Italian Tech

L’intervista

“Perché parlare di bolla dell’IA è un’ossessione senza senso”

“Perché parlare di bolla dell’IA è un’ossessione senza senso”

Alec Ross è tra i maggiori esperti mondiali di economia digitale. Professore a Bologna, investitore, da anni chiede all’Italia e all’Europa di investire in IA, che non è solo modelli linguistici e chatbot: “L’Italia ha eccellenze mondiali nell’industria, con IA e robotica ha solo da guadagnare”. La bolla delle nuove tecnologie, il rischi dell’inverno demografico, le soluzioni. Intervista

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Alec Ross è tra i maggiori esperti mondiali di economia digitale. Classe 1971, è nato in West Virginia. Oggi vive in Italia, dove insegna alla Bologna Business School. È stato tra i primi ad aver chiesto con urgenza all’Italia e all’Europa di investire in Intelligenza artificiale. Nelle occasioni pubbliche in cui appare e nelle interviste che concede, continua a farlo. Anche quando il mercato comincia a rivedere al ribasso le valutazioni senza precedenti nella storia raggiunte da queste aziende.

Mentre parliamo sono in corso forti vendite sui mercati azionari. Le ipervalutazioni raggiunte dalle grandi aziende tech che fanno anche IA e chip sono tutte corrette al ribasso. Sta per scoppiare la bolla?

“Quando parliamo di bolla parliamo sempre di valore di mercato delle aziende. Capisco che è un tema che appassiona, come appassiona la cronaca nera, ma la verità è che anche se scoppiasse la bolla dell’IA, la maggior parte delle persone che si interessano a questo tema non ne sarebbe minimamente toccata. Diverso è per gli operatori di mercato, o per chi investe regolarmente in borsa. E comunque c’è da considerare una cosa: se domani crollassero le valutazioni dei grandi colossi tecnologici e magari perdessero il 20%, rimarrebbero comunque le imprese più capitalizzate e importanti al mondo. Nvidia vale 4.000 miliardi. Che cosa accadrebbe se domani ne valesse 3.000?”.

Eppure se ne parla perché sono gli stessi capi di queste aziende a lanciare l’allarme. Michael Burry, l’investitore reso celebre da Christian Bale in The Big Short, ha chiuso il suo fondo. Sundar Pichai, ceo di Google, ha detto che se scoppiasse la bolla dell’IA si farebbero male tutti. Peter Thiel di Palantir ha venduto le sue quote in Nvidia.

“Fanno bene, anche io ho venduto parte delle mie azioni in aziende che fanno AI. Ma io sono un investitore. Burry è un hedge fund e lui, come gli altri, si muovono in base alla valutazione reale e potenziale di queste aziende. Ma c’è una differenza enorme tra le ipervalutazione delle aziende che fanno IA e chip oggi e il crollo della bolla dot.com del 2000. Quelle erano aziende che non avevano profitti, e spesso nemmeno un prodotto. Oggi OpenAi e Anthropic non hanno dei prodotti, è vero, ma Google, Amazon, Nvidia sì”.i

Tutta un’esagerazione quindi?

“Dico che la bolla è un’ossessione. E se non si è un fondo di investimento è inutile ossessionarsi. In Italia ci sono 60 milioni di persone, giusto? Questo tema potrebbe essere di qualche interesse per meno di 500 mila persone, per il resto no”.

Lei intanto continua a sostenere la tesi che questo è il momento di investire in IA. Il suo intervento al Digital Italy Summit di Tig sarà tutto su questo. Le chiedo, ogni tipo di investimento in IA oggi è un investimento corretto?

“No. Perché se parliamo di modelli linguistici di larghe dimensioni (LLM) come ChatGpt, quella partita l’Europa e l’Italia l’hanno persa. È finita, purtroppo. Ci saranno 7 o 8 piattaforme mondiali, probabilmente statunitensi e cinesi, e terranno il mercato. Ma non c’è solo l’IA generativa: c’è anche quella percettiva, l’agentica, la fisica. C’è quella che muove i trattori autonomi, l’agricoltura di precisione, l’interazione tra software e mondo reale. La gente deve capire che non c’è solo Chatgpt”.

Mistral?

“Mistral oramai è di Microsoft, quindi americana. L’Europa e l’Italia non avranno una grande piattaforma di LLM. Questo è certo. Non si è investito per tempo, si sono fatte regole invece che mettere in campo una squadra di talenti e dei capitali, questo è il risultato. Però c’è altro. L’Italia ha eccellenze nell’agroalimentare, nella meccatronica, nella nautica, ma in tutti i settori dell’industria ci sono migliaia di opportunità e di settori in cui l’IA può fare la differenza”.

Ci fa un esempio?

“Sto nel consiglio di amministrazione di un’azienda in Emilia che produce tappi di alluminio. E grazie all’uso di IA siamo più forti che mai. Ma più in generale l’IA può essere usata per tutto: dalla manifattura alla logistica al packaging per spedizioni ovunque nel mondo. L’IA è una tecnologia trasversale, è uno strumento che si può utilizzare in tutti i settori”.

Citava la nautica e come la tecnologia sta cambiando questo settore. Ma sul mare ci sono anche le comunicazioni, i cavi, il digitale stesso si muove via mare. In un mondo che sta cambiando i propri equilibri, quanto è importante secondo lei che l’Italia punti sulla propria posizione, sul suo fatto di essere al centro del Mediterraneo, in una parola sul mare nel prossimo futuro?

“È cruciale. Abbiamo eccellenze di primo piano nell’industria nautica, aziende di primo livello che lavorano anche con la difesa Usa. L’Italia può e deve diventare una protagonista del mare, anche grazie all’IA”.

Dovremo. Potremo. Lo slancio verso il futuro è lodevole, ma gli italiani si percepiscono sempre anni luce lontani da quelle prospettive, da quell’eccellenza.

“È una percezione sbagliata. L’Italia è piena di talenti. Nella robotica ci sono aziende tra le più avanzate al mondo. Nei magazzini Usa ci sono automi prodotti da aziende in Abruzzo, come Fameccanica del gruppo Angelini. E robot di prima fascia mondiale sono fatti a Bologna, al Politecnico di Milano e Torino, A Trento dove ci sono eccellenze di assoluto rilievo. Il futuro dell’Italia è legato a quanto è in grado di valorizzare queste eccellenze”.

C’è un altro tema che grava sul futuro del Paese, ed è il crollo demografico. Lo ha seguito?

“Certo”.

Pensa sia un problema reale?

“Lo è. E abbiamo due soluzioni possibili: o facciamo più figli, o dobbiamo aumentare la produttività delle aziende. L’IA è un modo per aumentare la produttività, perché invece di prendere 200 ingegneri dall’India possiamo risolvere alcuni problemi con software avanzati e produrre a buon livello”.

Quanto al crollo demografico, qualcuno pensa che siamo già spacciati. Lei?

“Io non credo mai a chi dice che a un problema non c’è soluzione. È davvero impossibile prevedere cosa succederà tra 5 o 10 anni. Nessuno è onnisciente. Io capisco che la sfida è grande, ma si può risolvere. Siamo spacciati solo se pensiamo esclusivamente a strategie difensive, se pensiamo a regolare, a chiuderci e non ad innovare e a sfidare il futuro. È quello che fanno i talenti italiani, si quelli che sono qui che quelli che da decenni vanno negli Stati Uniti. Li ho visti, so quanto sono validi. Se l’Italia non avesse la capacità di produrre quei talenti non sarei così fiducioso”.

@arcangelo.rociola