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Un’app indiana minaccia Whatsapp: cosa sappiamo del fenomeno Arattai

Un’app indiana minaccia Whatsapp: cosa sappiamo del fenomeno Arattai

Il governo indiano vuole l’indipendenza tecnologica dopo le tensioni commerciali con gli Usa di Trump: “Make in India, spend in India”. In sette giorni fa sette milioni di download un’app di messaggistica, nonostante i problemi e la poca sicurezza

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Nelle ultime settimane un’app di messaggistica ha scalato le classifiche degli store indiani. Si chiama Arattai ed è sviluppata dalla società indiana Zoho. Un piccolo colosso dell’hi-tech indiano con una crescita annua del 30% e un fatturato di circa 100 miliardi nel 2024.

L’azienda afferma di aver raggiunto sette milioni di download in una settimana, dopo che il governo di Nerendra Modi ha intensificato la campagna “Make in India, spend in India” (produci in India, spendi in India) che promuove l’uso di prodotti e servizi nazionali. Indicazione che riecheggia gli slogan del presidente americano Donald Trump, che ha cominciato col gigante asiatico un’accesa guerra commerciale.

Nome tamil, identità indiana: Arattai racconta che qualcosa sta cambiando

Il nome Arattai significa “chiacchierata” in tamil, lingua parlata soprattutto nel sud dell’India, da molti considerata un tassello fondamentale della cultura identitaria indiana. L’app era nata nel 2021 come strumento interno di comunicazione per Zoho.

Ma la svolta è arrivata nel 2025, quando il governo indiano ha rilanciato la strategia dell’autonomia digitale in risposta alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e alla dipendenza tecnologica dall’estero. L’obiettivo di Nuova Delhi è costruire un ecosistema digitale indipendente — dalle app ai sistemi di pagamento — per ridurre la vulnerabilità economica e rafforzare la sovranità dei dati nazionali.

Una battaglia geopolitica. Obiettivo: l’indipendenza tecnologica

Il ministro Dharmendra Pradhan ha invitato pubblicamente gli indiani a usare “app fatte in India per restare connessi”, e in pochi giorni Arattai è passata da 3.000 a 350.000 iscrizioni giornaliere. Zoho ha segnalato oltre due milioni di nuovi utenti in un solo giorno, con più di un milione di utenti attivi mensili. L’app ha raggiunto il primo posto negli store, superando WhatsApp e Telegram.

Arattai promette prestazioni ottimizzate per reti lente e smartphone economici, con dati ospitati interamente in India. Tuttavia, la piattaforma non dispone ancora della crittografia end-to-end per i messaggi di testo, offrendo sicurezza completa solo per chiamate vocali e video. Questa lacuna - spiegano gli esperti - limita la fiducia di chi vede nella privacy digitale uno degli aspetti chiave dell’indipendenza tecnologica.

Arattai piace, ma presenta dei limiti tecnici

Molti utenti hanno elogiato l’interfaccia pulita e la leggerezza dell’app, mentre il governo la considera un simbolo di emancipazione tecnologica, in un contesto in cui WhatsApp — di proprietà di Meta — domina il mercato con oltre 500 milioni di utenti attivi in India, attualmente primo paese al mondo per utilizzo di Whatsapp. L’India ha 1,42 miliardi di abitanti.

Gli esperti, però, restano cauti. Secondo l’analista Prasanto K Roy, Arattai dovrà dimostrare di saper trattenere gli utenti, non solo attirarli con lo slancio patriottico. “Il nazionalismo può far partire un’app, ma non mantenerla,” osserva.

India vuole diventare tecnologicamente autonoma

Arattai è più di un semplice progetto digitale: è il simbolo della volontà del governo Modi di costruire un’India tecnologicamente autonoma. Capace di sviluppare infrastrutture e piattaforme proprie riducendo la dipendenza dai giganti occidentali. Ma perché questa ambizione si traduca in realtà, l’app dovrà garantire sicurezza, affidabilità e continuità d’uso.

Solo allora il sogno dell’autonomia digitale potrà trasformarsi in un risultato concreto, e non restare un esperimento patriottico destinato a svanire. E forse indicare al mondo intero una strada da percorrere per cercare, magari trovare, un’alternativa ai colossi tecnologici americani. I casi non mancano. Quando dalla Cina arrivò DeepSeek, il chatbot di intelligenza artificiale alternativo a ChatGpt, molti parlarono di momento Sputnik dell’IA: Pechino aveva dimostrato che un’alternativa era possibile, e funzionava. Ma lo stesso si può pensare a proposito della tecnologia che montano le auto elettriche cinesi, o l’abilità nella costruzione di componentistica hardware per gli smarphone già dimostrata dagli indiani.