Italian Tech

L'immagine è un fake? Ce ne accorgiamo solo nel 60% dei casi

Una delle immagini manipolate oggetto dello studio inglese sui 'falsi' online
Una delle immagini manipolate oggetto dello studio inglese sui 'falsi' online 
È il risultato di uno studio condotto online dall'università di Warwick, in Gran Bretagna, che ha coinvolto 707 persone. In media, i partecipanti sono riusciti a individuare l'immagine alterata 6 volte su 10
2 minuti di lettura
ROMA - Un'ombra che si allunga in modo arzigogolato, una barchetta incastonata nel paesaggio, un volto da cui scompaiono rughe e tracce di stanchezza. Le alterazioni che possono subire le immagini sono infinite. Al contrario: la nostra abilità di scovarle è molto lontana dalla perfezione. In media, riusciamo a cogliere l'inghippo solo sei volte su dieci. Questo è, almeno, il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Cognitive Research: Principles and Implications. Una ricerca che ha esaminato la capacità umana di identificare se una foto "è originale o è stata manipolata", per arrivare alla conclusione che è "estremamente limitata". 
 
Si tratta di un problema dalle notevoli implicazioni dato che ogni giorno, tra social network, internet e media, dobbiamo vagliare un'enorme mole di immagini potenzialmente fake, avvertono gli autori dell'analisi. Il lavoro dell'università di Warwick, in Gran Bretagna, si basa su due esperimenti online similari. Il primo ha coinvolto 707 participanti. Si sono trovati a valutare dieci istantanee, di cui cinque originali e cinque soggette a differenti tipi di ritocco, inclusi alcuni fisicamente non plausibili. Ebbene: il 60% delle foto alterate è stato beccato correttamente. Una performance che supera di poco l'esito ottenibile con una scelta casuale, ma non è soddisfacente. Ancora più curioso è il fatto che, anche quando gli utenti sono riusciti a smascherare la bugia, hanno capito dove si trovava esattamente l'elemento tarocco solo il 45% delle volte. 
 
Nel secondo tipo di test, che è stato completato da 659 persone, gli studiosi hanno chiesto di individuare le manipolazioni, persino se si credeva non ce ne fossero. In questo caso, l'abilità di capire che qualcosa non andava è salita al 65% dei casi. Mentre la contraffazione è stata localizzata in modo giusto circa il 79% delle volte. Il risultato sembra dimostrare che le persone sono più brave se le si pone di fronte al compito diretto di individuare la manipolazione. E meno quando si chiede genericamente se quella foto è stata modificata o meno. Sophie Nightingale, dottoranda e coordinatrice dell'analisi, precisa a Repubblica che non è detto si abbiano gli stessi risultati nel mondo reale. Ma lo studio è un primo passo verso la comprensione delle abilità cognitive umane, quando si tratta di riconoscere immagini false. 
Le ragioni per cui abbocchiamo sono da chiarire. "Un motivo potrebbe essere che le persone tendono a fidarsi troppo della veridicità delle foto", ci spiega Nightingale. "Un altro che il nostro sistema visivo abbia capacità limitate per accorgersi dei modi in cui sono state cambiate le immagini del nostro studio. Ma è possibile che ci siano altri fattori, non ancora scoperti. Perciò condurremo ulteriori ricerche: vogliamo capire cosa fare per aiutare le persone a non lasciarsi ingannare". Un tema importante all'epoca delle fake news, considerato anche che manipolare le foto in maniera verosimile sta diventando sempre più facile e alla portata di tutti. Una capacità che non è confinata alle immagini. La startup canadese Lyrebird ha creato un algoritmo in grado di replicare timbri umani specifici con grande accuratezza. 
 
Non solo, due atenei - sia la statunitense università di Washington che la britannica Oxford - sono al lavoro per insegnare alle macchine il modo di creare video farlocchi sempre più credibili, in grado di metterci in bocca parole mai dette. "Molto presto avremo difficoltà a distinguere tra filmati veri e falsi" profetizza Alex Champandard, esperto di intelligenza artificiale, in un'intervista a New Scientist. Tanto che il settimanale di Londra The Economist ha di recente dedicato al tema un approfondimento dal titolo: "Fake news, non avete visto ancora niente". Per evitare di cascarci sarà necessario allenarsi, duramente. Al momento, si può partire da Factitious, videogame in inglese che ci mette alla prova: sappiamo riconoscere una notizia reale da una che non lo è? Lo scopriremo solo giocando.