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Da Viterbo a San Francisco, Joseph Perrotta vuole dare all'energia i suoi primi colleghi IA

Da Viterbo a San Francisco, Joseph Perrotta vuole dare all'energia i suoi primi colleghi IA

La sua startup Invertix è appena entrata nel batch F26 di Y Combinator. «Il colloquio di ammissione è durato dieci minuti precisi, con David Lieb», l'uomo che ha costruito Google Photos. Una storia che parte da Viterbo e arriva a Mountain View, passando da una fellowship per talenti neurodivergenti

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Dieci minuti. Tanti ne ha avuti Joseph Perrotta per convincere David Lieb, l'uomo che ha costruito Google Photos, uno dei prodotti più veloci della storia a raggiungere un miliardo di utenti, che Invertix meritava un posto in Y Combinator. «Precisi, intensissimi», ricorda. «YC valuta esattamente questo: rispondere subito, in modo breve e preciso, e poi saper scendere in profondità». Dieci minuti sono bastati. Il 16 settembre 2026, nell'ufficio di Y Combinator a Mountain View, c'era l'intero team. Non solo i fondatori, tutti e otto. Joseph Perrotta ha 23 anni. Viene da Viterbo.

La misura giusta del problema

Classe 2001. Joseph Perrotta arriva dal liceo classico. Una formazione umanistica in una piccola città del Lazio, poi la scelta di studiare Economia a Bologna, una città che per chiunque voglia capire come funziona il mondo delle startup in Italia è un buon posto da cui partire. Lì fonda un'iniziativa studentesca dedicata al venture capital ed entra in una startup early-stage che, mentre lui è ancora dentro, raccoglie 12,5 milioni di euro. Un primo assaggio di cosa voglia dire costruire qualcosa dal nulla, raccogliere capitali, muoversi in un ecosistema che ragiona in modo completamente diverso dal mondo accademico.

Ma non basta. Il percorso tracciato — laurea, lavoro, carriera — non è abbastanza grande. Joseph lascia e viaggia. San Francisco, Londra, Berlino, Parigi. Incontra fondatori, ascolta storie, studia ecosistemi. Cerca la misura giusta del problema su cui investire la propria vita professionale.

La svolta: una fellowship per talenti fuori dagli schemi

Il punto di svolta ha un nome preciso: Illegible. È una fellowship dedicata ai talenti neurodivergenti, un programma che raccoglie persone che pensano in modo laterale, che non si adattano ai percorsi standard, che vedono i problemi da angolazioni che gli altri non considerano. È lì che Joseph incontra Kaan Durmaz.

Kaan è turco, si è trasferito in Germania, ha un percorso di ricerca sull'AI safety alla TU Monaco e progetti con il MIT sull'intelligenza artificiale applicata alla chimica. Profili che sulla carta non potrebbero essere più distanti: uno viene dall'economia, dai pitch deck, dal mondo delle startup italiane; l'altro viene dai paper accademici, dai modelli, dalla ricerca tecnica più densa d'Europa. Diventano coinquilini.

E lì, in quella stanza condivisa, iniziano a costruire prodotti insieme. Non per un investitore, non per un acceleratore, non per dimostrare nulla a nessuno. Per divertimento. È esattamente così che Joseph lo racconta: «per divertimento». Ed è proprio questa la parola che conta. «Le cose che nascono per divertimento hanno una qualità che le altre non hanno: sono vere. Non sono ottimizzate per piacere a qualcuno. Sono ottimizzate per funzionare».

Poi arriva la domanda che cambia tutto: su cosa vale davvero la pena lavorare? Siamo partiti dalla ricerca tecnica: cosa sta frenando l'AI? La risposta è l'energia, racconta Perrotta. «Il costo dell'intelligenza è, di fatto, un costo energetico: un singolo cluster AI può consumare un gigawatt, più di una centrale nucleare, e quella capacità oggi non esiste». Non si fermano qui. Guardano l'economia: dagli anni Settanta, l'energia nelle economie occidentali è rimasta sostanzialmente ferma, e il PIL è direttamente correlato all'energia disponibile. Il quadro è nitido: l'energia è il collo di bottiglia del presente e del futuro. È il centro di tutto.

La decisione che segue è netta. Joseph e Kaan lasciano il master. Entrambi, nella stessa fase, senza un piano B. «Era un'opportunità che capita una volta sola», dice Perrotta. «E per l'impatto che vogliamo avere nel mondo non esisteva alternativa». Non c'è stata una lunga conversazione, non c'è stato un momento di dubbio condiviso. Lo sapevano entrambi. E basta.

L'energia è il collo di bottiglia del presente e del futuro

A quel punto fanno l'unica cosa sensata: vanno a parlare con chi quell'industria la vive ogni giorno. Scrivono a più di 5.000 aziende energetiche. Parlano con 500 persone del settore: operatori di impianti, ingegneri di campo, responsabili finanziari di utility che gestiscono centinaia di megawatt. «Lì abbiamo trovato problemi veri, enormi. E fatto i primi soldi» dice Perrotta.

Il problema che emerge è chiaro: il settore delle energie rinnovabili cresce a una velocità che i team operativi umani non riescono più a sostenere da soli. Impianti solari ed eolici si moltiplicano. Allarmi, report, compliance, manutenzione: anche. Ma la forza lavoro no. E i dati — che pure esistono, in quantità enormi — sono distribuiti tra sistemi che non comunicano tra loro: SCADA, piattaforme di manutenzione, asset management, modelli finanziari, feed meteo, documentazione regolatoria. Isole di informazione separate da oceani di inefficienza.

«Nessun singolo strumento di IA ha visibilità su tutto questo ecosistema. E quindi nessuno è realmente in grado di ragionare sull'operatività nel suo insieme. Invertix parte esattamente da qui» spiega Perrotta.

