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Intelligenza artificiale

La madre di uno dei figli di Musk fa causa alla sua IA: “Foto di me a 14 anni usate per deepfake ”

Ashley St Clair alla proiezione speciale su Pinterest di "Regretting You" di Colleen Hoover presso i Paramount Pictures Studios il 22 ottobre 2025 a Los Angeles, California.
Ashley St Clair alla proiezione speciale su Pinterest di "Regretting You" di Colleen Hoover presso i Paramount Pictures Studios il 22 ottobre 2025 a Los Angeles, California. 

Ashley St. Clair, influencer e commentatrice conservatrice, ha avviato una causa legale a New York contro la società di intelligenza artificiale xAI. Alcune immagini riguarderebbero lei da minorenne

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Ashley St. Clair, influente 28enne commentatrice politica e autrice conservatrice con oltre un milione di follower su X, ha presentato giovedì 15 gennaio una causa legale contro xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk. Il caso si intreccia fra l’altro con le vicende personali tra St. Clair e Musk: i due sono infatti coinvolti in una disputa sulla custodia del loro figlio Romulus, nato nel 2024, che ha attirato ulteriore attenzione mediatica su questa controversia legale. Il piccolo è l’ultimo dei 14 figli di Musk di cui si ha notizia, avuti da sette differenti donne.

Secondo la donna il chatbot Grok ha generato e diffuso immagini deepfake sessualmente esplicite di lei senza il suo consenso, comprese immagini alterate che la ritraggono da minorenne. Anche St. Clair sarebbe dunque finita nella spregevole ondata di contenuti di questo tipo esplosi nelle scorse settimane e su cui anche l’Ofcom britannica, l’ente regolatore delle comunicazioni, ha avviato un’indagine. La querela è stata depositata presso la Corte Suprema dello Stato di New York ma è stata successivamente trasferita davanti a un tribunale federale.

Per l’atto legale Grok, il chatbot AI integrato nella piattaforma social X avrebbe continuato a generare queste immagini nonostante le ripetute richieste di St. Clair di interrompere l’attività. Parte della documentazione descrive infatti immagini profondamente degradanti, incluse rappresentazioni sessuali di adulti e immagini di St. Clair in pose sessuali o senza abiti e, in alcuni casi, immagini alterate di lei all’età di 14 anni.

La donna sostiene inoltre che, in risposta alle sue richieste di rimozione, l’account X a lei associato abbia perso privilegi di monetizzazione e verifica, e che gli utenti sarebbero stati in grado di utilizzare Grok anche per aggiungere frasi offensive e simboli degradanti alle immagini generate.

L’avvocata Carrie Goldberg ha definito Grok come “un prodotto irragionevolmente pericoloso e un fastidio pubblico”. Aggiungendo che “la signora St Clair è umiliata, depressa, teme per la propria vita, è arrabbiata e ha disperatamente bisogno di un intervento di questo tribunale per proteggerla dalla facilitazione, da parte di xAI, di questo incubo inimmaginabile”.

Da parte sua, xAI ha reagito presentando una controquerela in Texas, sostenendo che i termini di servizio della piattaforma prevedono che qualsiasi controversia debba essere risolta in quella giurisdizione. La società ha inoltre confermato di avere una “tolleranza zero per qualsiasi forma di sfruttamento sessuale di minori, nudità non consensuale e contenuti sessuali indesiderati” e di aver rimosso contenuti illegali. Così però non sembrerebbe. Lo raccontano migliaia di testimonianze dei giorni scorsi, le indagini in corso e la scelta di limitare la generazione di immagini su Grok solo agli abbonati a pagamento di X.

La causa di St. Clair si inserisce infatti in un più ampio contesto di critiche globali verso Grok e xAI. Autorità di regolamentazione in vari paesi, tra cui gli Stati Uniti e appunto il Regno Unito, hanno avviato indagini sulle capacità del chatbot di generare con una foto e poche righe di prompt immagini sessuali non consensuali, con alcune nazioni che hanno sospeso o limitato l’uso della funzione di generazione di immagini del sistema. In California, ad esempio, il procuratore generale ha aperto un’indagine sul presunto uso di Grok per produrre deepfake sessuali, comprese immagini che ritraggono minori, mentre proprio l’Ofcom sta indagando su possibili violazioni della normativa nazionale britannica sulla sicurezza online.

La causa di St. Clair mira non solo a ottenere risarcimenti e un ordine restrittivo d’urgenza per impedire ulteriori generazioni di contenuti non consensuali ma anche a porre limiti legali più chiari sull’utilizzo e la regolamentazione delle tecnologie di intelligenza artificiale in grado di creare rappresentazioni realistiche di persone reali senza il loro consenso.

Quanto alla vicenda personale per il figlio Romulus, proprio all’inizio di questa settimana Musk aveva inoltre scritto su X che ne avrebbe chiesto l’”affidamento esclusivo” del loro figlio di un anno – nato nel settembre 2024 ma di cui si è avuta notizia solo lo scorso anno - dopo che St Clair si è scusata per aver condiviso in passato post critici nei confronti delle persone transgender. Musk, che ha una figlia transgender, la 21enne Vivian Wilson, è stato tuttavia più volte critico verso le persone transgender e i diritti delle persone trans.