TOKYO - Pagare o identificarsi mostrando semplicemente il palmo della mano. Guidare leggendo un libro. Negozi-camaleonte che si adattano a (gusti e comportamenti) dei clienti. E ancora: tablet con feedback tattile per percepire anche la ruvida corazza di un coccodrillo. Oppure: mangiare un'insalata nata in laboratorio, sotto la sapiente cura di tecnici. Sono solo alcune delle avveniristiche sfide che Fujitsu, il gigante giapponese di elettronica e Information Technology nato nel 1935 - e tra l'altro nuovo official partner del Milan - ha lanciato ed esposto in questi giorni a Tokyo al Fujitsu Forum, giunto alla sua seconda edizione.
VIDEO Città connesse: il futuro sotto casa
"Vogliamo espanderci sempre di più, anche in Europa e nei paesi emergenti", dice il presidente del colosso, Masami Yamamoto, durante una rara tavola rotonda con alcuni giornalisti di testate straniere, tra cui Repubblica. Dopo l'annuncio del Supercomputer K, "il più veloce del mondo", alla base del nuovo corso Fujitsu, stimolato come già visto in altri gruppi nipponici (quale Panasonic) anche dalle aggressive politiche economiche e monetarie del premier Shinzo Abe, ci sono tre concetti molto semplici: lo tsunami dei Big Data - ossia l'enorme massa di informazioni che forniamo spesso inconsapevolmente ai server di tutto il mondo - il concetto di "cloud" e, di riflesso, quella che Yamamoto definisce human centric intelligent society. E cioè l'idea di una nuova società ultra-intelligente, di un ecosistema digitale, iperconnesso e costantemente migliorabile grazie a una information and communication technology (Ict) basata su bisogni e voleri delle persone e soprattutto sui dati che queste possono fornire alla sterminata "nuvola" di informazioni e ai Big Data.
Dalla semplice efficienza alla rigogliosa creatività dei singoli - che rispetto al passato hanno molti più modi e mezzi per esprimersi - dalle informazioni alla conoscenza, dal possesso alla condivisione sempre più esasperata: si tratta un cambio radicale di prospettiva e approccio alla vita cui dovremo presto abituarci, spiega Yamamoto. Del resto, fa notare l'analista americano Vernon Turner presente al Forum, nel 2020 nel mondo ospiterà l'abnorme cifra di 30 miliardi (ma alcune stime della stessa Fujitsu parlano addirittura di 50 miliardi) di apparecchi e device connessi.
Una base sterminata per raggiungere l'obiettivo della human centric intelligent society, su una Terra che nel 2030 arriverà a contenere oltre 8 miliardi di abitanti, soprattutto nelle città (ben il 60%, fonte Onu). "Il brand non si costruisce più su un singolo prodotto", sostiene Yamamoto davanti ai giornalisti: "È vero che avere il proprio logo su uno smartphone è una sorta di legame diretto con il cliente, ma la cosa fondamentale oggi è lavorare contemporaneamente su software e hardware per creare le basi di una nuova società".
Esempio: c'è un ferito grave, causa incidente stradale. Nella società ventura per cui si sta impegnando Fujitsu, soccorritori, ambulanze, polizia e medici avranno tutti accesso a un enorme database per avere informazioni in tempo reale su traffico, sintomi del paziente, casi simili precedenti, ospedali con le migliore attrezzature, eccetera. Obiettivo: tagliare tempi, costi e soprattutto agire nel migliore dei modi, spesso automaticamente.
Ma questo è solo l'incipit di una lunga storia: nel futuro di Fujitsu, infatti, le automobili saranno quasi completamente assistite da un computer di bordo che eviterà incidenti e semplificherà molto la vita unendo e sintetizzando i dati di traffico, vettura e condizioni esterne, come del resto sta sperimentando Google da molto tempo. Non solo. Operai e lavoratori, per esempio, avranno uno speciale casco visore Hmd (Head-mounted-display) che, grazie a videocamere Ar (realtà aumentata) e sensori, ridurrà errori e rischi sul lavoro, assisterà gli operai in ogni momento, comunicherà istantaneamente alla centrale stato ed eventuali guasti dei macchinari, sintetizzando e analizzando in tempo reale i risultati di produzione. Questo perché, alla base della nuova società ipertecnologica ma umanocentrica di Fujitsu, oltre alla cloud, c'è l'M2M, ossia l'insieme di attività e interconnessioni machine to machine, tra macchina e macchina.