Una hacker house sulla spiaggia vicino Roma

Nell'agosto del 2025, Joseph e Kaan pubblicano un post su LinkedIn: “venite a costruire un'azienda con noi, in una hacker house sulla spiaggia, vicino a Roma”. Le candidature arrivano da tutto il mondo. Talenti da Yale, Harvard, MIT rispondono a un invito scritto su un social da due ventenni senza ancora un'azienda registrata. Poi il mare finisce e inizia il lavoro vero. Il gruppo si sposta a Monaco di Baviera. Dormono per terra.

È dentro TUM AI — l'associazione che riunisce i migliori talenti europei nell'intelligenza artificiale, con accesso a spazi ufficio gratuiti — che trovano il team fondatore. I primi due ingegneri: Menelaos e Nicole, profili tecnici solidissimi. Poi Nicolas, che lascia la sua prima startup per unirsi al progetto, Simon, Pietro e Vishisht.

Invertix nasce ufficialmente nel marzo 2026. Ma di fatto esiste già da mesi, costruita pezzo per pezzo dopo tre idee fallite, un co-founder che se n'era andato e un primo no da Y Combinator. «Abbiamo continuato a costruire, pivot dopo pivot, finché abbiamo trovato l'energia». Quel co-founder è poi entrato in YC nel batch immediatamente precedente al loro.

Invertix e i colleghi digitali dell'energia

«Immaginate un impianto solare. Centinaia di pannelli, sensori che generano dati ogni secondo, un sistema SCADA che monitora le performance, una piattaforma di ticketing per la manutenzione, modelli finanziari aggiornati ogni giorno, documentazione regolatoria da tenere in ordine. E un team operativo che ogni mattina apre dieci schermate diverse, su sistemi che non si parlano, cercando di tenere tutto sotto controllo. È questo il problema che Invertix risolve. Non aggiungendo un altro strumento alla lista: eliminando la lista», spiega Perrotta.

La piattaforma aggrega tutti i dati operativi di un'azienda energetica in un unico layer coerente e integrato. Su quella base lavorano gli AI workers: agenti specializzati che operano in modo continuo e automatico. Uno rileva un'anomalia di performance su un impianto in Sicilia, la collega al suo impatto finanziario, apre una segnalazione, identifica il tecnico più vicino e disponibile, e chiude il ticket. Senza che nessun operatore umano abbia dovuto coordinare nulla. Ma con l'operatore umano che vede tutto, può intervenire in qualsiasi momento, e prende sempre lui la decisione finale.

«I nostri AI workers non operano direttamente sugli asset fisici. Non controllano turbine, non azionano interruttori. L'AI worker non sostituisce l'operatore: lo rende più rapido, più informato e più efficace nelle decisioni» precisa Perrotta.

La reazione dei clienti, quando vedono il prodotto per la prima volta, è sempre la stessa. «Sono abituati a operare su decine di piattaforme diverse, non collegate, con persone diverse che controllano sistemi diversi. Quando vedono tutto girare su un'unica piattaforma, da cui nascono AI workers che collaborano con il loro team, hanno la sensazione di entrare in un'era nuova».

C'è poi una scelta precisa che distingue Invertix dai grandi laboratori. I modelli di frontiera, quelli che escono da OpenAI, Google, Anthropic, sono generalisti. Non conoscono davvero l'energia. E hanno un interesse proprio ad addestrarsi sui dati delle aziende: dati operativi, finanziari, strategici, che valgono molto più di quanto sembri. Invertix ha scelto la direzione opposta: ha costruito il proprio modello sopra quelli di frontiera, con un'ontologia specifica per il settore energetico, costruita su impianti reali, persone reali, problemi reali. I dati dei clienti non escono mai. Non arrivano ai laboratori. Restano dove devono restare.

Il primo round istituzionale — 1,7 milioni di euro, guidato da Vireo Ventures e Italian Founders Fund — arriva quando la traiettoria è già difficile da ignorare. A circa un mese dal closing, Invertix passa da zero a 2 GW di clienti gestiti. Due mesi dopo: 50 GW. Venticinque volte tanto. I clienti sono alcune delle più grandi utility del mondo. I nomi restano riservati, ma il segnale è preciso: anche gli operatori di scala globale sono pronti ad adottare questa tecnologia.«Il nome racconta l'idea: Invertix viene dall'inverter, il componente al cuore della maggior parte degli impianti energetici, e dall'idea di invertire il modo in cui le aziende operano, ribaltando lo status quo».

L'Europa può farcela. L'obiettivo è portare a casa quello che si impara lì

L'obiettivo di lungo periodo non è restare in California. È portare a casa quello che si impara lì. «La nostra ambizione è costruire dall'Italia una frontier AI company per il settore energetico», ha detto Perrotta. «L'Italia e l'Europa hanno il talento ingegneristico e la profondità industriale per guidare questa trasformazione. Invertix nasce proprio per dimostrarlo». È una scommessa doppia: sull'energia come infrastruttura critica del futuro, e sull'Europa come luogo in cui quella tecnologia può essere costruita. Non importata. Non replicata. Costruita.

Nelle prossime settimane arriverà il primo rilascio pubblico del prodotto. Il settore energetico, quello che muove il mondo fisico, che tiene accese le luci, che alimenta i data center su cui gira l'intelligenza artificiale, sta per incontrare i suoi primi colleghi digitali. Joseph Perrotta li ha costruiti partendo da una stanza condivisa con un coinquilino turco, in una fellowship per talenti neurodivergenti. Per divertimento. Classe 2001. «Mamma, costruiamo colleghi digitali per le persone che tengono accese le luci: lavorano con loro, giorno e notte, perché l'energia non si fermi mai».