Italian Tech

Lo scontro

IA per la guerra, Anthropic fa causa al Pentagono: “Punisce la libertà d’espressione”

Dario Amodei, CEO di Anthropic
Dario Amodei, CEO di Anthropic 

La società guidata da Dario Amodei ha citato in giudizio il Dipartimento della Difesa statunitense dopo essere stata definita una minaccia per la sicurezza nazionale. Al centro dello scontro vi è il rifiuto dell'azienda di rimuovere i limiti etici all'uso militare del suo modello Claude

3 minuti di lettura

Anthropic, una delle principali aziende nel settore dell’intelligenza artificiale e creatrice del modello Claude, tra i primi a essere utilizzati nelle reti classificate dell’esercito americano, per scopi bellici, porterà in tribunale il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti.

La società guidata da Dario Amodei ha deciso di intraprendere un’azione legale in risposta alla decisione del Pentagono di valutare la sua intelligenza artificiale come un “rischio per la catena di approvvigionamento”, una designazione solitamente riservata ad aziende straniere legate ad avversari geopolitici.

Secondo Anthropic, il bando del governo Usa rappresenta una rappresaglia politica e una violazione dei diritti costituzionali: è la prima volta che uno strumento di tale portata viene utilizzato contro un’azienda tecnologica statunitense.

Lo scontro su sorveglianza di massa e armi autonome

La battaglia legale scaturisce da una disputa contrattuale riguardo ai limiti d'uso dell’intelligenza artificiale in guerra.

Nel contratto da 200 milioni di dollari sottoscritto con il governo satunitense a luglio 2025, Anthropic ha preteso che fossero inserite clausole che vietano l'impiego del suo modello Claude per la sorveglianza di massa dei cittadini americani o per lo sviluppo di sistemi d'arma letali completamente autonomi, ovvero macchine capaci di uccidere senza intervento umano diretto.

Il Pentagono ha invece richiesto la rimozione di tali restrizioni, esigendo che i suoi sistemi possano essere utilizzati per “ogni scopo lecito”.

Il conseguente rifiuto di Anthropic di concedere un accesso illimitato ha spinto il Segretario della Guerra, Pete Hegseth, a formalizzare il bando, spiegando che nessun civile o fornitore esterno può dettare le regole d'ingaggio ai militari americani.

Anche il presidente Trump ha ordinato alle agenzie federali di interrompere l'uso di Claude, sebbene abbia concesso al Pentagono sei mesi di tempo per dismettere gradualmente un prodotto profondamente integrato nei sistemi militari classificati. E di fondamentale importanza nella guerra in Iran.

Il peso del bando federale

Essere classificati come rischio per la catena di approvvigionamento del governo statunitense può avere conseguenze devastanti per un'azienda.

Tale designazione non si limita a rescindere i contratti diretti con l'amministrazione federale, ma obbliga tutte le imprese che collaborano con il Pentagono a interrompere qualsiasi rapporto commerciale con il soggetto sanzionato.

Anthropic sostiene nei propri atti giudiziari che il Dipartimento della Guerra abbia oltrepassato i limiti delle proprie competenze statutarie, disattendendo le garanzie del giusto processo: queste ultime imporrebbero all'esecutivo di produrre prove concrete di un rischio tecnico o per la sicurezza nazionale prima di adottare una misura tanto drastica.

Mentre contrasta la decisione del Pentagono, Anthropic sottolinea che la sanzione dell'amministrazione Trump è limitata e colpisce solo i contractor militari che utilizzano Claude per lavori del Dipartimento della Guerra.

Chiarire questo aspetto è fondamentale per la società di San Francisco: la maggior parte dei suoi 14 miliardi di dollari di fatturato previsti per quest'anno proviene da aziende e agenzie governative che utilizzano Claude per il loro lavoro, in particolare la scrittura di codice di programmazione.

Oltre 500 clienti pagano ad Anthropic almeno 1 milione di dollari all'anno per Claude, stando alle informazioni circolate in occasione di un recente round di investimenti che ha valutato l'azienda a 380 miliardi di dollari.

Libertà di parola e rappresaglia politica

Uno degli aspetti più complessi della causa riguarda la violazione del Primo Emendamento, che tutela la libertà di espressione.

I legali di Anthropic sostengono che la classificazione dell’azienda come minaccia sia una punizione per le opinioni pubbliche espresse da Amodei in merito alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale in guerra.

In questo contesto, le politiche di sicurezza di Anthropic vengono presentate dai legali della società come una forma di espressione protetta, che il governo starebbe cercando di soffocare per imporre una visione ideologica diversa.

Il ricorso depositato presso la Corte d'Appello del Distretto di Columbia evidenzia come il Pentagono non abbia cercato soluzioni meno restrittive per proteggere la sicurezza nazionale, preferendo invece una misura radicale che mira a danneggiare la stabilità economica della società.

“Anthropic si rivolge alla magistratura come ultima istanza per far valere i propri diritti e porre fine all'illegittima campagna di ritorsione dell'Esecutivo", si legge nei documenti legali depositati dall’azienda.

La causa intentata da Anthropic cita anche altre agenzie federali, tra cui i dipartimenti del Tesoro e dello Stato, dopo che i rispettivi funzionari hanno ordinato ai dipendenti di smettere di utilizzare l’intelligenza artificiale della società guidata da Amodei.

Il nuovo equilibrio del potere tecnologico

La vicenda si inserisce in un quadro geopolitico e industriale in rapida trasformazione.

Mentre Anthropic si opponeva alle richieste del Pentagono, altre aziende del settore, come OpenAI e xAI, ne hanno approfittato per firmare nuovi accordi con le forze armate, offrendo condizioni di collaborazione meno restrittive.

il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha dapprima espresso solidarietà ad Anthropic e Amodei. In seguito ha dichiarato che “è dannoso per la società” quando le aziende non seguono le norme democratiche perché “non amano chi è al potere”.

Altman si riferisce a un memo di 1.600 parole inviato da Amodei ai dipendenti di Anthropic nelle ore successive al bando federale, poi ottenuto da The Information.

Nel documento, Amodei non risparmia nessuno. Definisce i messaggi pubblici di OpenAI “bugie belle e buone”, accusando Altman di essersi finto pacificatore e mediatore in una situazione che aveva contribuito a creare. E tira in ballo la donazione da 25 milioni di dollari fatta dal presidente di OpenAI, Greg Brockman, a Trump, a contrasto con la scelta di Anthropic di non elargire finanziamenti politici né di offrire quelle che il CEO di Anthropic chiama “lodi in stile dittatore” all'amministrazione.