Italian Tech

Intelligenza artificiale

Un gruppo di imprenditori italiani (ed europei) ha chiesto di fermare la legge europea sull’IA

Jonathan Raa/NurPhoto
Jonathan Raa/NurPhoto 

Un appello formale per sospendere temporaneamente il regolamento sull’Intelligenza artificiale: “Mette a rischio innovazione e imprese”. Ma anche a livello europeo molte associazioni si stanno muovendo nella stessa direzione. Centinaia di firme. Mentre le prime applicazioni della legge stanno per entrare in vigore

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Stop the Clock. Fermare l’orologio dell’AI Act, la legge europea sull’Intelligenza artificiale. È la richiesta che un gruppo di aziende italiane attive nel settore, insieme a investitori, centri di ricerca e attori istituzionali, ha fatto firmando un appello formale alle istituzioni europee affinché sospendano temporaneamente l’attuazione del nuovo regolamento dell’UE. L’obiettivo – si legge – è evitare che un quadro normativo troppo rigido e complesso finisca per soffocare l’innovazione, ostacolando le startup e la competitività europea nel settore.

Il documento: “L’IA non è burocrazia”

Nel documento intitolato “L’IA è futuro, non burocrazia”, i firmatari sottolineano che la normativa rischia di trasformarsi in un freno per chi sviluppa e sperimenta nuovi modelli tecnologici. Il testo – nato da un incontro alla Camera dei deputati avvenuto lunedì pomeriggio - evidenzia come il regolamento europeo, così com’è stato concepito, comporti “difficoltà operative notevoli, in particolare per startup e soggetti imprenditoriali innovativi di tutte le dimensioni”.

Tra i firmatari italiani, risultano nel documento: Angi, l’associazione italiana dei giovani innovatori; Aifti, imprenditori e fondatori tecnologici; Ai Salon. Poi aziende come Aptus.AI, Empatica e la piattaforma di edutainment Datapizza. Per un totale di 38 aziende.

In Europa si allarga il fronte “Stop the clock”: dalla Svezia alla Repubblica Ceca

L’azione è in qualche modo concordata a livello europeo, da diversi attori del settore. Un appello del tutto simile a quello italiano è stato firmato a livello continentale da molti da fondatori e amministratori di aziende innovative: Kry, Voi, Synthesia e NordVPN. Ma anche investitori come Accel e EQT Ventures.

La sintesi è la stessa: il contesto attuale potrebbe spingere i talenti e i capitali a lasciare l’Europa in favore di Stati Uniti, Regno Unito e Asia, dove regolamentazioni più leggere e chiare facilitano lo sviluppo tecnologico. L’appello segue le forti rimostranze verso l’AI Act espresse dal pirmo ministro svedese, Ulf Kristersson. Posizione che si è allargata a Repubblica Ceca, Germania, Danimarca.

Per affrontare la questione, è stata proposta l’introduzione di un punto specifico nell’agenda del prossimo Consiglio informale, dove gli Stati membri potranno chiaramente dichiarare le proprie posizioni riguardo a una possibile pausa nell’applicazione dell’AI Act. Lucilla Sioli, capo delle politiche europee sull’IA, da quanto si apprende ha detto di essere a conoscenza delle voci critiche verso la norma e di lavorare a una soluzione.

Cosa implicherebbe “Fermare l’orologio” dell’AI Act

“Non si tratta di una mera questione burocratica, ma di evitare che le imprese rimangano bloccate in un limbo normativo che frena l’innovazione e scoraggia gli investimenti”, ha dichiarato Johannes Schildt, CEO di Kry. “Una pausa calibrata consentirebbe di definire regole più chiare, proporzionate e applicabili, rafforzando la credibilità e la competitività europea nel settore AI”.

Pausa calibrata. Nel testo, “Stop the clock”. La preoccupazione principale riguarda l’impatto concreto che gli obblighi di compliance avranno sull’intero ecosistema. Secondo stime citate nel documento (quello italiano), l’adeguamento agli standard tecnici richiesti dall’AI Act potrebbe costare alle startup fino a 300.000 euro l’anno e richiedere oltre 12 mesi di lavoro, una soglia considerata insostenibile per realtà che operano con team ridotti e risorse limitate.

La critica alla definizione “ad alto rischio” per l’AI

Il documento critica inoltre l’automatica classificazione come “ad alto rischio” di alcuni modelli general purpose in base alla sola potenza computazionale impiegata per l’addestramento. Una soglia definita “arbitraria e non supportata scientificamente”, che rischia di penalizzare progetti open source o accademici, privi delle infrastrutture delle big tech ma capaci di generare risultati altamente innovativi.

Per questo, il gruppo chiede che l’Europa adotti una “pausa temporanea nell’attuazione dell’AI Act: uno ‘Stop-the-clock’”, appunto, “per riflettere, semplificare e migliorare i meccanismi attuativi della normativa”. L’idea è di rinviare la fase applicativa per consentire un allineamento più realistico con l’evoluzione tecnologica, dando tempo alle imprese per comprendere e implementare correttamente gli obblighi richiesti.

Lo “stop the clock” chiesto dall’appello permetterebbe di rivedere la classificazione dei modelli AI, eliminare sovrapposizioni normative con altri regolamenti come il GDPR e ridurre i costi elevati di compliance stimati in centinaia di migliaia di euro all’anno. Inoltre, si chiede una maggiore apertura ai dati pubblici per l’addestramento AI e strumenti innovativi come le sandbox regolatorie per facilitare la sperimentazione.

La richiesta di un meccanismo di sospensione temporanea

Il testo suggerisce di prendere esempio da altri ambiti normativi europei, come l’Omnibus I Sustainability Package, dove meccanismi di sospensione temporanea hanno consentito una revisione più equilibrata e sostenibile delle regole. Secondo i promotori, senza un intervento correttivo l’Europa rischia di diventare “il mercato più ostile per l’innovazione IA”, mentre Paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone stanno adottando approcci regolatori più agili e favorevoli allo sviluppo tecnologico.

“Non chiediamo privilegi. Chiediamo di poter competere”, si legge in chiusura. “L’Italia ha l’opportunità di essere protagonista, non ostaggio della complessità.” L’appello sollecita un dialogo aperto tra istituzioni e imprese per scrivere insieme regole che siano realmente a servizio dell’innovazione, e non un ostacolo alla crescita del settore più strategico del futuro. Con l’AI Act che prevede l’entrata in vigore di alcune sue parti già nelle prossime settimane, il rischio paventato è che le aziende si trovino a dover rispettare regole incomplete e tecnicamente confuse, mettendo a repentaglio il futuro tecnologico europeo.