Undici reclami presentati in undici Paesi dell’Unione europea. Un’organizzazione non governativa a difesa della privacy viennese accusa Meta, la holding di Facebook e Instagram, di utilizzare i dati personali dei propri utenti per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale in modo illecito, senza consenso, in violazione delle norme della privacy dell’Ue.
La denuncia dell'Ong Nyob: "Uso in contrasto della Gdpr"
La Ong si chiama Noyb ed è nota soprattutto per l’azione legale intrapresa sempre contro Meta e che ha portato alla decisione della Corte di Giustizia europea di invalidare il cosiddetto ‘Privacy Shield’, l’accordo che regolava il trasferimento dei dati dei cittadini europei dall’Unione agli Stati Uniti. Nyob (acronimo che sta per ‘None of your business’, in italiano, non sono affari tuoi), ha chiesto agli organi di vigilanza nazionali sulla privacy - compreso il Garante italiano - di agire immediatamente e bloccare l’uso dei dati. Per la Ong le modifiche alle politiche sulla privacy di Meta - che entreranno in vigore il 26 giugno - le consentirebbero di usare l’archivio storico di post personali degli utenti, le immagini e le interazioni avvenute sui social per addestrare la sua intelligenza artificiale.
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La replica di Meta: "Approccio conforme alle leggi sulla privacy"
Nyob ha presentato diverse denunce contro Meta e altri colossi tecnologici per violazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (Gdpr), che prevede sanzioni fino al 4% del fatturato globale dell’azienda nel caso in cui le accuse siano ritenute vere. Max Schrems, fondatore di NOYB, ha dichiarato in un comunicato che la Corte europea si è già pronunciata sulla questione nel 2021.
“La Corte di giustizia europea (CJEU) ha già chiarito che Meta non ha alcun ‘interesse legittimo’ che possa prevalere sul diritto degli utenti alla protezione dei dati quando si tratta di pubblicità”, ha dichiarato. "Eppure l'azienda sta cercando di usare gli stessi argomenti per l'addestramento di una non meglio definita ‘tecnologia AI’. Sembra che Meta stia ancora una volta ignorando palesemente le sentenze della Corte di Giustizia europea”, ha aggiunto.
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Un portavoce di Meta ha dichiarato che l'azienda è certa che il suo approccio sia conforme alle leggi sulla privacy e che sia coerente con le modalità di sviluppo dell'IA da parte di altre aziende tecnologiche in Europa.
La nuova Ai di Meta addestrata con vecchi post
La denuncia è la prima che tocca gli affari dei colossi tecnologici nel mercato nascente dell’Intelligenza artificiale. Ma, si è detto, non è la prima che riguarda l’uso dei dati da parte di Big Tech. Questa denuncia arriva a pochi giorni dall’approvazione definitiva dell’Ai Act, la legge europea che regola l’Intelligenza artificiale. Legge che ha stabilito regole generali per gli sviluppatori e nuove restrizioni sulle modalità di utilizzo di questa tecnologia che entreranno in vigore nei prossimi anni.
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Meta ha annunciato di voler espandere i suoi sistemi di intelligenza artificiale anche in Europa. Nuovi strumenti che consentiranno agli utenti di ottenere informazioni, consigli su acquisti o ricette, o generare immagini. Ma in Europa c’è il paletto della Gdpr. Che prevede che gli utenti possano opporsi all’uso dei loro dati per l’addestramento delle Ai. Si chiama Opt-out. Ma Nyob sostiene che Meta avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione all’uso dei dati, non dare semplicemente la possibilità di opporsi ‘in alternativa’. Una partita complessa che ora spetterà alle autorità garanti nazionali risolvere. Previo un accordo in sede europea.