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Smartphone e pilota automatico, i disagi dello scrolling infinito

Smartphone e pilota automatico, i disagi dello scrolling infinito

Un’indagine svolta nel Regno Unito invita a riflettere sulla scarsa utilità dello scrolling infinito e della navigazione passiva. I consigli degli esperti per vivere la tecnologia in modo più consapevole

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A gennaio del 2025 l’operatore telefonico Virgin Media O2 ha pubblicato un report nel quale ha approfondito il modo in cui i cittadini del Regno Unito usano gli smartphone, con particolare enfasi sullo scrolling, ovvero l’atto di fare scorrere contenuti sullo schermo senza un’intenzione specifica e reale.

Un documento che l’operatore telefonico ha affidato per un approfondimento alla dottoressa Eleanor Drage dell’Università di Cambridge, ricercatrice che sonda il rapporto tra uomo e tecnologie.

Da qui la nascita del report Age of autopilot (l’Epoca del pilota automatico) non ancora disponibile online, a cui la BBC ha dedicato spazio nelle ultime ore. I risultati degli approfondimenti sanciscono che i britannici adulti trascorrono senza uno scopo preciso oltre un terzo del tempo in cui usano gli smartphone. Sebbene molti utenti siano consapevoli degli effetti negativi di queste abitudini, faticano a limitare l'uso dei dispositivi a causa della natura immersiva della tecnologia e del design delle app.

Never ending scrolling

La ricerca distingue tra l'uso finalizzato e quello passivo. Mentre una parte significativa del tempo speso in compagnia degli smartphone è dedicata ad attività utili, una fetta consistente della giornata scivola via nel "mindless scrolling", ovvero lo scorrere senza meta tra le app o all’interno delle app stesse.

Un comportamento non privo di conseguenze. Tant’è che, dice Drage, gli utenti che riportano un maggiore uso non intenzionale sono anche quelli che più frequentemente sperimentano sensazioni negative o si imbattono in contenuti spiacevoli e dannosi.

I dati raccolti hanno consentito di stabilire che lo scrolling passivo coincide con un fenomeno che porta spesso a una perdita della percezione del tempo, trasformando un rapido controllo del telefono in un'ora di navigazione priva di meta che non lascia l'utente ristorato o rigenerato, ma talvolta in una condizione psicologica peggiore di quella iniziale. La natura immersiva della tecnologia rende difficile per le persone gestirla con efficacia. Infine, l'uso eccessivo dei dispositivi, specialmente se prolungato nelle ore notturne, è stato associato a un peggioramento della qualità del sonno.

Ricerche precedenti hanno restituito considerazioni simili e alle medesime conclusioni sono giunti anche gli studi che includono le logiche con le quali gli algoritmi suggeriscono agli utenti i contenuti che potrebbero interessare loro.

Il lavoro della dottoressa Drage mette l’accento su un aspetto paradossale: molte persone sanno che esistono strumenti che impongono limiti di utilizzo delle app, ma non hanno la forza di volontà necessaria per attivarli.

Le responsabilità degli utenti e quelle delle tecnologie

La colpa di questa dispersione non è solo dell'utente. La dottoressa Drage la riconduce anche alla natura stessa delle tecnologie, progettate per essere immersive e che travalicano la possibilità di scelta delle persone.

Un tassello di un discorso più ampio che include la responsabilità delle piattaforme nell’equazione che, per risultato, dà agli utenti un senso di malessere più o meno generalizzato o marcato, tema di discussione nelle aule di giustizia americane e tra i legislatori, anche in Italia.

Anche in questo ambito, ricerche precedenti contribuiscono a sviluppare un filone che va oltre lo scrolling infinito ed esamina le responsabilità progettuali, giuridiche ed etiche delle piattaforme online e di chi produce dispositivi.

Ormai da oltre un decennio si parla di dark pattern, interfacce progettate per influenzare il comportamento degli utenti e per massimizzare il tempo trascorso sulle piattaforme. Diversi studi accademici collocano lo scrolling infinito, i sistemi di raccomandazione e le notifiche tra le tecniche di design persuasivo che possono compromettere l’autonomia decisionale degli utenti.

Ricerche più recenti parlano di addiction by design o di algorithmic addiction, evidenziando come i servizi digitali sfruttano meccanismi psicologici per ottenere vantaggi.

I consigli degli esperti

Il lavoro della dottoressa Drage non è finalizzato a limitare l’uso dei dispositivi o dei servizi digitali e si limita a contrastare la navigazione passiva.

Per questo motivo, gli specialisti invitano le persone a disattivare le notifiche non essenziali e a dedicarsi ad attività pratiche nel mondo fisico, entrambe opzioni utili a prendere le distanze dai comportamenti automatici e riprendere il controllo della vita digitale.

Una forma di consapevolezza che non esclude l’uso senza scopo degli smartphone o il ricorso allo scrolling durante momenti di relax, ma che si rivela utile per comprendere se il tempo speso con in mano un dispositivo rigenera o lascia un retrogusto amaro.