Una guida per le aziende. Una bussola per chi comunica per loro. La Fondazione per la Sostenibilità Digitale, principale centro di ricerca in Italia dedicato all’analisi dell’impatto della trasformazione digitale sulla sostenibilità, ha presentato un quadro di riferimento per guidare i professionisti della comunicazione verso un ecosistema digitale più etico, inclusivo e sostenibile.
Il “Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione”, raccontato oggi nella Sala Stampa della Camera dei Deputati su iniziativa del deputato Enzo Amich (FdI), prova a definire gli obiettivi per ridurre l’impatto ambientale, sociale ed etico della comunicazione digitale. Provando a mettere al centro “la persona e il benessere collettivo”. E cercando di evitare che le aziende commettano errori nella comunicazione digitale. “Se ne commettono molti”, racconta a Italian Tech Stefano Epifani, presidente della fondazione. “Uno su tutti? Quello che viene chiamato “greenwashing”, ovvero usare la sostenibilità come qualcosa da esibire e non come un valore sostanziale dell’azienda”.
Un approccio sistemico alla comunicazione sostenibile
Sviluppato dal gruppo di lavoro “Sostenibilità nella Comunicazione e nell’Advertising Digitale”, il manifesto propone un’integrazione strutturale tra media online e offline. Riflettendo la trasformazione digitale che sta ridefinendo strumenti, linguaggi e relazioni. La comunicazione digitale è vista come leva e insieme oggetto di sostenibilità, in una relazione biunivoca: deve essere progettata in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ma può anche contribuire attivamente al loro raggiungimento.
I principi fondamentali del manifesto
Il Manifesto si articola in 11 principi chiave. Si parla di etica e trasparenza, per contrastare disinformazione; di sostenibilità ambientale, attraverso la riduzione del consumo energetico e dell’impronta ecologica delle infrastrutture digitali; di centralità della persona, nel rispetto della dignità e dei diritti fondamentali; ma anche di diversità culturale e impatto sociale positivo, e di benessere digitale (qui l’elenco completo).
Il gruppo di lavoro sta inoltre definendo indicatori KPI - degli indicatori per misurare i risultati concreti della sostenibilità della comunicazione - specifici. “Il Manifesto non è una dichiarazione astratta, ma uno strumento operativo per chi lavora nella comunicazione”, ha aggiunto Epifani, “serve una bussola per orientarsi in una trasformazione digitale che, se non guidata, rischia di essere esclusiva, opaca e insostenibile”.
A chi si rivolge il manifesto. A settembre le prassi per aziende
Il documento si rivolge a professionisti della comunicazione, aziende, media, istituzioni e piattaforme digitali, chiamati a un impegno congiunto per modelli comunicativi più equi, trasparenti e sostenibili. Scegliere soluzioni digitali meno impattanti, garantire accessibilità, promuovere benessere nei luoghi di lavoro e assicurare trasparenza dei contenuti – incluso l’uso dell’intelligenza artificiale e dei contenuti sponsorizzati – sono elementi centrali della visione del Manifesto.
“Questo lavoro nasce esigenza di focalizzare ruolo comunicazione sui temi di sostenibilità digitale. Un tema di cui si discute molto, ma raramente in modo corrette”, ragiona Epifani alla nostra testata. “Da qui ci siamo chiesti perché non fare una riflessione strutturata su sostenibilità e comunicazione?”. La sostenibilità, è il ragionamento, passa anche attraverso la comunicazione. Che riguardi la correttezza delle informazioni, il loro impatto sociale, quello ambientale (un file Pdf condiviso con migliaia di indirizzi ha un impatto diverso da una semplice email di testo). La presentazione del manifesto è un primo passo. Tutto si concluderà a settembre con la condivisione ragionata delle prassi da seguire per comunicare in modo sostenibile.