Un tempo, il ritorno a scuola era scandito dalla corsa ai libri di testo, nuovi o usati che fossero. Oggi, quella corsa ha cambiato direzione: si va alla scoperta degli strumenti di intelligenza artificiale che promettono di rivoluzionare il modo di imparare e insegnare.
Per accompagnare studenti e insegnanti in questa trasformazione, abbiamo realizzato tre guide pratiche sull’uso dell’IA nello studio e nella didattica. Saranno disponibili in edicola con la Repubblica, gratis, il 15, 16 e 17 settembre prossimi. Sono volumi pensati come bussole in un panorama in rapida evoluzione: quello dell’intelligenza artificiale generativa, la svolta tecnologica più profonda dai tempi della diffusione di internet.
Il primo volume, in uscita il 15 settembre, è dedicato agli strumenti che aiutano a imparare e ad approfondire qualsiasi argomento, sia per chi parte da zero che per chi ha già una solida preparazione. Contiene una lunga serie di suggerimenti per usare al meglio l’IA nello studio: dalla creazione di quiz personalizzati alla pianificazione di lezioni, fino alla scrittura di istruzioni efficaci per ottenere il massimo dall’intelligenza artificiale.
Il secondo volume, previsto per il 16 settembre, si concentra sull’insegnamento, ma offre spunti preziosi anche per gli studenti. Racconta le esperienze di docenti che hanno già integrato strumenti come ChatGPT e Gemini nelle loro attività quotidiane, e spiega nel dettaglio come utilizzare applicazioni avanzate come NotebookLM di Google. Quest’ultimo consente non solo di analizzare appunti e documenti, ma anche di trasformarli in podcast o video in italiano, rendendo i contenuti più accessibili e coinvolgenti.
Il terzo manuale, in edicola il 17 settembre, apre lo sguardo verso il mondo del lavoro. Un ponte tra scuola, università e professione: si parla di apprendimento continuo, corsi gratuiti online per sviluppare competenze sull’IA e strumenti pratici per lavorare ovunque, anche da smartphone o tablet. Dai generatori di curriculum intelligenti ai siti web creati in pochi clic, passando per le app che aiutano a organizzare, creare e comunicare senza bisogno di competenze tecniche. Bastano un’idea e la voglia di sperimentare.
Per la scuola, l’intelligenza artificiale rappresenta un punto di confine.
Esiste una istruzione prima dei chatbot e una dopo. “La macchina per fare i compiti” di cui Gianni Rodari scriveva profeticamente nel 1973 - in una novella che abbiamo incluso nei nostri manuali - è tra noi e ha le sembianze dei chatbot, quegli strumenti basati sull’IA generativa (GenAI) come ChatGpt di OpenAI, Gemini di Google e Claude di Anthropic in grado di creare contenuti a partire da un semplice comando (nel linguaggio tecnico: prompt) digitato o dettato a un computer o a uno smartphone.
Un’idea diffusa è che l’intelligenza artificiale generativa, capace di imitare la creatività umana, possa annullare lo spirito critico degli studenti, e che si possa sostituire a loro nello svolgimento di compiti ed esercitazioni. Per questi motivi, inizialmente, l’IA è stata bandita da molti istituti scolastici, primi su tutti - a gennaio 2023 - quelli appartenenti alla New York City Public Schools che ogni anno formano più di un milione di studenti. ChatGpt, aperta al pubblico il 30 novembre del 2022, aveva colto di sorpresa la scuola. Per gli insegnanti era un oggetto misterioso. Per gli alunni una facile scorciatoia. Per assestare il colpo sarebbe servito del tempo.
Ma alla fine la marcia indietro è stata collettiva. L’IA generativa stava cambiando il mondo, non aveva senso lasciarla fuori dalla classe. Se uno strumento è in grado in pochi secondi di fare ogni compito – di matematica, di italiano, di fisica, di latino, di storia dell’arte, di una qualsiasi lingua straniera e così via –, è impossibile ingnorarlo. Ci piaccia o no.
Non tanto perché ci si debba arrendere al fatto che gli studenti hanno trovato una via comoda per fare i compiti. Ma perché l’IA generativa, in grado di fornire risposte di ogni tipo (anche la risoluzione di un logaritmo, per esempio), modifica per sempre il nostro modo di relazionarci con le nozioni.
E anche il modo di trasmetterle.
Meglio allora conoscerla e usarla l’intelligenza artificiale. E comprendere che utilizzo virtuoso se ne può fare. Perché vietarla o ignorarla non sono delle ipotesi da considerare se vogliamo che la scuola sia contemporanea e possa cogliere le grandi opportunità (dall’inclusione allo sviluppo di nuove competenze e capacità) che il digitale può portare al mondo dell’istruzione.
Nei tre volumi allegati a la Repubblica, raccontiamo come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata non solo in modo consapevole e responsabile, ma anche stimolante e illuminante. L’IA, infatti, può accendere la curiosità degli studenti e riaccendere la passione degli insegnanti.
Come nel caso di Riccarda Gavazzi, docente di Lettere all’Istituto di Istruzione Superiore “Janello Torriani” di Cremona, che ha condiviso con noi un esperimento didattico sorprendente: ha usato ChatGPT per esplorare in modo più profondo e coinvolgente i racconti di Italo Calvino. Il risultato? Un entusiasmo contagioso tra i suoi studenti.
La sua testimonianza dimostra come l’intelligenza artificiale, se ben integrata nella scuola, possa rappresentare una spinta in avanti, non un ostacolo o un freno.