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L’analisi

Cos’è la Macchina di Majorana di cui si è parlato in Senato (e perché è una bufala)

Cos’è la Macchina di Majorana di cui si è parlato in Senato (e perché è una bufala)

Le teorie del complotto su una fantomatica macchina che può trasmutare il polistirolo in oro sono arrivate in in Senato. Ma nessuno scienziato ha mai potuto verificarne l’esistenza o la validità scientifica. Ecco perché

7 minuti di lettura

*Lorenzo Paletti, fisico, prestigiatore e saggista, collabora con il CICAP dal 2015. Ha seguito la storia di Rolando Pelizza e della Macchina di Majorana dal 2019. È autore del libro L’Ultimo Segreto di Majorana: la Macchina di Rolando Pelizza (2024) e ha approfondito alcuni aspetti della strana vicenda in una serie di video sul suo canale YouTube. Su Italian Tech racconta cos’è la Macchina di Majorana, come è stata concepita, chi continua a spacciarla per vera, e soprattutto perché non può fare nulla di quel che prometteva Rolando Pelizza, l’imprenditore che l’avrebbe costruita.

Nella giornata di ieri, 22 ottobre, nella sala “Caduti di Nassirya” del Senato, si è tenuta una conferenza stampa dedicata alla fantomatica Macchina di Majorana. Si è parlato di fenomeni miracolosi, segreti rimasti celati per mezzo secolo, e di un marchigegno capace, tra le altre cose, di trasmutare il polistirolo in oro zecchino. Ma cos’è questa Macchina? E quanto è attendibile la storia che racconta Rolando Pelizza, l’imprenditore che sostiene di averla costruita?

Da anni, questa vicenda mi affascina profondamente. Nel 2024, dopo cinque anni di ricerche e interviste, ho pubblicato il libro L’Ultimo Segreto di Majorana: La Macchina di Rolando Pelizza, che ricostruisce in dettaglio la versione raccontata dal Pelizza, rivelando retroscena inediti e le incongruenze tra le sue affermazioni e ciò che è noto alla scienza moderna.

La scomparsa di Majorana

Per capire le origini della storia, è necessario fare un passo indietro di quasi un secolo. A partire dal 1928 il geniale fisico Ettore Majorana fa parte dei ragazzi di via Panisperna, gruppo di ricercatori capitanato da Enrico Fermi che svolge ricerche oggi ritenute fondamentali per lo sviluppo della fisica moderna. Nel 1933, Majorana si trasferisce per alcuni mesi al laboratorio di Werner Heisenberg a Lipsia. Tornato in Italia, si isola, rifiutandosi di uscire di casa anche dietro l’invito dei colleghi. La sua clausura termina nel 1938, quando gli viene assegnata per chiara fama una cattedra di fisica all’Università di Napoli.

Sul finire del marzo di quell’anno, Majorana scrive due lettere prima di imbarcarsi su un piroscafo da Napoli a Palermo, dove dovrebbe trascorrere un fine settimana di vacanza. Una è indirizzata ad Antonio Carrelli, preside della facoltà dove insegna, l’altra ai familiari. Nei manoscritti, Majorana sembra suggerire la volontà di togliersi la vita. In una seguente missiva a Carelli probabilmente inviata da Palermo, il fisico smorza però gli allarmi e dice di non preoccuparsi.

Ciononostante, Majorana non si presenterà mai più in facoltà: è scomparso. Le ricerche partono immediatamente, ma del fisico non si trova più alcuna traccia.Nei mesi e negli anni successivi si susseguono le più svariate ipotesi di chi non crede al suicidio. Qualcuno dice di averlo visto in un convento napoletano, qualcun altro racconterà di averlo incontrato nei boschi del Cilento. Nel saggio del 1975 “La scomparsa di Majorana”, Leonardo Sciascia suggerisce che Ettore avrebbe trovato riparo alla Certosa di Serra San Bruno, mentre una teoria resa celebre da Chi l’ha visto sostiene che sarebbe fuggito in Sud America. Nessuno sa dire con certezza che fine abbia fatto. Le ipotesi abbondano, ma la versione raccontata da Rolando Pelizza è certamente la più sorprendente.

La versione di Pelizza

Rolando Pelizza nasce un mese prima della scomparsa di Majorana, nel febbraio del 1938. È originario di Chiari, in provincia di Brescia. Il primo maggio 1958, Rolando è in un monastero italiano non meglio precisato. Sta consegnando dei sandali per conto dell’azienda di famiglia quando conosce un frate con cui entra subito in sintonia. Il frate conosce la fisica e la matematica, e nei mesi successivi insegna a Rolando entrambe le materie. Dopo un anno, il frate rivela la sua identità: è Ettore Majorana.

Nel monastero, Majorana avrebbe proseguito in modo indipendente le sue ricerche, progettando una Macchina basata sulle sue ultime scoperte. Dopo averlo introdotto a quella che Rolando definisce una “nuova fisica” (per sua stessa ammissione, incomprensibile agli scienziati attuali), Majorana gli avrebbe consegnato i progetti della Macchina con il compito di costruirla.

