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Motorola Signature, la prova: uno smartphone stiloso che scatta alla grande

Motorola Signature, la prova: uno smartphone stiloso che scatta alla grande

Motorola torna a ruggire nel segmento ultra-premium con un dispositivo che fa della sottigliezza e del design raffinato il suo vessillo, senza però rinunciare a una scheda tecnica di tutto rispetto guidata dal nuovo Snapdragon 8 Gen 5 e da un comparto fotografico all’altezza delle aspettative. Coraggiose le scelte sull’IA, ma l’abbondanza di strumenti va organizzata meglio

8 minuti di lettura

Il mercato degli smartphone di fascia altissima si è ormai stabilizzato su un’estetica fatta di bordi piatti e moduli fotografici mastodontici, spesso a discapito dell'ergonomia, della piacevolezza al tocco e della stabilità (quando un telefono è poggiato, sul dorso, su superfici piane).

Motorola, con il lancio del nuovo Signature, propone una visione che avevamo quasi dimenticato: quella di un oggetto tecnologico che sia, prima di tutto, un pezzo di design raffinato. A questo si aggiunge il tentativo concreto di dimostrare che è possibile racchiudere lo stato dell’arte della tecnologia in un corpo incredibilmente sottile.

Abbiamo passato alcune settimane in compagnia di quello che l'azienda di Chicago definisce il suo "manifesto" tecnologico e ne siamo rimasti profondamente colpiti.

Design e materiali

Appena abbiamo estratto il Motorola Signature dalla confezione - piacevolmente profumata come tutte quelle dei top di gamma dell’azienda usciti negli ultimi anni - la prima cosa che ci ha impressionati è stata la sua sottigliezza.

Con uno spessore di soli 6,99 millimetri, questo dispositivo rientra ampiamente nella fascia dei tanto celebrati "slim flagship" Samsung e Apple.

La costruzione in alluminio di grado aeronautico conferisce una rigidità strutturale che non ci aspettavamo da un profilo così sottile, ed è evidente come ogni millimetro sia stato ingegnerizzato con una precisione estrema.

Tuttavia, l’eccessiva leggerezza richiede qualche attenzione in più: pur pesando 186 grammi, il bilanciamento dei pesi lo rende quasi "sfuggente" in mano, e la finitura curva su tutti i lati accentua la percezione che il dispositivo potrebbe scivolare se non viene prestata la dovuta attenzione.

In questo senso dovrebbe rassicurare la certificazione IP69 unita alla conformità agli standard militari MIL-STD 810H, che promettono di proteggere lo smartphone da cadute e urti imprevisti. Il vetro protettivo anteriore è di certo resistente: un Gorilla Glass Victus 2

La finitura posteriore, disponibile nelle varianti Pantone Carbon e Martini Olive [la versione che abbiamo ricevuto in prova], offre un feedback tattile molto gradevole, diverso dal solito: si tratta di una texture ispirata al lino e al twill che tra l’altro non trattiene le impronte.

Display

Ci siamo trovati davanti a un pannello LTPO AMOLED da 6,8 pollici molto luminoso.

Con un picco dichiarato di 6200 nits, la visibilità sotto la luce diretta del sole è assicurata: abbiamo consultato mappe e risposto a messaggi senza dover strizzare gli occhi.

La fluidità è garantita da un refresh rate che si spinge fino a 165Hz, una rarità anche tra i top di gamma attuali. La risoluzione Super HD (1.5K) ci è sembrata il perfetto punto d'incontro tra nitidezza e risparmio energetico, mentre la calibrazione cromatica validata da Pantone restituisce tonalità della pelle e colori naturali.

L'unica piccola riserva riguarda la curvatura del vetro: sebbene contribuisca all'estetica futuristica, abbiamo notato sporadici tocchi involontari durante l'uso con una sola mano, un difetto classico di questa tipologia di schermi che Motorola non è riuscita a eliminare del tutto.

Processore e sistema operativo

Il motore del Motorola Signature è il Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, supportato da 16GB di RAM LPDDR5X. È una configurazione che può sostenere anche carichi di lavoro pesanti.

Durante i nostri test, abbiamo notato come il sistema rimanga reattivo anche con decine di app aperte in background. Il software si basa su Android 16 e a questo proposito Motorola, promette sette anni di aggiornamenti del sistema operativo e di sicurezza.

Un leggero difetto riguarda l'interfaccia: presenta ancora qualche applicazione preinstallata di troppo che non ci saremmo aspettati su un dispositivo come questo.

