Per un romano pensare Roma come una "città intelligente” può sembrare un paradosso. Eppure c’è qualcosa che si muove sottotraccia e che in qualche modo promette di ridisegnare almeno una parte della città. Roma ha conquistato lo Smart City Award a Barcellona. Il merito è del modello Amor, riconosciuto come “esempio internazionale di innovazione centrata sulle persone”. Un traguardo che premia la strategia guidata dall’assessora Monica Lucarelli, guida delle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale. Il riconoscimento valorizza un approccio che unisce tecnologia, sostenibilità e inclusione sociale: una trasformazione urbana che parte dai dati e dal 5G, ma che trova il suo senso nella qualità della vita dei cittadini. L’idea di Lucarelli è creare una città intelligente che però non punta solo al digitale, ma a una nuova idea di comunità, dove la tecnologia è strumento di equità e crescita condivisa.
Assessore, il progetto Amor – The Human Side of Innovation ha vinto lo Smart City Award per il merito di aver messo “le persone al centro”. Chi viver Roma sa quanto è difficile pensarla come una città intelligente, smart. Ci può aiutare a rendere concreta questa idea di Roma smart city?
“Spesso quando si parla di Smart City si pensa immediatamente alla digitalizzazione o alle nuove tecnologie. In realtà, il concetto è molto più ampio: parliamo di politiche integrate che utilizzano l’innovazione come strumento, non come fine. E l’obiettivo resta sempre la persona. La “città intelligente” è anche quella che mette i cittadini al centro, garantendo inclusività e partecipazione”.
A Roma cosa si sta facendo di concreto nella direzione di una smart city?
“Stiamo lavorando in questa direzione attraverso diversi progetti: dalla Roma Data Platform, che raccoglie e gestisce i dati provenienti dai vari dipartimenti, allo sviluppo delle infrastrutture digitali – reti 4G e 5G – fino alle applicazioni basate su intelligenza artificiale. Abbiamo avviato una sperimentazione, l’istallazione di sensori e cassonetti intelligenti che ci permettono di raccogliere informazioni utili per supportare le decisioni politiche e amministrative. Le scelte non si basano più solo sull’intuizione o sul “buon senso”, ma su dati reali e certificati”.
Parliamo quindi di rifiuti quindi. Tema spinoso per i romani. In quali quartieri è già partita questa sperimentazione? Di che si tratta?
“Al momento è attiva principalmente nel Terzo Municipio, dove utilizziamo sensori sviluppati grazie alla collaborazione con una startup individuata attraverso una call for innovation lanciata dalla Casa delle Tecnologie Emergenti. Si tratta della startup Nando (startup che ha creato un cassonetto intelligente in grado di capire che tipo di rifiuto viene buttato, aiutando il suo corretto smaltimento, ndr), che partecipa anche al programma dedicato alla sperimentazione di tecnologie emergenti nei territori”.
Con quali risultati?
“Possiamo dire che è sotto gli occhi di tutti che il problema dei rifiuti a Roma oggi è diminuito”.
Nando è un dispositivo connesso. Ma in generale sembra che alla base di tutto il lavoro di Roma smart city ci sia il 5G come infrastruttura, non è così?
“Esatto. Su questo c’è un progetto, Roma 5G , che poggia su tre livelli. Il primo è la Roma Data Platform, la base su cui confluiscono tutti i dati provenienti dai vari dipartimenti, opportunamente puliti e certificati. Il secondo è l’infrastruttura di rete: 4G e 5G, che puntano a coprire l’intero territorio urbano. Sono già state installate circa 2.000 small cell, soprattutto nelle principali piazze e aree strategiche.Il terzo livello riguarda le applicazioni: durante il Giubileo, ad esempio, queste tecnologie hanno consentito di gestire in modo più sicuro ed efficiente i flussi di persone, fornendo in tempo reale informazioni alle forze dell’ordine”.
Parlando di questo mi pare che sti anticipando un po’ un altro progetto, Smart Police Support. Ce ne parla?
“Lo Smart Police Support è una sala operativa integrata dove confluiscono immagini e dati provenienti dai sistemi di protezione civile, polizia locale e videosorveglianza. Fa parte del programma Wi-Fi 5G, che prevede l’installazione di 1.700 sensori IoT e circa 7.000 telecamere su tutto il territorio comunale. Tutti i sistemi sono pienamente conformi alle norme sulla privacy e la sicurezza: solo le forze dell’ordine autorizzate possono accedere ai dati e alle immagini”.
Telecamere e controllo di polizia sono un tema di facile conflitto, soprattutto per questioni di tutela della privacy, controllo biometrico. Quali garanzie offrite ai cittadini romani?
“Le tecnologie sono progettate per garantire la tutela dell’identità personale. Ad esempio. Le targhe e i volti vengono automaticamente offuscati, e le analisi sono condotte su dati aggregati, non individuali.In questo modo si ottiene una capacità di analisi e reazione molto rapida, senza mai compromettere la privacy dei cittadini. Tutto avviene nel rispetto delle normative vigenti, con sistemi di criptazione e protocolli di sicurezza rigorosi”.
Case dell’Innovazione nei quartieri romani. Che tipo di progetti si stanno sviluppando?
“Le Case dell’Innovazione nascono dall’esperienza della Casa delle Tecnologie Emergenti e sono tre: a Corviale, Santa Maria della Pietà e Tor Bella Monaca.Sono spazi dedicati alla sperimentazione e accelerazione di startup, in collaborazione con partner come Zest. Ogni sede ha una vocazione specifica: Corviale è focalizzata sull’innovazione sociale; Tor Bella Monaca sulla tecnologia applicata all’energia e al risparmio energetico; Santa Maria della Pietà sul green tech e sull’agricoltura sostenibile. Tra i progetti più interessanti c’è quello di Bufaga (startup romana attiva nel campo della tecnologia ambientale e dell’innovazione urbana), che ha sviluppato un brevetto per ridurre l’inquinamento da polveri sottili, e diverse sperimentazioni sulla mappatura dei consumi energetici”.
Come viene garantita la sostenibilità economica di questi progetti sul lungo periodo?
“I progetti legati alla Casa delle Tecnologie Emergenti sono già coperti da fondi del Piano Metro fino al 2028. L’infrastruttura tecnologica 5G, invece, ha una concessione venticinquennale. Stiamo lavorando per integrare le varie linee di finanziamento, pubbliche e private, così da assicurare la sostenibilità e la manutenzione evolutiva di tutte le piattaforme e applicazioni coinvolte”.
Tra poco più di un anno ci saranno nuove elezioni comunali. Che obiettivi si è data entro quel periodo?
“Il primo obiettivo ora è consolidare i risultati ottenuti e garantire la manutenzione e l’evoluzione delle nuove tecnologie implementate. Vogliamo che i progetti non restino sperimentali, ma diventino parte integrante della vita quotidiana della città”.