La Macchina sarebbe in grado di svolgere almeno quattro funzioni, che Pelizza chiama fasi. Con la prima fase, la Macchina potrebbe produrre antimateria e annichilire un bersaglio, forandolo; con la seconda fase genererebbe energia infinita; con la terza tramuterebbe un elemento in un altro, come il carbonio della gommapiuma in oro; con la quarta fase ringiovanirebbe un organismo vivente.

Rolando racconta di avere costruito numerosi esemplari della Macchina; di essersi filmato durante esperimenti di annichilazione e trasmutazione; di avere avuto rapporti con diversi governi internazionali interessati ad acquisire la tecnologia; e di avere collaborato con il Vaticano e con il governo americano per produrre migliaia di tonnellate d’oro sfruttando la terza fase.

Lettere e fotografie

Pelizza ha pubblicato diverse lettere che Majorana gli avrebbe scritto dopo il 1938, dunque dopo la scomparsa. La prima è datata 1964, l’ultima è del 2006. Tre perizie grafologiche eseguite su commissione di Rolando e di Alfredo Ravelli (suo cugino e biografo, nonché protagonista della conferenza in Senato) confermerebbero che la grafia sui manoscritti è quella di Majorana.

Recentemente, la grafologa Monica Manzini ha confrontato i documenti originali di Majorana depositati all’Università di Roma con le lettere ricevute da Rolando, evidenziando palesi differenze tra le due grafie e concludendo che si tratta di falsi. A questo si aggiunge il parere del fisico e biografo Erasmo Recami, che vede per la prima volta le lettere dopo il 2010 e nota un errore madornale: in un passaggio la parola scienza è scritta senza la lettera ‘i’. Lo stesso Recami ha dichiarato: “Quelle lettere sembrano proprio scritte da Rolando Pelizza stesso”.

Rolando ha anche pubblicato alcune fotografie che sarebbero state scattate a Majorana nel corso della loro relazione. Nelle più recenti, datate 1996, Pelizza compare al fianco di quello che, a suo dire, sarebbe Ettore Majorana.L’ingegnere Michele Vitiello ha eseguito un’analisi antropometrica del volto del soggetto ritratto, concludendo che si tratta quasi certamente del fisico scomparso. Curiosamente, nello scatto del 1996 Majorana dovrebbe avere una ventina di anni più di Pelizza, invece nel giorno del suo 90esimo compleanno sembra un trentenne. Il potere di ringiovanimento della Macchina non c’entra: secondo Pelizza, Majorana lo avrebbe utilizzato su di sé solo 10 anni dopo, nel 2006.

In più occasioni ho chiesto allo staff di Rolando Pelizza di fornirmi le lettere e le fotografie originali per poterle sottoporre ad un perito che potesse datarle, ma la mia proposta è rimasta inascoltata. Benché datate tra il 1964 e il 2006, le lettere compaiono per la prima volta solo dopo il 2010, mentre diversi indizi suggeriscono che le fotografie siano state scattate tutte in digitale nel 2016. Il sospetto che le immagini siano più recenti è legittimo, considerato che il soggetto ritratto non appare simile a Majorana, ma identico (inclusa una cicatrice sullo zigomo destro) al semisconosciuto attore spagnolo Pol Nubiala.

Prove sperimentali

Negli anni ’70, Rolando si fa affiancare da Massimo Pugliese, agente dei servizi segreti italiani e membro della loggia massonica P2. Con l’aiuto di Pugliese, Pelizza cerca di vendere la Macchina ai governi di Italia, degli Stati Uniti e del Belgio. Di quelle trattative esistono diverse tracce, come i documenti pubblicati su WikiLeaks da cui emerge l’interesse di Henry Kissinger, o come le deposizioni degli onorevoli Piccoli, Fortuna e Andreotti che hanno seguito le trattative in Italia. Vale però la pena sottolineare che nessun governo ha mai speso un soldo per l’acquisto della Macchina, nonostante Pelizza e Pugliese chiedessero anticipi in denaro.

Adducendo ragioni di sicurezza e segretezza che sarebbero state imposte da Majorana, Pelizza si è sempre rifiutato di mostrare la Macchina agli scienziati incaricati dai governi. Tra questi c’è il fisico Ezio Clementel che, dopo avere osservato alcune pellicole girate da Rolando, scrive una relazione in cui afferma che “le energie e soprattutto le potenze in gioco si porrebbero al di là dei limiti dell’attuale tecnologia”.

Ma Clementel, esattamente come ogni altro membro della comunità scientifica, non ha mai potuto verificare le procedure sperimentali di Pelizza né chiarire il principio di funzionamento della Macchina. La sua relazione si chiude in modo lapidario: benché Pelizza sostenga che la Macchina produca antimateria, “si può in ogni caso escludere che si tratti di fasci di anti-particelle o anti-atomi”.

