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Chat control, primo via libera allo strumento Ue contro gli abusi sui minori. Ma l'Italia si astiene

Chat control, primo via libera allo strumento Ue contro gli abusi sui minori. Ma l'Italia si astiene

Discusso dal 2022, è tra i progetti di legge più controversi di Bruxelles. Mira a debellare il fenomeno degli abusi online e della pedopornografia. Arriva il primo ok dai 27 Stati membri, ad eccezione di Roma che teme ancora per le ripercussioni sulla privacy

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I rappresentanti permanenti dei 27 Stati membri dell’Unione Europea hanno approvato il regolamento pensato per prevenire e contrastare gli abusi sessuali sui minori online (CSAM), ribattezzato poi “Chat Control”. Dopo anni di negoziati complessi, il Consiglio è riuscito a trovare un accordo che permetterà l’avvio delle trattative con il Parlamento europeo.

Il testo approvato interviene su un dossier rimasto bloccato a lungo (dal 2022) a causa delle preoccupazioni sollevate da esperti di privacy e sicurezza. I timori riguardavano le misure proposte, sospettate di poter aprire la strada a forme di sorveglianza di massa. Dubbi che non hanno sollevato le riserve dell’Italia, che si è astenuta. La palla ora passa al trilogo: Consiglio, Parlamento e Commissione dovranno negoziare un testo condiviso, in un confronto che si preannuncia complesso e potenzialmente lungo.

Cosa è cambiato nel testo del “Chat Control”

Cosa è cambiato? Nella proposta originaria della Commissione le autorità potevano richiedere alle piattaforme tecnologiche di sottoporre a scansione obbligatoria i servizi di messaggistica, inclusi quelli protetti da crittografia end-to-end (che impedisce di fatto la lettura dei messaggi) per individuare materiale pedopornografico e attività di adescamento.

Questa idea era stata duramente criticata poiché avrebbe potuto compromettere la sicurezza stessa della crittografia, lasciando spazio a possibili abusi, intrusioni e vulnerabilità sfruttabili da attori malevoli o regimi autoritari.

Il nuovo testo del Consiglio modifica quell’impostazione, eliminando l’obbligo di scansione massiva e sostituendolo con un insieme di misure di mitigazione che le piattaforme saranno tenute ad adottare per ridurre i rischi legati alla diffusione di CSAM.

La scansione volontaria rimane una delle misure possibili, ma non è più imposta per legge. Nonostante ciò, alcune organizzazioni per i diritti digitali temono che la scansione automatizzata possa comunque diventare una necessità di fatto, nel caso in cui le autorità nazionali dovessero esercitare pressioni sulle aziende per dimostrare un adeguato livello di protezione.

Il Consiglio ha inserito inoltre nel testo un richiamo esplicito alla necessità di salvaguardare la crittografia end-to-end, sottolineando che le misure previste non devono comprometterne la funzione o l’integrità. Nel Parlamento europeo una posizione su questo dossier era già stata adottata nel novembre 2023. Allora fu deciso di escludere del tutto i servizi cifrati dalle misure di rilevamento obbligatorio. Ora si apre una fase di negoziato tra Consiglio e Parlamento, durante la quale sarà necessario trovare un compromesso, un processo che potrebbe richiedere ancora molti mesi.

Cosa non convince l’Italia del Chat Control

Nonostante l’ammorbidimento delle disposizioni più invasive, l’Italia si è astenuta, sottolineando i timori per una qualsiasi forma di sorveglianza delle comunicazioni ritenuta suscettibile di violare i diritti costituzionali, in particolare la privacy e la segretezza delle comunicazioni personali.

Roma (insieme a Berlino) hanno sottolineato la necessità di combattere il materiale pedopornografico, ma questa lotta non può pregiudicare i principi fondamentali delle libertà individuali, né avvallare strumenti che rischino di tradursi in controlli indiscriminati, sia da parte dello Stato sia da parte di soggetti privati.

Secondo quanto riferiscono fonti vicine alla discussione, l’Italia ha ribadito l'impegno a trovare un equilibrio tra contrasto allo Csam e la tutela degli altri diritti costituzionalmente garantiti alla persona e chiedendo alla presidenza danese di dare adeguato spazio alla discussione.

Il ministro della Giustizia danese Peter Hummelgaard - principale sostenitore della norma - ha accolto con favore l’intesa, sottolineando la necessità di avanzare nella lotta contro la diffusione online di materiali di abuso. Ha ricordato che ogni anno milioni di file raffiguranti violenze su minori vengono condivisi in rete e che questo fenomeno richiede una risposta efficace e immediata. Tuttavia, il confronto tra tutela dei minori e salvaguardia dei diritti fondamentali rimane al centro del dibattito, e il percorso legislativo che si apre sarà cruciale per definire un equilibrio sostenibile tra sicurezza, tecnologia e libertà civili.