorsa, le temperature hanno raggiunto anche i 40 gradi - tramite il raffrescatore avremmo percepito circa 24 gradi. Un cambio sensibile. Veniamo ai consumi. Un raffrescatore da stanza assorbe 220 watt contro un condizionatore che può consumare tra 1.000 e 2.000 watt. Il risparmio, usando il primo, potrebbeaggirarsi tra il 62 e il 74%. “Il vantaggio è particolarmente rilevante durante le ondate di calore, quando l’uso simultaneo dei condizionatori può provocare picchi nella domanda di elettricità e mettere sotto pressione la rete”, sottolinea ancora Rugani, che aggiunge: “Grazie al basso assorbimento, questi apparecchi possono essere alimentati anche con batterie e continuare a offrire sollievo in caso di interruzioni della correntementre in linea generale possono rappresentare un’alternativa accessibile per chi non può disporre di aria condizionata”. Al vantaggio economico, si aggiunge anche quello ambientale; in primis per i minori consumienergetici, e poi per l’assenza di gas la cui produzione e smaltimento incide negativamente sull’ecosistema. Inoltre, a differenza del condizionatore, l’aria prodotta non è secca, per cui uscendo da un luogo chiuso, non si avrà quell’impatto con un muro di calore che provoca un aumento istantaneo della sudorazione corporea. Insomma, sembra che il raffrescamento evaporativo si rifaccia adun’altra logica rispetto all’abitudine più diffusa dell’aria condizionata, permettendo di gestire il microclima di un ambiente chiuso in modo dinamico e sfruttando il ricambio d’aria come un vantaggio.