Polizie Usa: "Stampante 3D per sbloccare gli smartphone". I rischi della biometrica
di ALESSIO SGHERZA
Per evitare contenziosi legali con le aziende, le autorità statunitensi si ingegnano. E confermano: la biometrica non è ancora una scommessa sicura per la privacy
Aggiornato alle 1 minuti di lettura
LE IMPRONTE DIGITALI per sbloccare uno smartphone non sono la soluzione più sicura: meglio il più classico pin. Ma per la polizia statunitense la diffusione di cellulare che usano questo sistema biometrico è una buona notizia.
Le polizie Usa stanno studiando una soluzione alternativa per poter accedere ai contenuti senza ricorrere all'aiuto delle case produttrici che finora si sono sempre rifiutate di collaborare per una questione di policy, anche in caso di gravi crimini in cui sono coinvolti i possessori dei loro apparecchi. Emblematico lo scontro sul'iPhone del killer di San Bernardino, atto terroristico che ha causato 14 vittime.
E la polizia sta sfruttando una 'debolezza' che era già nota da anni ai produttori di impronte digitali, e su cui alcune aziende (come la Qualcomm o la cinese Vkansee, di cui parlavamo già un anno fa nel video qui sotto) stanno investendo molto. Si può infatti fare un calco dell'impronta o con metodi semplici o anche leggermente più avanzati e precisi, come con una stampante 3D. Ed è questa la strada intrapresa dalle autorità statunitensi.
La notizia è stata riportata da diversi media americano, che però non riferiscono se l'operazione abbia riportato i risultati sperati né su quale dispositivo sia stato provato.
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Ma hackerare l'impronta digitale di persone sospette o di vittime può non essere se il dispositivo è della Apple. I due sistemi operativi più usati, iOS e Android, infatti, hanno tipologie di autentificazione diverse. Il primo, per esempio, dopo 48 ore di inattività del telefono o a seguito di ogni riavvio, richiede comunque l'inserimento del codice di sicurezza per potervi accedere. Anche se si possiedono le impronte digitali del possessore. Nel secondo, invece, il sistema di sblocco con le "fingerprint" non scade mai.
Al di là dell'applicazione a inchieste giudiziarie, i tentativi Usa di riprodurre le impronte è la conferma che la biometrica non ha ancora raggiunto livelli solidi di sicurezza e che un pin o meglio ancora una password sono ancora il sistema migliore per proteggere i propri dati. L'impronta digitale, e ancora di più lo sblocco con il sorriso, sono i due sistemi che molti smartphone già oggi adottano, in attesa di applicazioni commerciali della lettura dell'iride (solo la Zte ha messo in vendita un cellulare che la prevede).
La storia ci insegna che la comodità fa premio sulla sicurezza, almeno in una prima fase. Quindi si continuerà a usare lo sblocco con l'impronta, sperando che la ricerca per migliorarla vada più veloce dei tentativi dei malintenzionati.