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In gioco la nascita di una nuova Apple

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Mancano poche ore e poi, finalmente, sapremo la verità. Sapremo se il mondo dominato dalle tecnologie mobili nel quale abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni, costruito a immagine e somiglianza dei sogni di Steve Jobs, è destinato a cambiare. Sapremo se la nuova Apple è nata e se potrà essere in grado non solo di competere con la vecchia ma di definire nuovi standard, nuove regole, nuovi punti di snodo culturali. Sapremo come Tim Cook, saldamente al timone dell’azienda, vuole conquistare nuovo spazio nel mondo digitale e vedremo se i prodotti che la Apple presenterà potranno sostenere i suoi desideri. Si, l’evento di oggi al Flint Center of Performing Arts di Cupertino, California, sarà di quelli che, per un verso o un altro, faranno storia.

Lo farà in ogni caso, sia che l’attesa di grandi novità venga soddisfatta, sia nel caso contrario. Nel secondo, improbabile, caso potremmo dire che la Apple non è più quella di un tempo e che il suo momento d’oro forse è finito. Nel primo caso sarà invece l’inizio definitivo dell’era Cook, con una nuova serie di prodotti che, fossero anche stati immaginati da Jobs, saranno stati disegnati, costruiti, assemblati, prodotti, promossi e venduti secondo i desideri e le regole stabilite da Cook. E proprio per questo l’attesa è grande: sono passati tre anni dalla morte di Jobs e in questo lunghissimo periodo la Apple ha saputo difendere il proprio mercato rinnovando costantemente i suoi prodotti di punta, l’iPhone e l’iPad, ma anche l’intera linea dei suoi pc, offrendo anche qualcosa di nuovo e sorprendente,  sia nell’hardware che nei molti servizi e funzioni con i quali ha arricchito le possibilità d’uso delle sue macchine. Ma l’evento di oggi non può essere, come è stato nelle ultime presentazioni, un nuovo show di routine, con piccoli miglioramenti, modelli aggiornati, ma nulla di sostanzialmente nuovo. Apple deve e può dimostrare di essere al di sopra di tutti i suoi competitors, di essere ancora l’azienda che, quando vuole, può cambiare le regole del gioco stabilendone di nuove, anzi, aprendo addirittura un campo di gioco diverso da quello precedente. Lo ha fatto altre volte in passato, e questo ha fatto la fortuna dell’azienda, seguendo l’istinto di Jobs. Potrebbe farlo oggi, in un evento che, non a caso, è stato annunciato in maniera diversa dal solito e si terrà in un posto “storico”, lo stesso Flint Center dove venne presentato il primo Macintosh e dove Jobs celebrò il suo trionfale ritorno in azienda. Il peso della storia, dunque, sarà sostanzialmente sulle spalle di Cook che ha atteso questo momento per tre anni, ma anche di Joni Ive, che dovrà dimostrare il suo genio ancora una volta, facendoci vedere oggetti che non abbiamo visto prima.

Ci aspettiamo troppo? Forse, ma sarà difficile accontentarsi solo di un nuovo iPhone, se si limiterà ad avere solo uno schermo più grande (e francamente non è detto che lo abbia); e sarà difficile anche essere entusiasti di un Watch (i rumors sono tutti in questa direzione) che si limiti ad essere un’orologio intelligente come altri già esistenti sul mercato. No, ci vuole di più e di meglio, ci vuole qualcosa che sorprenda il mondo e che provi a cambiarlo. Il che non vuol dire che ogni nuovo prodotto di Apple debba per forza essere un “game changer”, ma che il momento è adatto proprio ad un prodotto del genere. Quando arrivò l’iPod di lettori mp3 ce ne erano già molti in commercio, ma la macchina di Jobs non era un semplice lettore mp3. Quando arrivò l’iPhone i telefoni cellulari erano già molto diffusi, ma la macchina di Apple era tutt’altro che un telefono cellulare. E l’iPad era ancora di più, ovvero un device completamente nuovo. L’obbiettivo di Jobs non era solo quello di far guadagnare la Apple ma anche di realizzare prodotti eccezionali, dispositivi innovativi che portassero la Apple fuori dalla competizione in mercati già affollati. Bene, non ci si può aspettare nulla di meno di questo.