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L’IA al servizio degli eserciti è anche questione di sovranità

Mentre in America Anthropic e OpenAI sono al centro di dispute e critiche sulle rispettive collaborazioni con il Pentagono, la francese Mistral AI mette i propri modelli al servizio di diversi Paesi europei al riparo da controversie. Cosa cambia tra l’approccio americano e quello della Ue

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I rapporti deteriorati tra Anthropic e il Pentagono, così come la nuova collaborazione tra quest’ultimo e OpenAI stanno sollevando contenziosi in America e critiche ovunque nel mondo.

Al centro c’è una controversia divampata a metà febbraio, quando Anthropic ha rifiutato la richiesta del Pentagono di utilizzare il suo sistema di intelligenza artificiale Claude "per tutti gli scopi leciti", insistendo su due limiti contrattuali invalicabili, ovvero il veto assoluto alla sorveglianza di massa domestica e nessuna arma completamente autonoma.

L’amministrazione Trump ha ordinato alle agenzie federali di non usare i prodotti Anthropic e ha bollato l’azienda di essere un rischio per la catena di approvvigionamento, etichetta di norma applicata alle organizzazioni legate a Paesi nemici degli Stati Uniti. Da qui la decisione di Anthropic di adire le vie legali contro il dipartimento della Guerra americano.

Parallelamente, la decisione di OpenAI di fornire supporto al dipartimento della Guerra americano ha generato una disaffezione degli utenti nei confronti di ChatGpt, l’interfaccia che consente di usare i modelli IA sviluppati dalla stessa OpenAI e ha acceso un dibattito sugli equilibri tra interessi ed etica.

Oltre un mese prima, durante i primi giorni del 2026, il ministero delle Forze armate francesi ha firmato un accordo quadro con l’azienda conterranea Mistral AI che permette all’esercito e alle agenzie pubbliche di usare i suoi modelli ei suoi software IA.

Notizia passata quasi inosservata e che, in ogni caso, ha alzato meno polvere di quanta non ne abbia sparsa in aria il passaggio di consegne tra le aziende americane Anthropic e OpenAI nei rapporti con il Pentagono.

Le differenze tra l’approccio americano e quello europeo

Ne abbiamo parlato con il Andrea Gilli, Docente di Stuti Strategici dell’ Università di St Andrews (Scozia) e Ricercatore Associato allo IEP Bocconi, think thank accademico che produce ricerca e analisi sulle politiche pubbliche europee.

Per capire quali differenze ci sono tra l’impiego delle IA da parte degli Usa e della Francia occorre tenere conto anche del concetto di sovranità tecnologica e della corsa alla supremazia nell’ambito delle IA. Terreni sui quali gli Stati Uniti distanziano il Vecchio continente.

Professore, la collaborazione tra Mistral AI e il Ministère des Armées è stata presentata come parte della strategia di sovranità tecnologica europea. Cosa cambia rispetto al modello statunitense in cui aziende come OpenAI collaborano con le forze armate?

“Francia e Stati Uniti hanno sempre cercato l'autonomia tecnologica in ambito militare. Gli Stati Uniti hanno storicamente preferito il mercato, anche grazie alla loro più alta spesa militare.

La Francia ha invece storicamente preferito un approccio più statale. Con l'IA, c'è una convergenza: gli Stati Uniti stanno diventando più statalisti, mentre la Francia non ha modo di perseguire un approccio statale e quindi si affida al mercato. Con Mistral, la Francia cerca - direi quasi unica in Europa - di rimanere parte della grande competizione globale sull'IA.

Ma l'IA di Mistral è diversa da quella di OpenAI: più efficiente, ma meno performante. Personalmente, sono un loro fan. Professionalmente, la loro sopravvivenza dipenderà dall'evoluzione del mercato europeo e globale. Al momento, la sovranità tecnologica europea è quindi un ambizioso miraggio”.

È sensato dedurre che i modelli Mistral saranno utilizzati solo per supporto analitico e gestione delle informazioni o è plausibile credere che saranno destinati anche applicazioni operative sul campo? Dove si traccia la linea tra supporto decisionale e uso diretto in contesti militari?

“Questa distinzione è utile concettualmente ma più difficile sul lato pratico. L'AI che analizza immagini satellitari, sintetizza intelligence o ottimizza la logistica è già ‘operativa’ in senso lato.

Il vero discrimine non è dove viene usata, ma con quale supervisione umana e con quali protocolli. L'evidenza da Gaza suggerisce come esigenze operative - il rapido movimento di Hamas unito all'assenza di capacità di fuoco organiche alle unità tattiche - possano portare gli esseri umani ad accettare con eccessiva facilità le indicazioni degli algoritmi, con implicazioni negative su più ambiti, incluse le vittime collaterali. Queste problematiche emergeranno in futuro.

Bisogna essere realistici: l'Europa attualmente solo in minima parte deve affrontare queste sfide, la vera difficoltà è ricostituire le sue capacità militari”.

