NON è stato un pesce d'aprile. Almeno a quanto se ne sa fino ad ora. Pavel Durov, il Mark Zuckerberg russo, ha lasciato la guida del più popoloso social network della regione, VKontakte, dopo averlo fondato nel 2006 e controllato fin da quell'anno. Una piattaforma da circa 200 milioni di utenti - 14 guadagnati solo nel 2013 - più diffusa e potente di Facebook non solo a Mosca ma anche in tutti i Paesi russofoni. Non c'è un attacco diretto al presidente Vladimir Putin, nelle parole e nelle decisioni di Durov, ma la storia dell'ultimo anno racconta in realtà di una situazione "sempre più difficile", come ha scritto nel post d'addio sul blog del sito.
Difficile per il giovane programmatore e imprenditore, cresciuto a San Pietroburgo ma nato a Torino, guidare il social network dopo i passaggi azionari che ne hanno condotto il controllo nelle mani di gruppi e personalità legatissimi al capo del Cremlino. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata la crisi con l'Ucraina sulla sovranità della Crimea: troppe pressioni sul ventinovenne capo di VK.com per far fuori pagine e profili legati al leader dell'opposizione Alexei Navalny così come troppe richieste di dati e informazioni su esponenti e attivisti ucraini. Durov si è opposto, così come aveva già fatto in molte altre occasioni, per esempio nel 2011 o nei periodi elettorali. Nel corso degli ultimi mesi, inoltre, le posizioni dell'ex Ceo - che insieme al fratello, dimessosi anche lui dal social, ha dato vita al programma di instant messaging Telegram - si erano fra l'altro fatte sempre più critiche. Prendendo di mira le politiche di sorveglianza di massa e la libertà di opinione in Russia.
Un'opposizione che è costata una perquisizione degli uffici e un misterioso periodo nel quale del Ceo si sono perse le tracce. Lo scorso aprile, proprio in contemporanea con il raid, due cofondatori del portale hanno precipitosamente ceduto il 48% di VK alla United Capital Partners, un fondo guidato da Ilya Sherbovich, alleato del presidente Putin e membro del Cda della compagnia petrolifera statale russa Rosneft.
La conferma dell'addio è arrivata dal portavoce di VKontakte, Grigory Lobushkin, a TechCrunch. E in ogni caso è stata rilanciata dai principali quotidiani russi, fra cui Kommersant, così come dal gruppo che controlla ora la maggioranza della piattaforma, Mail. ru. Da poco, Durov aveva oltre tutto ceduto il rimanente 12% delle azioni del social network a Ivan Tavrin, Ceo del gruppo telefonico mobile russo MegaFon, per una cifra fra i 300 e i 400 milioni di dollari. La compagnia, nel solito intreccio d'interessi all'ombra del Cremlino, è controllata anche dal più ricco oligarca russo, Alisher Usmanov. Un patrimonio che secondo Forbes si muove intorno ai 19 miliardi di dollari e ne fa il 34esimo uomo più facoltoso del pianeta.
Quel 12% è stato poi rilevato il mese scorso da Mail.ru - anche in questo caso sotto il controllo di Usmanov - il portale online che già possedeva una buona fetta di azioni di VKontakte, intorno al 40%, e che si è così portato a poco meno del 52%. In altre parole, il più importante social network russo - che in passato si era spesso opposto alle incursioni della censura - è ora controllato da uomini vicinissimi a Putin. Grazie a un anno di operazioni e continui passaggi azionari che hanno stretto il suo inventore nella morsa composta da una parte dal fondo Ucp e dall'altra da Mail.ru. Con la benedizione del Cremlino. Come se non bastasse, dopo aver assunto il controllo della compagnia l'Ucp di Sherbovich ha iniziato una dura opposizione contro il fondatore, accusandolo fra l'altro di aver utilizzato risorse legate alla piattaforma per finanziare il lancio di Telegram, il programmino sicuro per i messaggi con base a Berlino ideato col fratello Nikolai.