Di quel periodo, è emblematica una dichiarazione di Massimo Pugliese, che è stato al fianco di Pelizza nelle trattative con i governi: “Pelizza ha preso in giro e continua a prendere in giro tutti. Ha portato avanti infinite trattative ma, sul punto di concludere, manda tutto all’aria per poi ricominciare daccapo. […] Il gioco gli è andato bene finora e si è montato la testa. Bisogna cambiare il sistema, e non c’è bisogno di fare cose difficili: basta applicare la legge. Pelizza ha timore di una cosa soltanto: della galera”.

Il video con cui Pelizza sosteneva di aver dimostrato il funzionamento della macchina.

Nel 1992, mentre è latitante in Spagna con un mandato di cattura che pende sulla sua testa, Pelizza registra un video in cui sembra trasmutare un cubo di gommapiuma in oro. È uno dei reperti più sorprendenti, ma un’analisi al rallentatore delle riprese rivela un banale gioco di prestigio.

Pelizza e i suoi sostenitori ripetono che la Macchina è in grado di produrre oro di una purezza altrimenti impossibile da ottenere. Recentemente, una medaglietta votiva che sarebbe stata tramutata dalla Macchina è stata esaminata dal laboratorio Alchim di Chieri, che ha rilevato una purezza inferiore rispetto agli standard commerciali.

I fatti

Guardiamo ai fatti. Rolando Pelizza ha certamente avuto rapporti con i governi di Italia, Stati Uniti e Belgio. Benché le perizie su lettere e fotografie vengano sbandierate come prova della sua relazione con Majorana, professionisti come Monica Manzini mettono in forte dubbio tali affermazioni. Il rifiuto totale di fornire gli originali per la datazione inoltre non depone a favore dello staff di Pelizza.

Per quanto i video pubblicati da Rolando siano sorprendenti, nessuna commissione scientifica ha mai potuto esaminare la Macchina. I supposti esperimenti non sono tali: mancano prove ripetibili, un protocollo di test definito in anticipo e misure replicate e replicabili che certifichino quanto affermato. Nel 2015, dopo essersi avvicinato al Politecnico di Milano per ottenere una certificazione accademica della Macchina, Pelizza si è dileguato di fronte allo stringente protocollo di test proposto dall’ateneo.

Non esistono invece prove delle tonnellate d’oro che Pelizza avrebbe prodotto prima per il Vaticano e poi per il governo degli Stati Uniti. Non esistono prove dei supposti furti degli esemplari di Macchina che Pelizza avrebbe subìto nel corso degli anni, né del ringiovanimento di Majorana. Allo stesso modo, non ci sono prove che Pelizza fosse protetto da un’entità ultraterrena (Uriel) ch’egli avrebbe conosciuto nella sua forma terrena di Alfonso Salvi, santone bresciano originario del paese di Travagliato.

Come siamo arrivati in Senato

Rolando Pelizza è morto nel 2022. Da allora, un gruppo di suoi sostenitori continua a portare avanti la battaglia per quella che definiscono “la verità”. Sono convinti (o dicono di essere convinti) che poteri occulti abbiano impedito l’adozione della Macchina come fonte di energia e come rivoluzionario strumento per la produzione di materiali rari.

I sostenitori sono capitanati dal social media manager di Pelizza, che cura la comunicazione a nome dello “staff” e coordina le attività del gruppo. Al suo fianco c’è Alfredo Ravelli, cugino e biografo di Pelizza. Altri, come il docente svizzero Carlo Tralamazza che ha collaborato con Pelizza negli anni ’80, sostengono la vicenda in modo indipendente.

Recentemente è stata annunciata la fondazione di un Centro Studi e Ricerche Majorana-Pelizza con sede in Svizzera, che si propone di studiare ed esaminare sia la tecnologia della Macchina che la fisica che Pelizza avrebbe appreso da Majorana. Resta da capire su cosa si concentreranno le attività del gruppo, considerato che Pelizza non ha lasciato alcun documento scritto a proposito delle supposte conoscenze tramandate dal fisico scomparso.

Con le tavole tecniche che illustrano la struttura interna della Macchina, disegnate nell’ultimo decennio, l’associazione cercherà probabilmente di costruirne un esemplare per metterlo in funzione. In quel caso, non è chiaro chi fornirà gli ingenti fondi necessari alla costruzione di un prototipo che non ha mai dimostrato di fare ciò che viene descritto.

Una cosa è certa: l’incontro a Palazzo Madama, oltre a presentare fenomeni miracolosi che nessuno ha mai potuto certificare in modo indipendente da Pelizza, è stata un’ottima occasione per pubblicizzare i libri di Ravelli sulla vicenda. Durante la conferenza in Senato, il cugino e biografo di Pelizza si è rivolto al Ministero della Cultura, suggerendo che i suoi libri vengano acquistati e resi disponibili a tutti nelle biblioteche pubbliche. L’ultimo volume era esposto su un leggio durante la conferenza, a mo’ di Bibbia. Il prezzo di copertina è l’unico vero aspetto prodigioso della vicenda: costa 390€.