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Rivendere online i regali di Natale è un fenomeno piuttosto diffuso in Italia

Rivendere online i regali di Natale è un fenomeno piuttosto diffuso in Italia

Si chiama ‘regifting’ e avviene soprattutto tramite canali digitali. 30 milioni di regali l’anno non sono voluti e finisco lì. Uno studio Ipsos Doxa per Ebay racconta il fenomeno

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Il 44% degli italiani ha ricevuto almeno un regalo non gradito lo scorso Natale. Lo dice la ricerca Ipsos Doxa per eBay. Cosa significa in termini di volumi? Più o meno 30 milioni di oggetti che rischiano di finire inutilizzati: vestiti destinati a infeltrirsi nell’armadio, accessori persi nei cassetti, articoli per la casa che restano nella confezione o parcheggiati in un garage o in una cantina. Una massa di beni che, se non rimessa in circolo, contribuisce allo spreco domestico e all’accumulo di oggetti perfettamente funzionanti ma senza utilizzo.

Il “regifting” cresce: dal 15% al 20% in un anno

Di fronte a questo scenario, la rivendita dei regali non graditi si sta sempre più consolidando come pratica diffusa. Nel 2025 il 20% degli italiani dichiara infatti di aver rivenduto almeno un regalo ricevuto, in crescita rispetto al 15% dell’anno precedente. Resta comunque ampia la fascia di chi non riesce o non vuole separarsene: il 39% tiene l’oggetto, incerto sulla sorte da assegnargli, il 22% lo ricicla a qualche altro sfortunato conoscente mentre il 17% lo dimentica in un cassetto, contribuendo di fatto allo spreco.

Chi sbaglia i regali? Amici e partner in testa

A sorprendere è l’identikit di chi sbaglia di più. Non sono zii, cugini o colleghi (per i quali avremmo forse qualche scusante in più, visto che ci conoscono meno) a dominare la classifica ma le persone più vicine. Amici (24%) e partner (21%) occupano i primi posti, seguiti da mamme e fratelli (17%). Molto più distanziati zii (12%), colleghi (9%) e cugini (7%), che magari si tengono sul generico e riducono le occasioni d’errore. Un dato che evidenzia quanto sia complesso intercettare gusti e reali necessità, anche all’interno delle relazioni più strette.

Il digitale come motore del fenomeno

Il cosiddetto “regifting”, spiega ancora l’indagine Ipsos Doxa, è ormai soprattutto online. Il 76% di chi rivende lo fa su piattaforme digitali, con un incremento di 15 punti percentuali rispetto all’anno precedente. In parallelo calano i negozi fisici e le catene di seconda mano, scelti oggi solo dal 19% (contro il 30% del 2024). Si spiega d’altronde con le condizioni: in quelle catene spesso al trascorrere del tempo viene applicata una scontistica sempre più alta, fino al rischio di regalare per pochi euro un prodotto che magari, lasciato in vetrina su un’app o su un sito, può essere prima o poi piazzato a un prezzo certo ribassato ma dignitoso. Forse la novità più significativa è però che la stessa apertura si riflette negli acquisti: il 66% degli italiani si dice infatti favorevole a regalare articoli usati, soprattutto se in buone condizioni, difficili da reperire o scelti per motivi di sostenibilità.

Abiti e casa: le categorie simbolo dello spreco evitabile

In cima alla lista dei regali più rivenduti ci sono vestiti, scarpe e accessori (44%), seguiti dagli articoli per la casa (33%). A distanza compaiono libri e fumetti (18%), gioielli e orologi (17%) ed elettronica (14%). Non è un caso: moda e casa sono anche i settori in cui l’accumulo domestico è maggiore e dove il second-hand può incidere di più nella riduzione degli sprechi, dando una seconda vita a beni spesso nuovi o poco usati.

Perché si rivende: gusti, doppioni e caro vita

Le motivazioni dichiarate sono principalmente pratiche. Il 37% rivende perché il regalo non rispecchia i propri gusti, il 28% perché possiede già un articolo simile e il 27% perché non vuole tenerlo. Per il 12% il regifting rappresenta un’opportunità di guadagno extra mentre il 9% sceglie di rivendere perché considera l’oggetto troppo prezioso per restare inutilizzato. A spingere il fenomeno è anche il contesto economico: oltre quattro italiani su dieci dichiarano di essere più propensi alla rivendita a causa dell’aumento del costo della vita. Insomma, ricavarci qualche decina di euro non fa di certo male.

“Anche il regifting, un tempo considerato un gesto di ripiego, oggi racconta qualcosa di più grande: la volontà di dare nuovo valore a ciò che non usiamo, in modo intelligente e responsabile – spiega afferma Margot Olifson, country manager di eBay in Italia - sempre più persone scelgono di rivendere i regali non graditi, e lo fanno online, con semplicità e trasparenza. È uno dei segnali più evidenti di un cambiamento culturale che stiamo osservando da tempo: un approccio più consapevole al consumo, in cui ogni oggetto può avere più di una vita. Su eBay questo accade ogni giorno, grazie a una community attiva e a una piattaforma che rende il second-hand accessibile a tutti”.

Dove finiscono i soldi della rivendita

Il ricavato viene destinato soprattutto al risparmio: lo fa il 55% degli intervistati, in crescita rispetto al 51% del 2024. Il 34% utilizza i soldi per acquistare qualcosa di più affine ai propri gusti, mentre cala nettamente la quota di chi li impiega per coprire le spese natalizie, passata dal 27% al 18% in un anno. Aumenta anche la percezione del regifting come scelta responsabile. Il 38% lo considera una pratica sostenibile perché riduce i rifiuti e favorisce la circolarità degli oggetti – anche se occorrerebbe ragionare più sul modello complessivo che sul singolo rimedio di rivendita, e cioè su un sistema iper-consumistico che ci spinge a comprare e spesso a rivedere per comprare ancora - mentre il 34% lo vede come un’attività pratica che garantisce una seconda vita ai beni. Resta stabile, intorno a un terzo degli italiani, la quota di chi lo giudica ancora irrispettoso nei confronti di chi ha fatto il regalo.

Un fenomeno che dura tutto l’anno

Visti i tempi, e anche un certo impegno necessario a preparare annunci ed eventuali spedizioni, il regifting non si concentra più solo a Natale. Quasi il 60% degli italiani si dice disposto a rivendere regali non graditi ricevuti durante l’anno, con l’11% che prevede di farlo più spesso rispetto al passato. Oltre un italiano su tre ha già rivenduto almeno un articolo indesiderato, segno che la rivendita non è più un’eccezione ma una componente stabile dei comportamenti di consumo. Anche le ricerche online confermano il trend: tra le categorie più cercate durante le festività figurano orologi, giochi di carte collezionabili, smartphone, giochi e cellulari, spesso anche in versione second-hand. Un segnale chiaro di come il valore degli oggetti non si esaurisca al primo passaggio di mano ma possa continuare nel tempo, riducendo sprechi e consumi superflui. O almeno illudendoci di poterlo fare.

L’indagine Ipsos Doxa per eBay “Gli Italiani e la rivendita dei regali non graditi” è stata realizzata online su un campione rappresentativo per quote della popolazione italiana di 1000 persone di età compresa tra i 18- 65 anni, nel periodo 4 -10 novembre 2025.