La missione di OpenAI ha subito una deviazione significativa nel corso dell’ultimo anno, spostandosi dalla corsa verso l’AGI - un’intelligenza artificiale generale di livello umani - ai centri di comando militare.
L'azienda guidata da Sam Altman, nota per aver sviluppato ChatGpt, ha stretto un accordo con il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, a cui fornirà la propria tecnologia per condurre operazioni belliche.
Quando OpenAI ha annunciato la collaborazione con il governo statunitense, ha inserito tra le motivazioni una frase controversa:
"Crediamo che la nostra tecnologia introdurrà nuovi rischi nel mondo e vogliamo che le persone che difendono gli Stati Uniti abbiano gli strumenti migliori".
Questa posizione testimonia il palese voltafaccia di un’azienda che, fino a poco tempo fa, sosteneva di inseguire un’intelligenza artificiale “sicura e a beneficio dell’umanità”.
Da laboratorio no-profit alla difesa nazionale
Per comprendere la portata di questo cambiamento è necessario guardare alle origini di OpenAI, fondata nel 2015 come organizzazione senza scopo di lucro.
Il documento fondativo della società, il “Charter” che si può reperire anche online, stabiliva l'obiettivo di creare un'intelligenza artificiale generale – ovvero un sistema capace di eguagliare o superare le capacità umane in un’ampia gamma di compiti cognitivi – nell’interesse collettivo.
Inizialmente, la missione condivisa dai fondatori, tra cui figura Elon Musk, era quella di condividere i risultati degli studi sull’intelligenza artificiale - da qui il nome OpenAI, che sta per IA “aperta” - per evitare che questa potente tecnologia diventasse un monopolio pericoloso - all’epoca spaventava la concentrazione nelle mani di Google - o peggio potesse sfuggire al controllo umano.
Musk, che ha lasciato OpenAI nel 2018, temeva in particolare che in futuro si potesse concretizzare l'incubo descritto nel film Terminator: una IA così avanzata da sviluppare una volontà propria, capace di decidere che l'umanità fosse il problema da eliminare.
Dieci anni dopo, non solo l'azienda che ha creato ChatGpt sostiene di poter contribuire all'introduzione di nuovi rischi per l'umanità.
Ma afferma anche che questa pericolosa tecnologia deve necessariamente essere al servizio degli Stati Uniti, affinché possa proteggere il Paese.
Almeno sul fronte militare, la missione di "beneficiare l'umanità" si è ristretta fino a coincidere con gli interessi di un solo paese: gli USA.
E dire che Sam Altman, proprio dieci anni fa, condivideva su Twitter la sua paura più grande: un’America condotta da Trump verso la guerra.
"Francamente sono spaventato per la vita di tutti noi” scriveva ALtman sui social a ottobre 2016, nel pieno della campagna politica per la Casa Bianca che vedeva di fronte proprio The Donald e Hillary Clinton. “Ma la mia paura numero uno riguardo Trump – aggiungeva il futuro capo di OpenAI – è la guerra”.
Il paradosso della sicurezza globale
Anthropic, un'altra azienda di primo piano nel settore fondata da ex dipendenti di OpenAI con l'obiettivo dichiarato di costruire sistemi più sicuri e controllabili, ha intrapreso da qualche tempo una strada simile.
Vale la pena ricordare che anche Anthropic, prima che Dario Amodei diventasse il paladino che si è rifiutato di cedere la propria tecnologia al Pentagono senza garanzie solide sul suo utilizzo – niente sorveglianza di massa, niente armi autonome – aveva già messo i propri sistemi avanzati al servizio di applicazioni militari.
Attraverso partnership con attori come Palantir, Anthropic ha reso disponibili i propri modelli per analisi di dati logistici e operazioni di intelligence. Un accordo biennale, del valore di 200 milioni di dollari, iniziato nel 2024 e concluso, bruscamente, qualche giorno fa.
Le aziende che ci avvertono del rischio esistenziale di un'IA fuori controllo sono, paradossalmente, le stesse che oggi forniscono quei sistemi ai governi. Convinte, o almeno così dichiarano, che la sicurezza nazionale sia la precondizione necessaria per qualsiasi discorso sulla sicurezza globale.
Anche Anthropic, che fa dell’etica e della sicurezza i suoi pilastri, accetta come inevitabile l’utilizzo di questa tecnologia per scopi bellici. Lo scrive nella “Costituzione” che regola il comportamento di Claude, il chatbot dell’azienda:
“Siamo preoccupati, in termini più generali, che un mondo trasformato dall'IA avanzata possa mettere a disposizione di chi controlla i sistemi più potenti livelli di superiorità militare ed economica senza precedenti, e che il potere incontrollato che ne deriverebbe possa essere usato in modi catastrofici”, scrive Anthropic.
L’azienda afferma di non avere “una soluzione completa a questo problema”, e sottolinea che in alcuni casi “una transizione sicura e benefica verso l'IA avanzata potrebbe richiedere che alcuni attori - ad esempio governi nazionali legittimi e coalizioni - sviluppino capacità pericolosamente potenti, anche in ambito di sicurezza e difesa”.
Anche in questo caso si parla di “benefici”. Ma solo per “alcuni”. E comunque resi incerti da un serio pericolo all’orizzonte.
La competizione geopolitica nel segno dell’IA
L’accelerazione dell’IA verso l’uso militare non avviene in un vuoto politico.
Il contesto è quello di una competizione tecnologica serrata tra gli Stati Uniti e la Cina, dove l'intelligenza artificiale è considerata il fattore determinante per la supremazia del prossimo decennio.
Il governo degli Stati Uniti preme affinché le eccellenze della Silicon Valley contribuiscano direttamente alla resilienza dello Stato, vedendo nel settore privato un asset strategico essenziale.
In questa cornice, il termine "umanità" sembra aver subito una restrizione semantica: non si riferisce più a una comunità globale indistinta, ma viene filtrato attraverso l'appartenenza a blocchi geopolitici contrapposti.
La tecnologia che doveva proteggere il mondo da se stessa è diventata lo strumento principale con cui una parte di esso intende mantenere - e accrescere - i propri vantaggi.