Italian Tech

Tecnologia

Terre rare e città stato libertarie: i piani di Big Tech per prendersi la Groenlandia

Terre rare e città stato libertarie: i piani di Big Tech per prendersi la Groenlandia

Investimenti in startup per scovare metalli e energia con l’IA. Progetti per creare reti di città indipendenti e tecnologicamente avanzate. Così i colossi tecnologici stanno contribuendo alle mire americane nell’Artico

4 minuti di lettura

Energia geotermica. Estrazione di terre rare. Raffreddamento naturale (per i datacenter). Le mire di conquista della Groenlandia da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, passano anche per una precisa strategia messa a punto dai grandi colossi tecnologici che negli ultimi anni hanno investito in piani per fare dell’isola una miniera di nuova ricchezza. In questi giorni, specie nella stampa di settore americana, si è tornato a parlare di due progetti che vanno in questa direzione.

Kobold e Praxis, due startup che promettono di fare della Groenlandia un’Eldorado

Il primo sono gli investimenti fatti in Kobold, startup californiana che studia metodi di estrazione di minerali grazie all’Intelligenza artificiale (tra i finanziatori Sam Altman, Bill Gates, Michael Bloomberg e Jeff Bezos). Il secondo è un piano più ampio e ambizioso e vede impegnato Peter Thiel (PayPal e Palantir) in finanziamenti milionari per una startup che si chiama Praxis, che mira a costruire in Groenlandia quella che è già stata ribattezzata la “Freedom city”, una città della libertà tecnologicamente all’avanguardia in grado di promettere ai suoi abitanti-lavoratori ricchezza grazie a tecnologia e status fiscali e politici speciali.

Elementi distinti ma che seguono uno schema consolidato della seconda amministrazione Trump: a mire politiche specifiche, big tech risponde mettendo in piedi investimenti e infrastrutture necessarie per ottenerle.

L’interesse di Big Tech: terre rare e progetti socio-politici

Dell’interesse americano per la Groenlandia si sa oramai tutto. Non c’è occasione pubblica in cui Trump oramai non fa che ripetere che gli Usa semplicemente ne hanno bisogno. E la pressione della Casa Bianca arriva anche via social, dove da giorni vengono postati meme e immagini generate con l’IA dove si chiede al popolo groenlandese di scegliere da che parte stare: o con gli Usa o con la Russia e Pechino. Motivi strategici si legano a motivi geopolitici.

La corsa con la Russia in quella porzione di mondo è diventata cruciale per il futuro degli equilibri globali. Ma tra la promessa di fare della Groenlandia una nuova terra di opportunità e le difficoltà oggettive di estrazione di terre rare, petrolio e energia, ci passa una sfida tecnica e tecnologica enorme. E in questa sfida si sono inseriti i colossi tecnologici. E i loro capi.

Praxis: le città tecno-capitaliste del futuro, tra IA e libertarismo radicale

Il progetto più avveniristico è la Freedom city, una o più che siano. Un centro tecnologico libertario, con poche regolamentazioni, sostenuto in primis da Peter Thiel (icona e mente del tecno libertarismo vicino alla destra trumpiana). Thiel sta lavorando al progetto tramite Praxis startup fondata da Dryden Brown e Charlie Callinan.

Non è propriamente un’azienda. Piuttosto un progetto in itinere per costruire città che esisteranno nel futuro. Per anni Praxis - raccontano i media americani - è vissuta soprattutto cercando di portarsi a bordo imprenditori tecnologici agganciandoli durante feste private in club di Manhattan. Poi l’incontro con Thiel nel 2021. Il progetto di ispira al concetto di “Network State”. Uno stato in una rete di stati, una comunità che nasce online, si organizza attorno a valori comuni e poi acquista un territorio fisico per esercitare una forma di sovranità.

Praxis: toni millearistici e potenzialità della tecnologia

Sul sito ufficiale di Praxis toni millenaristici si mescolano ad aspetti mistici, potenzialità dell’Intelligenza artificiale, del mondo cripto, energia e traguardi del biotech. Facile lasciarsi trascinare a giudizi pressapochisti su progetti di questo tipo. Ma la visione sul futuro di Praxis (insieme a quella di progetti analoghi) è un tema interessante. E il fatto che ci investa Thiel, con la sua idea di stato, di unione tra stato e tecnologia, e quello che sta succedendo negli Stati Uniti, suggerisce di guardare il fenomeno in maniera più fredda.

