QUASI all'ultimo posto: un report dell'Unione europea sveglia l'Italia da ogni sogno di grandezza digitale. Siamo quartultimi in Europa, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania. Bruxelles ci definisce "l'economia meno avanzata" in materia assieme agli altri tre Paesi che condividono con noi la sorte di fanalini di coda. I primi della classe sono tutti nordici: sul podio Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi.
Il dossier. Il termometro con cui valutare la salute digitale del vecchio continente si chiama "Digital economy and society index" e misura le performance degli Stati membri sulla base di quattro indicatori: la connettività, il capitale umano, l'uso di internet, l'integrazione delle tecnologie e i servizi pubblici digitali. In altre parole, l'indice "interroga" gli Stati su: se abbiamo la banda larga e la connessione adeguata e veloce, se abbiamo sviluppato competenze digitali, quanto utilizziamo il web, il grado di digitalizzazione delle nostre transazioni economiche e se ricorriamo a forme di e-government. Bruxelles ha "dato i voti" a tutti nel suo "European Digital Progress Report 2016".
Italia "bocciata". L'Italia fa bella figura solo in tema di digitalizzazione dei servizi pubblici: quanto a open data ed e-government, dice Bruxelles, non ce la caviamo male. Ma su tutto il resto siamo decisamente sotto la media, e il tallone d'achille è proprio la connessione (banda larga & co). Del resto, dice l'Ue, "l'Italia non può neppure sperare, di godere dei benefici dell'economia digitale, finché un terzo della sua popolazione rimarrà escluso dall'uso regolare di internet". Niente premi di consolazione quindi? Sì, ma "little", piccoli: rispetto all'anno precedente un "piccolo miglioramento" si vede, specialmente nella diffusione dell'e-commerce.
Le contraddizioni d'Europa. La tendenza italiana riflette il paradosso di tutta Europa: se da una parte la sfera pubblica, servizi compresi, si sta sempre più digitalizzando, d'altra parte rimane ancora ampia la fetta degli esclusi. Quasi la metà degli europei (il 45%) non ha le conoscenze di base per interfacciarsi con gli strumenti digitali, sono ancora troppo pochi inoltre quelli che decidono di studiare materie scientifiche e tecnologiche; la metà degli europei non smessaggia neppure, via web - spagnoli e olandesi a parte, "campioni" di instant messaging. Insomma la strada per l'Europa digitale - e per il mercato digitale Ue - è ancora piena di ostacoli, o meglio di zone "sconnesse".
Italia "bocciata". L'Italia fa bella figura solo in tema di digitalizzazione dei servizi pubblici: quanto a open data ed e-government, dice Bruxelles, non ce la caviamo male. Ma su tutto il resto siamo decisamente sotto la media, e il tallone d'achille è proprio la connessione (banda larga & co). Del resto, dice l'Ue, "l'Italia non può neppure sperare, di godere dei benefici dell'economia digitale, finché un terzo della sua popolazione rimarrà escluso dall'uso regolare di internet". Niente premi di consolazione quindi? Sì, ma "little", piccoli: rispetto all'anno precedente un "piccolo miglioramento" si vede, specialmente nella diffusione dell'e-commerce.
Le contraddizioni d'Europa. La tendenza italiana riflette il paradosso di tutta Europa: se da una parte la sfera pubblica, servizi compresi, si sta sempre più digitalizzando, d'altra parte rimane ancora ampia la fetta degli esclusi. Quasi la metà degli europei (il 45%) non ha le conoscenze di base per interfacciarsi con gli strumenti digitali, sono ancora troppo pochi inoltre quelli che decidono di studiare materie scientifiche e tecnologiche; la metà degli europei non smessaggia neppure, via web - spagnoli e olandesi a parte, "campioni" di instant messaging. Insomma la strada per l'Europa digitale - e per il mercato digitale Ue - è ancora piena di ostacoli, o meglio di zone "sconnesse".