Nel campo dei servizi It, dove Fujitsu è leader in Giappone e seconda nel mondo per fatturato (dietro a Ibm), una delle novità più intriganti che Repubblica ha sperimentato nei laboratori a Kawasaki è il Palm vein personal authentication, ossia l'identificazione di una persona tramite lo scanner delle vene del palmo della mano (oltre alle impronte digitali di tre dita della stessa). Questo grazie a un microchip oramai piccolissimo, soli 5 millimetri di diametro, che riesce a individuare il soggetto tra ben 10 milioni di suoi simili e nel tempo record di due secondi. Ma ci sono anche chicche più semplici, come bastoni ultratech e il sistema di assistenza per anziani Spatiow (che monitorano ogni anomalia della persona sotto controllo, anche di abitudini), oltre a insospettabili collarini per cani (già in commercio) che, a distanza, monitorizzano costantemente la salute dell'animale.
Affascinanti, poi, le novità per lo shopping, che tuttavia potrebbero indispettire i più severi avvocati della privacy. Ad esempio, il sistema Shopping assistance with Eye Tracking mediante sensori sensibili allo sguardo riesce a percepire dove e per quanto tempo finisce più spesso l'occhio del cliente e come compara i prodotti, anche in riferimento a sue precedenti visite. Questo per calibrare meglio le strategie di vendita ed evitare sprechi, anche di energia. Oppure, ecco Sales spaces, ossia la rilevazione delle aree del negozio più occupate o calcate dai consumatori - effettuata mediante sensori laser e smartphone - per, sostiene Fujitsu, posizionare i propri prodotti in maniera più strategica.
O addirittura, e qui siamo al progetto Promotion for individual customers, all'ingresso del negozio compariranno su uno schermo consigli e promozioni personalizzate, in base a gusti, tracce e comportamenti di ogni singolo cliente, registrati di volta in volta dai sensori. Tutto questo senza Big Data non sarebbe possibile. "Capisco le inquietudini delle persone - dichiara Yamamoto - ma il futuro sarà sempre più iperconnesso. Oramai si condivide tutto. Le aziende se vogliono sopravvivere devono concentrarsi soprattutto su questo. E noi vogliamo mettere le persone al centro di questo storico passaggio".
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"Vogliamo espanderci sempre di più, anche in Europa e nei paesi emergenti", dice il presidente del colosso, Masami Yamamoto, durante una rara tavola rotonda con alcuni giornalisti di testate straniere, tra cui Repubblica. Dopo l'annuncio del Supercomputer K, "il più veloce del mondo", alla base del nuovo corso Fujitsu, stimolato come già visto in altri gruppi nipponici (quale Panasonic) anche dalle aggressive politiche economiche e monetarie del premier Shinzo Abe, ci sono tre concetti molto semplici: lo tsunami dei Big Data - ossia l'enorme massa di informazioni che forniamo spesso inconsapevolmente ai server di tutto il mondo - il concetto di "cloud" e, di riflesso, quella che Yamamoto definisce human centric intelligent society. E cioè l'idea di una nuova società ultra-intelligente, di un ecosistema digitale, iperconnesso e costantemente migliorabile grazie a una information and communication technology (Ict) basata su bisogni e voleri delle persone e soprattutto sui dati che queste possono fornire alla sterminata "nuvola" di informazioni e ai Big Data.
Dalla semplice efficienza alla rigogliosa creatività dei singoli - che rispetto al passato hanno molti più modi e mezzi per esprimersi - dalle informazioni alla conoscenza, dal possesso alla condivisione sempre più esasperata: si tratta un cambio radicale di prospettiva e approccio alla vita cui dovremo presto abituarci, spiega Yamamoto. Del resto, fa notare l'analista americano Vernon Turner presente al Forum, nel 2020 nel mondo ospiterà l'abnorme cifra di 30 miliardi (ma alcune stime della stessa Fujitsu parlano addirittura di 50 miliardi) di apparecchi e device connessi.
