Da qualche settimana su Spotify è possibile trovare un gruppo che si chiama King Gizzard & the Lizard Wizard. Ma non si tratta dell'eclettica rock band australiana. Loro hanno lasciato la piattaforma lo scorso gennaio in protesta contro la società, accusata di finanziare aziende che sviluppano tecnologie di guerra ma soprattutto di aver fatto una generosa donazione nei confronti di Donald Trump il giorno dell’insediamento.
I King Gizzard che si trovano su Spotify è un gruppo creato dall’Ai. Che genera canzoni in stile King Gizzard con l’AI. L'episodio non è solo un caso di pirateria digitale; è l'ultima e più ironica escalation in una lunga faida tra la piattaforma di streaming e gli artisti. E tra musica e contenuti generati dall’Intelligenza artificiale.
Protesta etica, frode digitale
All'inizio di quest'anno, i King Gizzard & the Lizard Wizard avevano fatto notizia ritirando la loro musica da Spotify, in protesta contro il CEO Daniel Ek, che aveva investito in una società di tecnologia bellica basata sull'IA. La band si univa così ad altri artisti che avevano già sollevato preoccupazioni etiche per le basse royalty per stream o le donazioni dell'azienda. Avevano circa 600 mila seguaci sulla piattaforma di streaming musicale.
Quella protesta ha preso una piega distorta quando un impostore digitale, operante con il nome quasi identico di "King Lizard Wizard", ha inondato la piattaforma con musica generata dall'IA. Questi brani non erano mere ispirazioni, ma repliche dirette, utilizzando l'IA per clonare le sonorità e i testi della band originale. Chi c’è riuscito, ha eluso i sistemi di rilevamento di Spotify per settimane, accumulando decine di migliaia di stream e circa 60 mila follower.
I King Gizzard ci scherzano su: “Siamo fottuti”
Stu Mackenzie, il frontman notoriamente schietto dei King Gizzard & The Lizard Wizard, non ha risparmiato le critiche. In una dichiarazione citata da The Music, ha espresso la sua frustrazione per l'impotenza della piattaforma. "Sto cercando di vedere l'ironia in questa situazione," ha detto Mackenzie. "Ma seriamente, siamo davvero fottuti (doomed, ndr)”.
Spotify ha reagito solo dopo che l'inganno è venuto alla luce, rimuovendo infine i contenuti. Non tutti apparentemente, perché qualcosa nelle playlist si riesce ancora a trovare. Uno dei pezzi in questione - Italian Tech lo ha ascoltato poco prima che venisse rimosso - assomigliano nello stile a quello della prog band australiana. Ma all’orecchio di chi li conosce bene, qualcosa suona diverso, strano, forse perché inedito, forse perché artefatto. Ma l’eclettismo della prog rock band di Melbourne, capace di fare milioni di ascolti con brani da 13 minuti anche nel 2025, può aver tratto in inganno più di qualcuno, come di fatto è stato.
La difficile lotta agli AI slop
Brani e suoni prodotti con l’IA sono frequenti su Spotify. Ma Il caso King Gizzard è imbarazzante data la sua storia con la piattaforma, il suo rifiuto di esserci. Come riportato da Platformer il mese scorso, la band era già stata bersaglio di un tentativo di frode di royalty basato sull'IA.
La lotta contro questi "contenuti spazzatura" (spesso chiamati "AI slop" nel settore, in odore di essere i contenuti più frequenti da trovare nel web nei prossimi anni) non riguarda solo le entrate, ma mina la fiducia di una comunità artistica già scettica nei confronti della retribuzione e dell'etica della piattaforma.
La sfida di Spotify, ricorda Futurism, non è solo tecnologica, ma di pubbliche relazioni, in un momento in cui il futuro della musica è sempre più interconnesso con l'intelligenza artificiale.