Italian Tech

Analisi

Le Big Tech hanno già licenziato 60.000 persone nel 2025

2025 Craig T Fruchtman
2025 Craig T Fruchtman 

Con il taglio di 7.000 posti di lavoro annunciato da Microsoft sale il numero di aziende che licenziano e di posti di lavoro persi. Le ragioni sono legate soprattutto a necessità di rendere le aziende più agili e al nuovo trend dell’Intelligenza artificiale. Ma c’è un tema smart working che tiene banco, soprattutto negli Usa

2 minuti di lettura

Nei primi 5 mesi del 2025 negli Stati Uniti c’è un solo settore che ha licenziato più delle tech company. L’amministrazione pubblica, costretta a una poderosa cura dimagrante targata Elon Musk. Con i 7.000 licenziamenti annunciati ieri da Microsoft infatti sale a 60.000 il numero di posti di lavoro tagliati dal comparto tecnologico statunitense. Mille in meno dei licenziati tra le agenzie governative, stabile a 61.296, ma che sale a 171.843 se si aggiungono i pensionamenti, i prepensionamenti e gli ‘allontanamenti volontari’ dai vari settori.

Due storie che corrono in parallelo su Layoff, un portale che raccoglie i dati sia i licenziamenti nelle aziende tech che – dal 2025 – quelli dello stato federale. Il motivo è che ai curatori del sito sembrano due facce della stessa medaglia, due mondi costretti ora più che prima a ripensarsi. Uno, quello delle tech company, continuamente per cercare di reindirizzare obiettivi e produzione con i cambiamenti del mercato. L’altro, l’amministrazione pubblica targata Trump, che cerca una strada per l’efficienza attraverso le nuove tecnologie e sotto la guida di uno degli imprenditori tecnologici più noti al mondo.

Microsoft, Intel, Salesforce, Amazon: dove tagliano i colossi tecnologici

I numeri di questa ondata di licenziamenti per ora sono inferiori a quella che ha caratterizzato il 2023, anno che si chiuse con 270 mila posti di lavoro sacrificati sull’altare delle ristrutturazioni aziendali. Ma è presto per fare paragoni.

Microsoft segue una lunga fila di aziende che hanno annunciato licenziamenti nel 2025. Il mese scorso Intel ha annunciato il taglio del 20% del proprio personale, circa 22.000 persone. Meta a gennaio ha annunciato un taglio del 5% del personale, 3.600 dipendenti. Salesforce taglierà 1.000 posti. Amazon 200 e BlueOrigin, altra azienda di Jeff Bezos, 1.000. HP circa 2.000. Dell 12.000. Crowdstrike 500. E di qui a scendere, tech company per tech company, piccole e grandi.

E su tutte, in qualche modo pesano due fattori fondamentali: l’inflazione, il peggioramento del quadro economico dovuto soprattutto ai dazi, alle incertezze commerciali globali, e l’impatto dell’Intelligenza artificiale. Non ancora in termini di produzione, non si tratta quindi di ‘posti di lavoro sostituiti’, ma in termini di focus: molte aziende stanno licenziando per assumere altrove, concentrare le proprie energie sul nuovo macrotrend del mercato tecnologico. L’intelligenza artificiale. Autodesk, Hp, Microsoft e Salesforce ne parlano apertamente quando giustificano tagli in aree considerate “meno strategiche o obsolete”. Molte aziende tecnologiche hanno esplicitamente dichiarato che i tagli servono a liberare capitale umano e finanziario da reinvestire nello sviluppo di prodotti, infrastrutture e competenze legate all’intelligenza artificiale. Ma ci sono anche altri fattori ricorrenti.

Intelligenza artificiale, smart working e ricerca di una nuova ‘agilità’

Quello che sembra ricalcare un fenomeno del nostro tempo è legato al lavoro da remoto. Dell ha legato i propri tagli a una politica più rigida di ‘ritorno in ufficio’. A partire dal 3 marzo ha chiesto ai propri dipendenti che vivono entro un’ora dall’ufficio di lavorare in sede almeno 5 giorni a settimana.

Una parte dei licenziamenti è avvenuta tra chi si è rifiutato. Anche Amazon, IBM, Uber, Salesforce e Meta hanno - tra le altre - deciso negli ultimi mesi un progressivo ma tassativo ritorno in azienda. Politiche che riflettono tutte un trend più ampio tra le aziende, che cercano di bilanciare flessibilità alla necessità di maniere una cultura aziendale coesa. Politiche che hanno creato malumori tra i dipendenti che, in alcuni casi, hanno preferito un passo indietro e cercarsi un’altra occupazione.

Altro trend ricorrente è che spesso tra le aree più colpite dai licenziamenti ci sono i team che si occupano di comunicazione, risorse umane e vendite. Tutti settori che in qualche modo sono stati individuati nel tempo come “vittime” destinate dall’uso su ampia scala delle IA generative. Come trasversale è anche il fatto che a far optare per i licenziamenti in quasi tutti i casi ci sono spesso necessità di semplificare le strutture interne e ridurre i livelli manageriali nei processi operativi. Al solo fine di snellirli e rendere le aziende più agili. E l’agilità e la leva che sembra muovere le pedine sulla nuova mappa del lavoro che si sta ridefinendo. Nel privato iper liberista delle big tech come nel pubblico della destra repubblicana targata Donald Trump.