Ex dipendente Apple confessa: lavorare in uno Store? Un incubo
di GAIA SCORZA BARCELLONA
(reuters)
Insulti e minacce di morte dai clienti. Un controllo maniacale da parte dei responsabili. I tormenti di una commessa dopo quattro anni nei negozi della mela, raccontati nei dettagli (poco edificanti) al Business Insider
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
LAVORARE come commesso in uno store Apple ha più difetti che pregi. ''Per non parlare delle minacce di morte''. A rivelare che dietro le quinte è un vero incubo è un'ex dipendente, raccontando i dettagli meno virtuosi della sua esperienza nei negozi della mela in Gran Bretagna. Quattro anni (2011-2015) di pressioni, in sostanza, che neppure il più volenteroso dei lavoratori può sopportare troppo a lungo. E per la maggior parte, va chiarito, è colpa dei clienti.
E' lo sconfortante quadro delineato da Business Insider dopo avere raccolto i retroscena che regolano la vita dei commessi in maglietta blu. Una testimonianza inusuale, considerando che tutti i dipendenti Apple sottoscrivono un ''non-disclosure agreement'' che impedisce di condividere all'esterno (o sui social network) informazioni sull'azienda e tantomeno sui prodotti. Il divieto vale persino per scattare un selfie in divisa. Ecco anche perché l'intervistata chiede di mantenere l'anonimato. Quello che in molti non sanno, ad esempio, è che ai lavoratori della mela viene sostanzialmente impedito l'avanzamento di carriera, perché non sia data per scontata la scalata alle posizioni manageriali.
Anche la busta paga riserva sorprese poco confortanti: i commessi di un negozio inglese percepiscono 8 sterline l'ora (circa 10,50 euro), certo non abbastanza per potersi permettere di acquistare i prodotti che vendono ogni giorno, anche perché - pur beneficiando di uno sconto interno del 15% - non ricevono alcun bonus nel caso incrementino le vendite.
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I criteri di selezione del personale privilegiano, come è facile immaginare, buona educazione e creatività. Mentre uno degli aspetti più positivi del fare parte dell'azienda è il contatto diretto con il CEO Tim Cook. Un approccio friendly, dunque, che però non vale per il consumatore. Non è tutto oro quello che luccica, mette in guardia l'intervistata, spiegando quanto sia difficile mantenere la calma lavorando in uno Store Apple, nonostante l'atmofera sembri quasi sempre rilassata e informale. A rovinarla, appunto, sono soprattutto i clienti. In pratica, un commesso può dire di essere costantemente maltrattato, non tanto dal datore di lavoro quanto dagli avventori, - spiega la donna - in grado di assalirti con le loro lamentele prima ancora di rivolgersi al Genius Bar per chiedere l'assistenza tecnica. E nei casi peggiori le richieste insistenti diventano insulti e persino minacce di morte.
Poi c'è la formazione, la supervisione continua e maniacale da parte dei responsabili, la pretesa di instaurare un rapporto con il cliente fino a chiederne ''il gusto di gelato preferito''. Una missione quasi impossibile, considerando gli oltre cento avventori con i quali si ha a che fare ogni giorno. Insomma, non c'è un attimo per se stessi e ci si sente sempre sotto controllo. A fronte di una routine lavorativa così stressante neppure il culto Mac e l'esempio di Steve Jobs riescono a risollevare le sorti di un commesso costretto ogni giorno a indossare un'''Apple Mask'' pur di avere il sorriso stampato.