Ed è nella fredda Groenlandia che Praxis potrebbe creare la sua prima ‘Freedom city’. Zone speciali, azione governativa ridotta al minimo, massima capacità di contro di innovare. Il regno ideale di Thiel, che attraverso Pronomos Capital investe in progetti di città autonome. La Groenlandia è diventato un terreno possibile da quando nel 2019 Donald Trump ha deciso che da lì passava il futuro strategico degli Usa. Per i tecno utopisti una possibilità e un modo di ripensare il futuro delle democrazie, anche dal punto di vista politico e sociale. Per i critici una nuova forma di colonialismo, un tecno-colonialismo.

Dryden Brown ha dichiarato pubblicamente di essersi recato a Nuuk (la capitale) per esplorare l'acquisto di terreni, vedendo la Groenlandia come una "frontiera" ideale per un nuovo inizio. Le autorità danesi hanno replicato che nessuna porzione di terra è in vendita. Il progetto di città dovrebbe affiancarsi a quello di estrazione di terre rare. E quindi a progetti di miniere tecnologicamente avanzate come quelle progettata da Kobold.

Praxis ha raccolto finora 525 milioni di dollari (ottobre 2024). Oltre a Thiel hanno investito Marc Andreessen (icona del venture capital americano), e Sam Altman, fondatore e capo di OpenAi. Tra i maggiori investitori proprio di Kobold Metals.

Kobold, la Google Maps delle terre rare

Kobold è raccontata come una sorta di “Google Maps” dell’estrazione mineraria. Grazie all’IA e all’uso dei dati sta cercando di rivoluzionare il settore tradizionale delle miniere. È stata fondata nel 2018, a Berkeley, in California. I suoi fondatori sono due dottorati di ricerca di Harvard: uno in matematica applicata e scienze della terra, l’altro in fisica. Non è un’azienda che fa buchi nel terreno. Utilizza piuttosto piattaforme sviluppate da loro che analizzano dati, decenni e decenni di dati geologici, inclusi rapporti scritti a mano da vecchi esploratori, per analizzare terreni e capire dove si nascondono materiali preziosi.

L'IA analizza questi dati per identificare schemi invisibili all'occhio umano, creando mappe di probabilità. Invece di dire "qui c'è il metallo", il sistema dice "questo punto ha la più alta probabilità statistica di contenere un giacimento". Tradizionalmente, solo 1 pozzo esplorativo su 100 porta alla scoperta di un giacimento utilizzabile.

La Groenlandia come leva per creare ricchezza anche dove sembra impossibile

KoBold punta a migliorare drasticamente questa percentuale, riducendo i costi e l'impatto ambientale delle trivellazioni "a vuoto". Anche se oggi la maggior parte delle aziende petrolifere ritengono impossibile investire in quelle zone con dei ritorni, loro credono di poterci riuscire. I primi investitori vedono nomi come Jeff Bezos, Bill Gates e Micheal Bloomberg, che hanno finanziato l’azienda già nel 2019. Altman si è aggiunto nel 2022. Bezos e Gates avevano investito in Kobold poco dopo che Trump aveva iniziato a valutare l’acquisto della Groenlandia. Investimenti fatti tramite la obiettivo dichiarato è "accelerare l'innovazione nell'energia verde e costruire le industrie del futuro".

Il fondo ha partecipato anche al round di investimento di serie C di Kobold nel dicembre 2024, che ha valutato l'azienda poco meno di 3 miliardi di dollari sulla base di un apporto di capitale di 537 milioni di dollari, secondo un comunicato stampa della stessa società. Nel 2022, Altman ha contribuito attraverso il fondo di venture capital Apollo Projects, partecipando al round di serie B dell'azienda, che ha avuto una dimensione totale di 192,5 milioni di dollari. Soldi finiti per sviluppare le tecnologie della società (al momento registra un solo vero caso di successo, in Zambia, dove ha scoperto un deposito di rame).

Ma è la Groenlandia ad aver aperto le ali del possibile all’azienda. L’interesse dei grandi capi di azienda tech ora è concentrato sull’Isola. Pure Elon Musk, ha espresso pubblicamente più volte il suo sostegno a un'annessione americana della Groenlandia, scrivendo su X qualche giorno fa: "Se il popolo della Groenlandia vuole far parte dell'America, cosa che spero, sarebbe il benvenuto". La promessa è di farne una nuova Silicon Valley. La realtà al momento è stretta tra utopia e stato di diritto.

@arcangelo.rociola