Negli Stati Uniti la collaborazione tra aziende di IA e difesa è spesso integrata con il complesso industriale militare e con il cloud commerciale. Il modello europeo che sta costruendo con Mistral è più statale, più sovrano o semplicemente più piccolo?

“Di sicuro la prima differenza tra Usa ed Europa è di scala. In primo luogo, l'economia americana è circa il 30% più grande di quella europea. In secondo luogo, l'Europa spende metà degli Stati Uniti in ricerca e sviluppo. In terzo luogo, l'Europa spende quel restante 50% molto peggio.

Infine, le aziende europee tendono ad investire di meno in innovazione e tecnologia (forse perché i mercati nazionali sono più protetti). Fare una stima realistica è difficile, ma il rapporto tra Stati Uniti ed Europa sull'IA è probabilmente più 100 oppure 1000 a 1 che 10 a 1.

Con queste differenze di scala, di sovrano ci può essere molto poco. L'Europa, dieci anni fa, avrebbe dovuto investire in approcci differenti all'intelligenza artificiale, magari meno energivori del deep learning: ma servivano coraggio, visione e risorse, tutti fattori che mancano in Europa”.

Se l’intelligenza artificiale diventerà parte dell’infrastruttura militare delle democrazie occidentali, quali garanzie tecniche o politiche dovrebbero distinguere l’approccio europeo da quello americano o cinese?

“L'Europa dovrebbe quindi sfruttare l'IA per modernizzare, efficientare e migliorare le proprie forze armate. Credo sarebbe utile usare l'IA per migliorare l'organizzazione interna delle forze armate: capacità, turnazione, formazione. C'è ovviamente una questione di raccolta dati che va gestita su più lati, in primis sicurezza, e privacy: è importante integrare l'IA nella pianificazione militare e operativa, dalle esercitazioni alle operazioni e ciò ovviamente richiede contenitori di dati chiusi.

Gli europei potrebbero pensare ad accordi congiunti, con aziende americane o europee, quanto meno per ottenere migliori condizioni contrattuali.

C'è poi la questione delle armi autonome, ma tutti i Paesi europei seguono i codici etico-morali della Nato, dell'Ue e dell’Unesco, tra gli altri, per cui non credo la questione si ponga più di tanto”.

Quale limite non dovrebbe mai superare un’AI al servizio dei dipartimenti della difesa?

“Credo ci siano tre aspetti centrali. Primo, la centralità del diritto, nazionale e internazionale. Secondo, la sicurezza: degli appartenenti alle forze armate, dello Stato, del suo territorio e dei suoi cittadini e anche delle sue informazioni. Terzo, il controllo: è essenziale predisporre argini, tecnologici e politici, per impedire una perdita del controllo della tecnologia cosa, tra l'altro, che è sempre valsa in ambito militare”.

L’Europa è capace di garantire l’indipendenza strutturale?

“Molto si discute di chi sviluppa i modelli, meno di chi controlla i chip, i datacenter e le reti su cui girano. Oggi l'Europa dipende da NVIDIA per i processori e da hyperscaler (grandi aziende che gestiscono infrastrutture cloud su scala globale come Amazon, Google e Microsoft, ndr) americani per buona parte del cloud militare.

Finché questa dipendenza non viene affrontata, la ‘sovranità tecnologica’ rischia di essere una narrativa più che una strategia. Mistral può essere europeo, ma se gira su infrastruttura americana, la sovranità ha un limite strutturale molto preciso.

Purtroppo, per produrre chip serve energia a basso prezzo, regole che favoriscano gli investimenti e un mercato robusto: elementi che in Europa latitano”, conclude il professor Gilli.

Conclusioni

Il caso della collaborazione tra OpenAI e il dipartimento della Guerra americano ha avuto più risonanza rispetto all’accordo tra Mistral AI e il Ministère des Armées per una combinazione di fattori strutturali: dimensione degli attori, storia delle policy aziendali e peso geopolitico.

La Francia sta cercando di costruire un ecosistema nazionale di IA utilizzabile anche in ambito militare senza dipendere da infrastrutture o aziende straniere.

Le armi autonome letali (Laws, Lethal Autonomous Weapon Systems) sono sistemi che possono selezionare e colpire bersagli senza intervento umano. L’Ue si schiera per bandirle, al contrario degli Usa che vertono invece su un loro “impiego responsabile”.

La posizione cinese è ancora più ambigua: quando siede ai tavoli Onu si dichiara propensa a vietare le Laws ma non rinuncia a un loro massiccio sviluppo tecnologico.

C’è un ultimo aspetto del quale tenere conto: il Ceo di Mistral AI Arthur Mensch è storicamente incline a una regolamentazione rivolta soprattutto al modo in cui vengono usati i modelli IA. Ciò lo accomuna a Dario Amodei, il Ceo di Anthropic che si è scontrato con il governo americano.