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Fenomeno Bitstrips, c'è anche Google: brevetto svela il sistema per fare fumetti sui social

Fenomeno Bitstrips, c'è anche Google: brevetto svela il sistema per fare fumetti sui social
Depositata tre anni fa, la richiesta di registrazione di Big G è stata approvata  -  con singolare tempismo  -  il 31 dicembre scorso. Proprio nel pieno del successo dell'app canadese che trasforma tutti in comic strip e che spopola su Facebook con 30 milioni di avatar. Anche Mountain View pronta a trasformarci in curiosi personaggi? Forse, ma ci aveva già provato Microsoft. Senza i social
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BITSTRIPS ha fatto il botto, Google le va dietro. L'app che trasforma tutti in fumetti è senz'altro uno dei fenomeni mobile degli ultimi mesi. La conoscono tutti, ormai. Soprattutto l'utenza teen che sembra andarne pazza. È un programmino per iOs e Android (ma anche un'app per Facebook) che consente di realizzare da zero vignette divertenti, contraddistinte da un certo taglio surreale e perfino inquietante, e di condividerle istantaneamente sulla piattaforma di Menlo Park. In appena due mesi ha reclutato 30 milioni di avatar entrando a gamba tesa nelle classifiche delle app più scaricate in una novantina di Paesi del mondo. L'aspetto divertente, infatti, è che il protagonista di quegli sketch è lo stesso utente. Come? Grazie al personaggio che ha personalizzato in quasi ogni aspetto possibile, dalle sopracciglia all'incarnato fino all'abbigliamento. Insieme alla forza dell'avatar c'è l'imprescindibile ingrediente social: nella scenetta possono infatti essere inseriti altri personaggi, quelli degli amici, in un curioso esperimento di social comic. Così di successo da aver incassato appena qualche settimana fa un corposo investimento da tre milioni di dollari firmato da una società di venture capital californiana, la Horizons Ventures.

Adesso anche Google sembra raccogliere la sfida. Forse un po' bruciata dalla perdita di tempo. Big G, infatti, sembra aver intuito l'importanza dei fumetti in salsa social già da qualche anno. Addirittura al 2010 risale infatti il brevetto (qui il documento in pdf) accordatole, con incredibile tempismo sul fenomeno-Bitstrips, solo lo scorso 31 dicembre. Quello, guarda un po', destinato a proteggere la proprietà di un "sistema per la creazione elettronica di comunicazioni tramite strisce a fumetti". Una specie di Googlestrip. Burocratese a parte  -  purtroppo non si salva neanche l'ufficio brevetti statunitense  -  il nuovo sistema assicurato a Google dovrebbe sfoggiare una differenza fondamentale rispetto ai tanti servizi in grado di creare dal nulla strisce a fumetti tipo Pixton, ComicMaster o Strip Generator: sarà direttamente integrato nelle piattaforme di social network. Insomma, darà di fatto vita a un nuovo genere di contenuto oltre al semplice testo, alle foto e ai video di cui le bacheche di Facebook & co si nutrono. L'idea, insomma, è quella di trasformare facilmente le nostre conversazioni in scambi fra personaggi dei fumetti. Quindi non incorporando delle foto  -  quanto in pratica accade ora con Bitstrips  -  ma utilizzando un editor integrato che aiuti gli utenti formattando i loro pensieri e le loro discussioni verso una formula alla Calvin & Hobbes, tanto per rimanere in ambito statunitense.

"Attualmente un utente che ha qualcosa di divertente da condividere con gli altri e da raccontare non dispone di nessun altro modo per farlo se non tramite del semplice testo  -  ha scritto l'ingegnere di Google Satish Kumar Sampath nella richiesta di registrazione del brevetto  -  e oggi che i social network supportano audio, immagini, animazioni e video, i semplici messaggi di testo rischiano di non essere visualizzati con la stessa importanza" degli altri contenuti. Da qui l'idea di Mountain View, forse da sperimentare dentro Google+ oppure da concedere in licenza ad altri siti: trasformarci tutti in fumetti, se lo vogliamo, per semplificare e allo stesso tempo arricchire il dialogo. Cambiandogli registro e formato. "Numerosi siti danno la possibilità agli utenti di creare facilmente le loro strisce personalizzate a fumetti in cui inserire il testo ed elementi aggiuntivi  -  ha aggiunto Sampath nella documentazione  -  ma le strisce così prodotte non si adattano bene alla condivisione sulle interfacce dei social network. Così come manca la possibilità di crearle direttamente dal sito della piattaforma". Rispetto alla data della richiesta, che parla ancora di siti piuttosto che di app, c'è stato il ciclone Bitstrips. Ma in fondo la questione non è cambiata: oltre che passare da un sito si sfrutta anche un altro programmino o un'app per Facebook. L'obiettivo di Google sembra invece quello di eliminare la mediazione dando la possibilità all'utente di digitare in forma di fumetto. O qualcosa di molto simile.

Non basta. I fumetti che potrebbero essere realizzati col nuovo brevetto assegnato a Google non dovrebbero essere utili solo a farsi quattro risate fra amici, o meglio fra contatti. Come succede ora con la proliferazione incontrollata  -  e a dire il vero in parte anche molesta  -  di scenette dal tono più diverso. Le strisce potrebbero infatti essere utilizzate per altri scopi, magari pubblicitari o elettorali, per schematizzare o spiegare meglio dibattiti politici, raccontare un tema complesso o per sviluppare programmi educativi. Non è un caso che gli stessi canadesi di Bitstrips abbiano già lanciato uno spin-off dedicato alle scuole, Bitstrips for Schools. Insomma, si spazierebbe in ogni ambito grazie alla leggerezza e all'efficacia di un genere, il fumetto, che non teme il passare del tempo e il susseguirsi compulsivo delle tecnologie.

L'idea è rischiosa e, fra l'altro, non è la prima volta che salta fuori: qualcuno forse ricorda ancora Microsoft Comic Chat, un client di instant messaging che si trovava su Microsoft 95 e 98, in cui in sostanza di poteva chattare anche in "modalità fumetti". Nel caso di Googlestrip, la possibilità sarà duplice: si potranno cioè realizzare strisce a fumetti manualmente, scegliendo titoli e altri elementi, o abilitare una specie di "traduzione automatica". Tutta ovviamente da perfezionare. Alla fine la creazione potrà essere condivisa non solo sulla piattaforma utilizzata per "disegnarla" ma anche via e-mail, su un sito, un profilo di un'altra piattaforma o via chat. Conferme e tabelle di marcia non ce ne sono: come spesso accade, i giganti dell'hi-tech tendono a tutelarsi brevettando l'imbrevettabile. Potrebbe anche non uscirne fuori nulla. Tuttavia il clamoroso successo di un programma in fondo semplice e divertente come Bitstrips potrebbe cambiare le carte in tavola a Mountain View. Spingendo qualche manager a sponsorizzare quel brevetto concesso proprio al momento giusto.