Una base sterminata per raggiungere l'obiettivo della human centric intelligent society, su una Terra che nel 2030 arriverà a contenere oltre 8 miliardi di abitanti, soprattutto nelle città (ben il 60%, fonte Onu). "Il brand non si costruisce più su un singolo prodotto", sostiene Yamamoto davanti ai giornalisti: "È vero che avere il proprio logo su uno smartphone è una sorta di legame diretto con il cliente, ma la cosa fondamentale oggi è lavorare contemporaneamente su software e hardware per creare le basi di una nuova società".
Esempio: c'è un ferito grave, causa incidente stradale. Nella società ventura per cui si sta impegnando Fujitsu, soccorritori, ambulanze, polizia e medici avranno tutti accesso a un enorme database per avere informazioni in tempo reale su traffico, sintomi del paziente, casi simili precedenti, ospedali con le migliore attrezzature, eccetera. Obiettivo: tagliare tempi, costi e soprattutto agire nel migliore dei modi, spesso automaticamente.
Ma questo è solo l'incipit di una lunga storia: nel futuro di Fujitsu, infatti, le automobili saranno quasi completamente assistite da un computer di bordo che eviterà incidenti e semplificherà molto la vita unendo e sintetizzando i dati di traffico, vettura e condizioni esterne, come del resto sta sperimentando Google da molto tempo. Non solo. Operai e lavoratori, per esempio, avranno uno speciale casco visore Hmd (Head-mounted-display) che, grazie a videocamere Ar (realtà aumentata) e sensori, ridurrà errori e rischi sul lavoro, assisterà gli operai in ogni momento, comunicherà istantaneamente alla centrale stato ed eventuali guasti dei macchinari, sintetizzando e analizzando in tempo reale i risultati di produzione. Questo perché, alla base della nuova società ipertecnologica ma umanocentrica di Fujitsu, oltre alla cloud, c'è l'M2M, ossia l'insieme di attività e interconnessioni machine to machine, tra macchina e macchina.
Nel campo dei servizi It, dove Fujitsu è leader in Giappone e seconda nel mondo per fatturato (dietro a Ibm), una delle novità più intriganti che Repubblica ha sperimentato nei laboratori a Kawasaki è il Palm vein personal authentication, ossia l'identificazione di una persona tramite lo scanner delle vene del palmo della mano (oltre alle impronte digitali di tre dita della stessa). Questo grazie a un microchip oramai piccolissimo, soli 5 millimetri di diametro, che riesce a individuare il soggetto tra ben 10 milioni di suoi simili e nel tempo record di due secondi. Ma ci sono anche chicche più semplici, come bastoni ultratech e il sistema di assistenza per anziani Spatiow (che monitorano ogni anomalia della persona sotto controllo, anche di abitudini), oltre a insospettabili collarini per cani (già in commercio) che, a distanza, monitorizzano costantemente la salute dell'animale.
Affascinanti, poi, le novità per lo shopping, che tuttavia potrebbero indispettire i più severi avvocati della privacy. Ad esempio, il sistema Shopping assistance with Eye Tracking mediante sensori sensibili allo sguardo riesce a percepire dove e per quanto tempo finisce più spesso l'occhio del cliente e come compara i prodotti, anche in riferimento a sue precedenti visite. Questo per calibrare meglio le strategie di vendita ed evitare sprechi, anche di energia. Oppure, ecco Sales spaces, ossia la rilevazione delle aree del negozio più occupate o calcate dai consumatori - effettuata mediante sensori laser e smartphone - per, sostiene Fujitsu, posizionare i propri prodotti in maniera più strategica.
O addirittura, e qui siamo al progetto Promotion for individual customers, all'ingresso del negozio compariranno su uno schermo consigli e promozioni personalizzate, in base a gusti, tracce e comportamenti di ogni singolo cliente, registrati di volta in volta dai sensori. Tutto questo senza Big Data non sarebbe possibile. "Capisco le inquietudini delle persone - dichiara Yamamoto - ma il futuro sarà sempre più iperconnesso. Oramai si condivide tutto. Le aziende se vogliono sopravvivere devono concentrarsi soprattutto su questo. E noi vogliamo mettere le persone al centro di questo storico passaggio".