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L’editoriale

Intelligenza artificiale, una rivoluzione già vista

Intelligenza artificiale, una rivoluzione già vista

Dopo il www e le app, ora l’intelligenza artificiale cambia radicalmente il modo in cui ci vengono proposte le informazioni online: sembra magia, ma in realtà è “solo” la storia dell’innovazione tecnologica

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L’editoriale del direttore Federico Ferrazza apre il numero speciale di Italian Tech in edicola con Repubblica il 9 dicembre, dedicato a come l’IA sta cambiando il modo di fruire le informazioni online. Una lunga inchiesta che vuole rispondere a una domanda: l’IA sta mangiando il web?

E se l’intelligenza artificiale generativa fosse solo una nuova interfaccia? Sono passati tre anni da quando OpenAI ha fatto conoscere a tutto il mondo ChatGpt. Da quel momento sempre più persone si sono interrogate, spesso a sproposito con toni apocalittici e/o esistenziali, sull’intelligenza delle macchine, capaci di creare testi, foto, video, musica e molto altro, apparentemente come fossero degli umani.

Ma nessuna macchina è un essere umano. E non siamo di fronte a una nuova forma di intelligenza, anche se ormai per una pigra convenzione la chiamiamo così. Quello a cui stiamo assistendo è un altro tipo di rivoluzione, per certi versi già vista. Anche nel recente passato.

L’intelligenza artificiale generativa – sì, anche noi, sbagliando, continueremo a chiamarla così – risponde infatti a una semplice quanto importante necessità: ottenere da archivi di informazioni sempre più grandi risposte a noi utili. Prendete, per esempio, ciò che accade quando andate su un qualsiasi motore di ricerca per sapere come si cucina un piatto o per una nozione di storia: vi viene restituito un elenco di link. Con l’IA generativa cambia tutto. La risposta è più veloce e pratica: un testo che vi racconta come preparare un buon risotto o gli avvenimenti dell’8 settembre del 1943.

Se ci pensiamo bene, quindi, cosa c’è di diverso tra una risposta pre IA e una post? Non le informazioni (quelle c’erano anche prima: i link), non noi che facciamo la ricerca, ma il modo in cui quelle stesse informazioni ci vengono proposte. In poche parole: cambia l’interfaccia. È una dinamica che abbiamo visto più volte da quando è nata la società digitale, ovvero dall’invenzione del World Wide Web dei primi anni Novanta (che poi anche il www non fu altro che un modo nuovo per accedere in maniera intuitiva alle informazioni presenti su Internet).

Stesso schema con l’arrivo dell’iPhone, quasi 19 anni fa: le app e gli schermi touch erano (e sono) strumenti per dialogare con delle informazioni in forma alternativa rispetto a una tastiera. Insomma, ogni volta che giunge sul mercato un’interfaccia innovativa, cioè più semplice e veloce, è come se accadesse qualcosa di magico. Ma in realtà è “solo” la storia dell’innovazione tecnologica.

Ora ci risiamo. E quanti e quali saranno gli effetti di questa rivoluzione? Innumerevoli e impossibili da prevedere tutti oggi. Perché, se i motori di ricerca (non solo Google, ma anche quelli interni a tutti i siti web con grandi archivi: Wikipedia, giornali e così via) dovessero trasformarsi in chatbot, modificherebbero completamente i connotati del web. Con modelli di business polverizzati, nuove concentrazioni di potere digitale e cambiamenti significativi nelle abitudini di noi utenti.