Iran, Pokémon Go vietato per motivi di sicurezza ma la caccia continua
di GAIA SCORZA BARCELLONA
(afp)
Nonostante il divieto del governo il gioco impazza anche nelle aree pubbliche di Teheran. Mentre nel resto del mondo scattano multe e bollette salate
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
E' STATO uno dei primi Paesi a vietare l'applicazione per smartphone Pokémon Go, eppure il gioco ha preso piede anche in Iran. Nonostante a luglio l'Alto consiglio per il cyberspazio (Iranian High Council of Virtual Spaces) creato dall'Ayatollah Ali Khamenei abbia già posto il veto in nome della sicurezza nazionale, il divieto non ha fermato i più giovani che sono riusciti a utilizzare vpn (reti private virtuali) su computer o cellulari capaci di bypassare i filtri per andare a caccia dei mostriciattoli.
A fare paura al governo è la geolocalizzazione su cui si basa la realtà aumentata del gioco, che potrebbe agevolare lo spionaggio internazionale. In realtà, gli utenti riescono lo stesso ad aggirare il divieto intimato dal supremo leader religioso, grazie alle carte vpn disponibili nella maggior parte dei negozi di computer e già utilizzate per l'accesso a Facebook, YouTube o altri siti vietati, per soli due dollari al mese.
L'ostacolo principale per gli appassionati di Pokémon go nel Paese resta la mancanza di "PokéStop" o "arene" virtuali dove potersi sfidare per catturare e allenare le creature di Nintendo-Niantic. Pokémon go assegna automaticamente le creature e le aree di gioco in base alle informazioni disponibili sul web, abbastanza limitato nella capitale iraniana. Il Park Mellat a Teheran, che ha un Pokéstop e due arene, ha recentemente attirato una trentina di ragazzi sulle tracce dei Pokémon.
"Alcuni sono venuti da Karaj (notà città a 30 chilometri da Teheran, ndr) pur di trovare PokéStop'', racconta Shayan, 15 anni, all'AFP. La realtà aumentata ''costringe'' a muoversi per trovare le ''prede'' e così, nonostante la fatwa, nei giardini e in altre aree pubbliche si creano piccoli raduni spontanei di giovani che si muovono con lo sguardo incollato allo smartphone.
In Iran l'uso di internet ha visto una crescita ininterrotta negli ultimi dieci anni, passando - secondo le più recenti stime di International Telecommunication Union delle Nazioni Unite (ITU) - da meno dell'1% al 13% della popolazione attiva. La blogosfera iraniana, ricorda la Bbc, rimane una dei più attivi al mondo nonostante i rischi che la censura comporta.
Contro il gioco in Medioriente aveva già tuonato Al Azhar, massima autorità islamica sunnita in Egitto, con un'analogia all'alcol e ai suoi effetti. Ma il divieto vige anche nell'esercito israeliano, sempre a causa dei servizi di localizzazione e delle telecamere necessarie per farlo funzionare che potrebbero esporre - anche se involontariamente - i segreti militari all'attenzione di occhi indiscreti. Mentre il gioco è disponibile in Cina, anche se secondo il quotidiano britannico Mirror il governo di Pechino ''trema'' per la raccolta di dati relativi agli utenti operata da Niantic, che potrebbero essere utilizzati per scoprire le basi militari nascoste nel territorio.