"Come risultato degli eventi seguiti ai cambi di controllo di VKontakte nell'aprile 2013, la libertà del Ceo di gestire la compagnia si è significativamente ridotta - ha scritto Durov - è diventato sempre più difficile difendere i principi che erano alla base del progetto. Seguendo i passi di mio fratello, che a metà dell'anno scorso ha abbandonato il posto di direttore tecnico, mi dimetto da direttore generale di VKontakte". L'imprenditore, che pare avesse deciso il passo da qualche giorno, ha detto anche di voler rimanere coinvolto nelle questioni della piattaforma ma che "posizioni formali in queste nuove condizioni" non sono in programma.
Difficile per il giovane programmatore e imprenditore, cresciuto a San Pietroburgo ma nato a Torino, guidare il social network dopo i passaggi azionari che ne hanno condotto il controllo nelle mani di gruppi e personalità legatissimi al capo del Cremlino. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata la crisi con l'Ucraina sulla sovranità della Crimea: troppe pressioni sul ventinovenne capo di VK.com per far fuori pagine e profili legati al leader dell'opposizione Alexei Navalny così come troppe richieste di dati e informazioni su esponenti e attivisti ucraini. Durov si è opposto, così come aveva già fatto in molte altre occasioni, per esempio nel 2011 o nei periodi elettorali. Nel corso degli ultimi mesi, inoltre, le posizioni dell'ex Ceo - che insieme al fratello, dimessosi anche lui dal social, ha dato vita al programma di instant messaging Telegram - si erano fra l'altro fatte sempre più critiche. Prendendo di mira le politiche di sorveglianza di massa e la libertà di opinione in Russia.
Un'opposizione che è costata una perquisizione degli uffici e un misterioso periodo nel quale del Ceo si sono perse le tracce. Lo scorso aprile, proprio in contemporanea con il raid, due cofondatori del portale hanno precipitosamente ceduto il 48% di VK alla United Capital Partners, un fondo guidato da Ilya Sherbovich, alleato del presidente Putin e membro del Cda della compagnia petrolifera statale russa Rosneft.
La conferma dell'addio è arrivata dal portavoce di VKontakte, Grigory Lobushkin, a TechCrunch. E in ogni caso è stata rilanciata dai principali quotidiani russi, fra cui Kommersant, così come dal gruppo che controlla ora la maggioranza della piattaforma, Mail. ru. Da poco, Durov aveva oltre tutto ceduto il rimanente 12% delle azioni del social network a Ivan Tavrin, Ceo del gruppo telefonico mobile russo MegaFon, per una cifra fra i 300 e i 400 milioni di dollari. La compagnia, nel solito intreccio d'interessi all'ombra del Cremlino, è controllata anche dal più ricco oligarca russo, Alisher Usmanov. Un patrimonio che secondo Forbes si muove intorno ai 19 miliardi di dollari e ne fa il 34esimo uomo più facoltoso del pianeta.
Quel 12% è stato poi rilevato il mese scorso da Mail.ru - anche in questo caso sotto il controllo di Usmanov - il portale online che già possedeva una buona fetta di azioni di VKontakte, intorno al 40%, e che si è così portato a poco meno del 52%. In altre parole, il più importante social network russo - che in passato si era spesso opposto alle incursioni della censura - è ora controllato da uomini vicinissimi a Putin. Grazie a un anno di operazioni e continui passaggi azionari che hanno stretto il suo inventore nella morsa composta da una parte dal fondo Ucp e dall'altra da Mail.ru. Con la benedizione del Cremlino. Come se non bastasse, dopo aver assunto il controllo della compagnia l'Ucp di Sherbovich ha iniziato una dura opposizione contro il fondatore, accusandolo fra l'altro di aver utilizzato risorse legate alla piattaforma per finanziare il lancio di Telegram, il programmino sicuro per i messaggi con base a Berlino ideato col fratello Nikolai.
"Come risultato degli eventi seguiti ai cambi di controllo di VKontakte nell'aprile 2013, la libertà del Ceo di gestire la compagnia si è significativamente ridotta - ha scritto Durov - è diventato sempre più difficile difendere i principi che erano alla base del progetto. Seguendo i passi di mio fratello, che a metà dell'anno scorso ha abbandonato il posto di direttore tecnico, mi dimetto da direttore generale di VKontakte". L'imprenditore, che pare avesse deciso il passo da qualche giorno, ha detto anche di voler rimanere coinvolto nelle questioni della piattaforma ma che "posizioni formali in queste nuove condizioni" non sono in programma.