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Honor Robot Phone, lo smartphone con la fotocamera che prende vita

Honor Robot Phone, lo smartphone con la fotocamera che prende vita

Nel pieno dell’era dei telefoni ultrapiatti, Honor sorprende con un concept che ribalta le regole del design mobile. Il suo Robot Phone integra una fotocamera su braccio gimbal capace di muoversi e reagire in autonomia, trasformando il dispositivo in un compagno intelligente e quasi “animato”. Un’idea che guarda avanti ma affonda le radici nei vecchi esperimenti con fotocamere rotanti, da Oppo N1 al Samsung Galaxy A80

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In un mercato sempre più saturo, dove la tendenza del 2025 sembra quella dei telefoni supersottili sotto i 6 millimetri di spessore – fra gli ultimi anche il Motorola X70 Air che ha appena debuttato in Cina per sfidare iPhone Air e Samsung S25 Edge – arriva un’altra intrigante proposta di Honor.

Al termine di un evento di lancio dedicato ai due nuovi top di gamma Magic 8, in vendita in Cina da questo mese e attesi a livello internazionale entro fine anno, il brand cinese ha diffuso un teaser quasi da film d’animazione che ha acceso la curiosità del settore per un nuovo concept battezzato “Robot Phone”.

Non si tratta solo di un prototipo con un’estetica sperimentale ma di un’idea intrigante: uno smartphone dotato di una fotocamera installata su un braccio gimbal robotico capace quindi di estendersi, muoversi e inquadrare in modo autonomo grazie al supporto dell’intelligenza artificiale.

E di fare probabilmente anche qualcosa di più.

Questa curiosa “one more thing”, ancora in fase concettuale e marchiato con una Alpha in linea con una visione strategica del gruppo battezzata Alpha plan, mostra una scocca spessa e modulare da cui emerge una sezione motorizzata, simile a un piccolo “occhio” meccanico, o se preferite il volto di un robottino, in grado di orientarsi liberamente.

Stando alle prime immagini diffuse da Honor, la fotocamera può ruotare su più assi, sporgere dal corpo del telefono e tornare a ripiegarsi nell’alloggiamento della scocca dove poi viene nascosta da uno sportello a scorrimento, combinando movimento fisico e analisi visiva.

Il risultato è un sistema fotografico che non si limita a stabilizzare le riprese ma interagisce con l’ambiente, reagendo ai movimenti o seguendo automaticamente un soggetto. Qualcosa di nuovo, in effetti.

Un braccio fotografico che apre ai robottini da compagnia

Il nome “Robot Phone” non è casuale: il teaser mostra la fotocamera mentre parlotta, ridacchia emettendo una serie di sospiri e parole come se avesse una personalità propria e fosse dotata appunto di funzionalità vocali.

Una specie di animazione del dispositivo in cui la camera segue gli eventi intorno a sé in pubblico come in privato, non si capisce se corrispondente o meno a quanto verrà effettivamente sviluppato. È naturalmente un modo, fra l’altro molto in linea con la sensibilità asiatica, per sottolineare il carattere quasi antropomorfo del telefono, pensato non più solo come strumento passivo ma come un piccolo assistente visivo e quasi “di compagnia”.

Honor non ha rivelato specifiche tecniche o data di commercializzazione ma ha lasciato intendere che il concept verrà svelato in forma completa nel corso del 2026. Lo vedremo probabilmente in occasione del prossimo Mobile World Congress di Barcellona, dal 2 al 5 marzo prossimi.

“Con il Robot Phone Honor immagina il telefono del futuro come qualcosa di più di un semplice strumento - ha scritto l’azienda in un comunicato - diventa un compagno emotivo che percepisce, si adatta ed evolve autonomamente come un robot, arricchendo la vita dei suoi utenti con amore, gioia e saggezza”.

Il cantiere è fra l’altro ancora aperto: sul suo sito Honor invita infatti gli utenti a immaginare un dispositivo che unisca il “super cervello” dell’IA, capace di percepire l’ambiente all’istante, alla super mobilità di un robot, capace di muoversi e partecipare attivamente ai momenti della vita.

Lo fa con l’iniziativa “Users Wish Plan”: chi si iscrive potrà ricevere aggiornamenti esclusivi dietro le quinte, partecipare a ricerche utente durante lo sviluppo (con possibilità di fornire feedback) e ottenere accesso prioritario alle prime prove e versioni del dispositivo.

I precedenti, dall’N1 al Galaxy A80

Il progetto Honor non è in realtà del tutto inedito. Si inserisce infatti in una lunga tradizione di più o meno riusciti tentativi di rendere più dinamica la fotografia da smartphone.

Già nel 2013 Oppo aveva introdotto la fotocamera rotante sull’N1, una lente motorizzata che poteva ruotare di 206 gradi per trasformarsi da sensore posteriore a frontale. Il modello fu effettivamente lanciato sul mercato. Pochi anni dopo, nel 2019, Asus Zenfone 6 aveva ripreso l’idea con un modulo “flip camera” capace di ribaltarsi automaticamente funzionando dunque sia da posteriore che da frontale, seguito dallo Zenfone 7 nel 2020, che ne migliorava meccanica, resistenza e sensori.

Nello stesso periodo Vivo NEX 3 e Xiaomi Mi Mix 3 sperimentavano moduli pop-up o slider che emergevano dal corpo del telefono – nel secondo caso per la camera anteriore - cercando il compromesso tra design full screen e innovazione ottica.

Anche Samsung Galaxy A80 del 2019 aveva tentato una via intermedia con un complesso sistema di rotazione del blocco fotografico mentre LG Wing nel 2020 aveva portato all’estremo l’idea del movimento integrando addirittura uno schermo rotante, più utile in realtà all’interfaccia che alla fotografia.

Ognuno di questi esperimenti, pur affascinante, si è scontrato con i limiti pratici della miniaturizzazione, della fragilità meccanica e dei costi produttivi pur, in certi casi, riscontrando un discreto successo.

Honor ora sembra voler riprendere quel filo ma con un approccio più sofisticato, d’altronde in linea con le potenzialità attuali. Il suo Robot Phone non si limita a muovere la lente in varie direzioni: a quanto pare di capire la abbina alla capacità di analisi ambientale, tracciamento intelligente e interazione contestuale. Il risultato è un’ibridazione fra smartphone e macchina autonoma, a metà strada tra un gimbal e in fondo un vero e proprio robot personale.

È un’idea che rilegge il concetto stesso di fotocamera mobile, non più vincolata alla mano dell’utente ma potenzialmente capace di muoversi, scegliere l’inquadratura migliore o perfino “dare un’occhiata” quando non è in uso.