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Google, Motorola e Samsung: il grande valzer tra vendite e accordi

Mountain View vende la divisione mobile dell'azienda Usa ai cinesi E poi si accorda con i coreani in chiave anti-Apple. Al centro di sono i brevetti e la leadership di Android. Che vuole essere sempre più leader di ERNESTO ASSANTE
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LE NOTIZIE sono due, quella di Google che vende Motorola Mobility ai cinesi di Lenovo, e quella di Samsung che stringe un "patto d'acciaio" con Google condividere i loro brevetti e per fare in modo che Android sulle macchine dei coreani sia veramente Android e non una versione modificata. Difficile non pensare a una certa crisi di Google e del suo Android, perché si tratta di un evidente passo indietro di Mountain View sul fronte della produzione di smartphone. Le cifre del fallimento dell'operazione Motorola sono del resto evidenti: la divisione ha perso 645 milioni di dollari nei primi nove mesi del 2013. Dal momento dell'acquisto ha registrato perdite per circa due miliardi di dollari e ha tagliato la sua forza lavoro riducendola da 20mila a 3.800 unità. Motorola Mobility era stata acquistata per 12.5 miliardi, viene rivenduta per 2.91 miliardi di dollari. Certo, Google mantiene la titolarità della maggioranza dei brevetti (circa undicimila) di Motorola, che erano il vero tesoro dell'operazione, ma non c'è alcun dubbio che il progetto di fare concorrenza ad Apple e Nokia sul fronte dei telefoni intelligenti, utilizzando Motorola, non sia andato a buon fine. E leggendo anche la seconda notizia viene da pensare che la crisi sia anche più forte, perché Google, invece di continuare ad essere libera di muoversi ovunque distribuendo il suo sistema operativo, lasciando libero chiunque di metterci le mani sopra nello schema dell'open source, si lega fortemente ad un solo operatore, Samsung, che ha obbiettivamente il dominio nel campo dei cellulari con Android nel cuore. Il che non renderà felici gli altri fabbricanti di macchine mobili che utilizzando lo stesso sistema operativo.

Ma provate a leggere la faccenda in maniera diversa: Google, che è l'azienda in lotta con Apple per il dominio "culturale" del mondo digitale, ha deciso di non combattere anche contro Samsung, che era sì un alleato, ma allo stesso tempo anche un competitor. Ora, invece, le due aziende potranno condividere i propri brevetti per i prossimi dieci anni e quindi evitare ogni genere di causa legale, con annessa perdita di tempo e denaro, e potranno anche conoscere cos'è nei cassetti dell'una e dell'altra azienda. come ha sottolineato Seungho Ahn, capo della divisione di Samsung per la proprietà intellettuale, "Samsung e Google dimostrano al resto dell'industria che c'è molto più da guadagnare nel cooperare sui brevetti che nell'intraprendere battaglie non necessarie".

Ma non si tratta solo di brevetti, si tratta anche di hardware, perché è facile immaginare che Samsung, per legarsi più strettamente a Google, abbia spinto perché questi ultimi uscissero dal campo dell'hardware mollando Motorola ai cinesi. Google ha evidentemente scelto Samsung non per vendere più sistemi operativi sugli smartphone e i tablet, ma per collaborare con i coreani alla costruzione dei device del futuro, partendo dalle sperimentazioni dei Google Glass e immaginando ovviamente altre cose. Samsung del resto non ha un suo sistema operativo, tale da competere ad armi pari con Apple e il suo iOS e Nokia/Microsoft, e non può più "dipendere" da un sistema operativo gestito da un'azienda esterna al suo mondo, per cui la soluzione migliore era proprio quella di stringere una partnership con Google, farla "entrare" nell'universo Samsung. A ognuno il suo mestiere, insomma, purché le due aziende e i due mestieri si mettano insieme. Certo, Google in cambio ha chiesto che Android non venga più modificato così come Samsung ha fatto negli anni passati, ha chiesto che sia il più "puro" possibile, eliminando molte delle personalizzazioni introdotte dai coreani, per riportare le macchine su cui gira il sistema operativo di Mountain View verso un design più vicino alla visione che Google ha di Android.

Google ha probabimente temuto che la nuova interfaccia Magazine Ux, una sorta di "avvicinamento" concettuale a Windows 8, a Flipboard, al nuovo Paper di Facebook, fosse il primo passo verso la creazione di un sistema operativo nuovo, o comunque di qualcosa che di Android aveva la meccanica ma non l'aspetto, non la logica. Ecco dunque lo scambio, non irrilevante, tra Android e Motorola, e il primo passo verso un "patto d'acciaio" che renda Samsung e Google completi, con hardware, software e contenuti, così come sono Nokia Microsoft e Apple. Ma non finisce qui, perché Samsung ha stretto anche un accordo con Ericsson (che da tempo ha divorziato da Sony), per collaborare nel campo dell'UMTS e dell'Internet superveloce LTE, chiudendo così in corso e aprendo la strada ad un ulteriore condivisione di brevetti. Un ulteriore rafforzamento fondamentale per guardare con fiducia al futuro.

Tutto questo mette Samsung in una condizione nuova, nella grande guerra che l'azienda coreana ha in corso con Apple, guerra non solo commerciale ma anche economica e legale. Guerra che per adesso vede vincere Apple nei tribunali. Gli amministratori delegati delle due aziende dovrebbero incontrarsi il 19 febbraio per trovare un accordo extragiudiziale, per evitare ulteriori sentenze. Ed è proprio nella prospettiva di questa guerra che l'accordo con Google assume un connotato ancora più interessante, perché i coreani hanno ora un potente alleato americano che farà sicuramente sentire il suo peso nelle prossime battaglie.