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Know-how e libertà di sperimentare. Così 50 anni fa nacque in Italia il primo Pc

Know-how e libertà di sperimentare. Così 50 anni fa nacque in Italia il primo Pc
"La creatività ha bisogno di libertà. L'oppressione non può portare innovazione". Gli inventori della Programma 101 raccontano il retroscena della rivoluzione tecnologica che ha portato un pc su ogni scrivania
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COSA ha permesso a un manipolo di ingegneri italiani di arrivare, 50 anni fa, al lancio sul mercato internazionale del primissimo pc della storia? "La libertà di fare, di sperimentare, di esprimere quello che avevamo nel cervello. Un ambiente intellettualmente vivace e di scambio di conoscenze. E il sentirsi pienamente coinvolti. L'oppressione non può portare innovazione". Vi risponderanno così Giovanni De Sandre e Gastone Garziera - i due inventori che, sotto l'ala di Roberto Olivetti e dell'ingegnere capo Pier Giorgio Perotto - nei primi anni Sessanta lavorarono alla realizzazione della Programma 101: quell'elaboratore elettronico da tavolo che ha segnato la strada di tutta la piccola informatica che avrebbe dominato il mercato negli anni seguenti.
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Il primo "desk-top computer". Siamo tra il '61 e il '65, e i giovani ingegneri occupano i giorni (e le notti) per capire come realizzare l'intuizione di Roberto Olivetti e di Perotto. Bisogna trasformare una macchina da calcolo meccanica nella sua equivalente elettronica, al minor costo possibile. I due pensano a una macchina programmabile, basata su una nuova versione della memoria magnetostrittiva. Inventano un linguaggio informatico semplice con 15 istruzioni e la cartolina magnetica - precorritrice dei floppy disk - su cui scrivere e da cui scaricare le applicazioni. E vincono la sfida.

La P101, chiamata da tutti la Perottina, fa la sua entrata in scena nell'ottobre del 1965 al Bema (Business Equipment Manufacturers Association) Show di New York: viene esposta inizialmente in un luogo defilato, ma le lunghe file per provarla convincono gli organizzatori a spostarla tra le attrazioni di punta. Il successo di mercato è immediato: tra i primi acquirenti vi è niente meno che la Nasa e in pochi anni vengono venduti in tutto il mondo circa 44 mila Perottine al prezzo di 3.200 dollari l'una. "Fu una vera e propria rivoluzione. Ha fatto vedere al mondo ciò che era possibile, quando il mondo non ne aveva la minima idea. E il futuro, per noi giovani ingegneri, non poteva che essere sempre migliore", sottolinea Garziera.
 
Cosa serve agli inventori di oggi. "Negli ultimi anni, quella cultura del fare in cui sono cresciuti Garziera e De Sandre si è persa molto in Italia", commenta Giulio Occhini, presidente dell'Associazione italiana per l'informatica e il calcolo distribuito (Aica): "Ultimamente, però, stiamo assistendo alla comparsa di piccoli artigiani tecnologici. Il vantaggio è che, con le nuove tecnologie disponibili, come le stampanti 3D e le lasercut, non c'è più bisogno di grandi capitali per essere competitivi, e internet ha reso immediato lo scambio di conoscenze. Dobbiamo però avere la capacità di concepire un nuovo prodotto nella sua globalità e di disegnarlo in modo tale che sappia attrarre una domanda latente dei mercati internazionali. Esattamente come ha fatto ai suoi tempi la P101. Rispetto ad allora, le competenze si sono spostate dalla realizzazione alla ideazione. Credo che per acquisirle sia indispensabile riportare nelle scuole la cultura del fare, e penso che il nuovo programma di alternanza scuola-lavoro del Miur, che partirà prossimamente, sia uno strumento molto valido da cui cominciare".

Per capire quanto effettivamente si stia diffondendo la voglia di sperimentare e di "fare", ci dà un dato Massimo Temporelli, maker e presidente di The FabLab: "Il mio, fondato nel 2013, era il quarto fab lab in Italia. Oggi, dopo due anni, se ne contano oltre cento".
 
I tre ingredienti dell'innovazione. Alla libertà e al know-how va aggiunto un terzo ingrediente: il rischio. "Noi italiani abbiamo sempre saputo combinare bene tecnologia elettronica e meccanica, creando prodotti unici al mondo", dice Simone Fubini, ingegnere progettista Olivetti che ha lavorato ai primi elaboratori elettronici, tra cui il famoso Elea 9003, e autore del libro Oltre le occasioni perdute (Edizioni Egea). "Per creare qualcosa di veramente innovativo, però, bisogna accettare una dimensione di rischio. E più alta è questa dimensione, più è appassionante lavorare".