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I segreti diventano social, ma senza rivelare chi sei: boom dei network anonimi

Una nuova categoria di servizi garantisce l’anonimato "buono". Tra grandi tragedie e ideologie libertarie, cercano di far scoprire aspetti che i grandi network hanno dimenticato di FRANCESCO CACCAVELLA
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AVETE un segreto di cui volete a tutti i costi liberarvi? Qualcosa che avete intenzione di dire da tempo ma non ne avete il coraggio? Bene, c'è un'app anche per questo. Si chiama Secret, è disponibile sull'App store (solo in Usa, per ora) e in poco tempo ha riscosso tanto successo da arrivare, qualche settimana fa, seconda nella categoria social network dello store di Apple e, si dice, pronta a ricevere finanziamenti milionari da venture capitalist.

Secret è un misto di gossip, creatività e un’immancabile sfondo libertario: permette di condividere in modo anonimo i propri segreti con la cerchia dei propri amici e degli amici degli amici e, naturalmente, permette di leggere quelli degli altri. La "tagline" dell'app è speak freely (parla liberamente) e funziona così: dopo aver concesso a Secret l'accesso alla propria rubrica telefonica, un algoritmo cercherà le frasi condivise da amici (o da amici di amici) già presenti sul social network e le mostrerà in un elenco stile bacheca di Facebook.

Vedrete messaggi di chi ha appena tradito la propria fidanzata, di chi ha evaso le tasse, di chi ha pensato di lasciare il proprio lavoro. Ma, a differenza di Facebook, non sarete mai in grado di sapere direttamente quale dei vostri amici ha scritto quella frase: saranno solo "friend" o "friend of friend" (amici o amici di amici). Ci sono anche tutte le caratteristiche dei social network: è possibile commentare un segreto, apprezzarlo con un "mi piace" (a forma di cuore, in questo caso) e segnalarlo come inappropriato. I social network tradizionali richiedono agli utenti di registrarsi con il proprio nome reale. Storicamente, imporre ai propri utenti di svelare la propria identità fu la caratteristica, tra le tante, che permise a Facebook di rendere MySpace, molto meno attento a questo aspetto, un piccolo club di melomani. Secret, all'opposto, crede che i messaggi più potenti emergano nelle pieghe più segrete delle nostre personalità.

I creatori dell'App, entrambi ex Google, hanno ricordato a The Verge come hanno sperimentato la forza del modello: uno dei due fondatori ha spedito un messaggio anonimo d'amore alla propria fidanzata che, immediatamente, lo ha chiamato cercando di capire da dove potesse venire l’SMS. "Il messaggio – è la chiosa – era diventato straordinariamente potente". Fare leva sull’anonimato, e sul gossip che ne deriva, rende Secret un’app sulla carta "addictive", che crea dipendenza. Se si ha un buon network sociale, è questo l’obiettivo dei creatori, si possono passare ore a scorrere le frasi inviate dai propri amici cercando di intuire chi la possa aver scritta. Chi non ha nessun amico, può invece leggere i messaggi più popolari, smarcandosi fra eterne banalità ("Quello che chiedo è solo di potermi lavare le mani per cinque secondi dopo essere andato al bagno", dice un post contro i lavandini automatici) e tragiche confessioni ("Cinque anni fa ho camminato sul Golden Gate senza avere l’intenzione di tornare indietro … Ma ho fatto la scelta giusta e sono tornato. Gli amici hanno dato senso alla mia vita").

Secret non è naturalmente la prima App a sperimentare il potere dell'anonimato. Ask.fm, il social network di domande e risposte finito al centro di grandi controversie, registra nel nostro paese un numero di minuti spesi per utente più alto di Youtube (di media, un'ora e venti minuti per utente al mese). Whisper, un’app per iOS e Android (disponibile anche in Italia) che permette di inviare messaggi diretti uno a uno in modo anonimo, a dicembre 2013 ha registrato tre miliardi di visualizzazioni di pagina. L’emersione di questi servizi e applicazioni, assieme a quelli che garantiscono una maggiore intimità dei rapporti sociali, dimostra come nel tempo il modello di base dei social network stile Facebook (condividere tutto, con tutti, con il proprio nome) abbia stimolato la necessità di preservare alcuni spazi aumentando privacy e rifugiandosi nell’anonimato. Ciò nonostante sia Facebook sia Google+ (con le "cerchie" di amici) abbiano a più riprese cercato di educare gli utenti ad un maggiore controllo delle proprie condivisioni.

Il rischio dell’anonimato è, naturalmente, quello di scavare tanto a fondo nei ghetti dell'anima umana da provocare sciagure. I suicidi che hanno come sfondo i messaggi senza nome di Ask.fm, solo per citare uno dei casi più eclatanti, sono un monito tragico che non dovrebbe essere soppesato. Ma anonimi sono anche i documenti, i messaggi e i file che si possono inviare attraverso SecureDrop, la piattaforma sponsorizzata dalla Freedom of the press Foundation, e già adottata dal The New Yorker e da Forbes, per consentire ai whistleblower (le "gole profonde" informatrici dell’opinione pubblica) di inviare le informazioni in cui sono in possesso senza essere rintracciati. Secret dovrebbe far emergere il volto "buono" dell’anonimato ("Use anonymity for good" è una delle regole imposte alla community), il volto che possa essere mostrato anche nelle relazioni personali online senza scadere in offesa e violenza. Il modello scelto dall’applicazione dovrebbe preservare dalle degradazioni infime poiché non permette interazioni dirette fra utenti e i fondatori hanno promesso altre e maggiori novità tecnologiche per incoraggiare onestà e rispetto. Sam Altman, uno degli imprenditori più apprezzati della Silicon Valley che ha preso di petto la questione, non la vede però così: "L’applicazione – ha scritto sul suo blog – diventerà molto popolare (come i precedenti servizi di gossip) e poi alla fine il rancore diventerà così insostenibile che le persone smetteranno di usarla (come i precedenti servizi di Gossip)".