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Intesa Sanpaolo chiude Centai, il centro di ricerca avanzata sull’IA

Intesa Sanpaolo chiude Centai, il centro di ricerca avanzata sull’IA

La decisione del gruppo di porre fine al laboratorio nato nel 2022 sarebbe stata maturata negli ultimi mesi. I circa 30 ricercatori saranno comunque tutti assunti a tempo indeterminato dalla banca. Ma restano alcuni nodi sindacali da sciogliere

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Centai, il centro di ricerca per l’intelligenza artificiale creato nel 2022 da Intesa Sanpaolo e alcuni enti di ricerca, sarà chiuso entro la fine dell’anno. Lo apprende Italian Tech da fonti vicine a Centai che preferiscono però restare anonime. La decisione sarebbe stata presa da Intesa Sanpaolo negli ultimi mesi.

Il motivo sarebbe legato soprattutto a divergenze sorte negli ultimi mesi nella governance del centro. I circa 30 ricercatori del centro saranno tutti assunti a tempo indeterminato da Intesa Sanpaolo. Le lettere di assunzione sono partite in queste ore. Contattata da Italian Tech, Intesa Sanpaolo preferisce non commentare.

Centai, una spa nata nel 2022 tra Intesa e ricercatori

Centai è nata nel 2022 come centro di ricerca avanzato nel campo dell’intelligenza artificiale. È nata nella forma di società per azioni: il 49% è di Intesa Sanpaolo, il 51% è di SOM, una società a responsabilità limitata nata dai ricercatori indipendenti che hanno deciso di dedicare il loro lavoro al progetto. Centai ha tuttora sede nel grattacielo di Intesa Sanpaolo, a Torino.

Alle difficoltà di governance di Centai si sarebbero aggiunti anche problemi in bilancio. Probabilmente poco decisivi per le sorti del laboratorio. La società non ha mai raggiunto il pareggio e nell’ultimo anno ha registrato un rosso in bilancio pari a 800.000 euro. Cifra non insostenibile per un colosso come Intesa. Ad ogni modo, il combinato disposto di cause avrebbe portato Intesa ad accelerare le pratiche per chiudere il progetto. Prima di farlo però - viene spiegato - ha dovuto attendere un ok da parte del Governo per via di alcuni contratti con Centai. Con contratti in essere tra le due parti, Centai non avrebbe potuto né cambiare compagine azionaria, né natura. Il nulla osta sarebbe arrivato nei giorni scorsi.

La chiusura di Centai nei prossimi mesi. I ricercatori assunti da Intesa

Ora Intesa Sanpaolo potrà dedicarsi al passo successivo: comprare il 51% di Centai in possesso di Som (una cifra simbolica che potrebbe aggirarsi intorno ai 25.000 euro) per poi chiudere il centro e farlo confluire nei centri di ricerca e sviluppo aziendali. Intesa ha investito circa 5 miliardi negli ultimi 4 anni in nuove tecnologie. E sa bene che in Centai ci sono professionalità di altissimo livello. È per questo che l’azienda si è impegnata ad assumere tutti i ricercatori di Centai come ingegneri e sviluppatori.

A loro sarebbero stati offerti contratti diversi dalla pura ricerca, ma comunque la loro occupazione è garantita. Restano però alcuni nodi da sciogliere. Secondo quanto si apprende, molti dei ricercatori assunti a Centai sarebbero in realtà dei dottorandi in materie scientifiche. Il loro contratto di lavoro era legato ai progetti di ricerca che portavano avanti. E molti temono che la validità del dottorato venga annullata con il cambio di contratto in itinere. Questioni sindacali che andranno analizzate in dettaglio nel prossimo futuro.

Un centro di eccellenza dell’IA con fortune alterne

Si tratta di persone che, viene spiegato, hanno deciso di trasferirsi a Torino da diverse parti d’Italia e d’Europa per concretizzare il progetto che Intesa aveva affidato nella sua direzione scientifica a Mario Rasetti, professore emerito di fisica teorica al politecnico di Torino e guida di Centai dal 2022 mentre oggi non ha più alcun ruolo attivo. Il laboratorio di Centai è stato dedicato allo sviluppo di nuove metodologie di analisi dei dati e di soluzioni avanzate nell’IA. Sia a favore del Gruppo Intesa Sanpaolo, sia per aziende e società esterne.

I contratti tra Centai e il governo italiano, viene spiegato, riguardavano soprattutto sistemi di controllo e prevenzione della disinformazione online e le fake news. Al momento non è chiaro in che fase di avanzamento questi progetti sono né cosa ne sarà.