Abbiamo però apprezzato l'integrazione di Smart Connect, che trasforma il telefono in una vera workstation se collegato a un monitor esterno, confermando la vocazione professionale del brand.

L'integrazione del nuovo processore Snapdragon 8 Gen 5 sul Motorola Signature non è solo una questione di forza bruta computazionale, ma rappresenta un salto generazionale per quanto riguarda il cuore pulsante della fotografia: l'ISP Spectra. Per chi non lo sapesse, l'Image Signal Processor è il "cervello" che trasforma i dati grezzi dei sensori in immagini finite, e quest'anno Qualcomm e Motorola hanno alzato l'asticella in modo sensibile.

Quello che ci ha colpito nell'uso quotidiano è la natura "cognitiva" di questo Spectra ISP.

Grazie alla segmentazione semantica in tempo reale, il dispositivo non si limita a scattare una foto, ma "comprende" cosa sta inquadrando.

Durante i nostri test, abbiamo fatto caso a come il chip riesca a distinguere istantaneamente tra la texture della pelle, il riverbero dell'acqua e la densità delle nuvole, applicando correzioni specifiche (esposizione, nitidezza e saturazione) a ogni singolo elemento prima ancora che lo scatto venga salvato. È questo processo, che avviene in millisecondi, a garantire quella coerenza cromatica che abbiamo trovato impeccabile, specialmente nella resa dei toni della pelle validata da Pantone.

Questa capacità di calcolo permette al Motorola Signature di registrare video in 8K Dolby Vision a 30fps con una fluidità difficile da riscontrare su altri smartphone, mantenendo un controllo granulare sull'esposizione che di solito è prerogativa delle camere professionali.

Fotocamere e video

Il comparto fotografico punta tutto sulla simmetria, con tre sensori da 50 megapixel che coprono ogni esigenza. Motorola insiste molto sul fatto che sia la sua miglior camera experience in un telefono ultrasottile, e dobbiamo ammettere che non sembra il solito slogan vuoto. Lo dicono anche gli studi indipendenti: il Signature ha ottenuto un punteggio DXOMARK Camera di 164, uno dei risultati più alti registrati negli ultimi mesi nel benchmark di riferimento per le fotocamere degli smartphone, davanti a diversi rivali di fascia alta come il Samsung Galaxy S26 Ultra e poco sotto modelli come l’iPhone 17 Pro che figura nelle prime 5 posizioni.

Del Signature ci hanno colpito la qualità delle immagini e l’approccio alla versatilità.

Molti flagship oggi hanno un sensore principale eccellente e due fotocamere ancillari meno convincenti. Qui invece Motorola prova a costruire un sistema più omogeneo, con tre focali davvero importanti e una risoluzione elevata su tutta la catena.

Alcuni scatti effettuati con il Motorola Signature:

Il sensore principale, il Sony LYT 828 con apertura f/1.6, ci ha regalato scatti eccellenti in quasi ogni condizione di luce. La fotocamera ultra-grandangolare è solida, mentre il teleobiettivo periscopico con zoom ottico 3x offre ritratti con un bokeh naturale e molto piacevole.

la scelta di integrare un teleobiettivo periscopico da 50 megapixel basato sul sensore Sony LYTIA 600 (LYT-600) rappresenta una delle scommesse più riuscite dell'intero pacchetto hardware. Nonostante il corpo del dispositivo sia incredibilmente sottile, Motorola non ha ripiegato su un sensore di piccole dimensioni, ma ha implementato un’ottica con lunghezza focale equivalente a 71mm e apertura f/2.4.

Grazie alla stabilizzazione ottica dell'immagine (OIS), siamo riusciti a ottenere scatti nitidi anche a mano libera in condizioni di luce non ottimale, un risultato che non davamo affatto per scontato data la complessità costruttiva richiesta per far stare un sistema a periscopio in meno di 7 millimetri di spessore.

Altri scatti effettuati con il Motorola Signature:

Dove teniamo un filo di cautela è sullo zoom estremo. La funzione 100x Super Zoom Pro attira sicuramente l’attenzione sulla scheda tecnica, ma nell'uso reale abbiamo notato che la qualità rimane eccellente fino a circa 10x-15x, dove l'intelligenza artificiale riesce a ricostruire i dettagli in modo convincente.

Spingendosi oltre, specialmente verso la soglia del 100x, l'intervento software diventa però molto aggressivo, un elemento ormai comune a tutti gli smartphone premium: le immagini tendono ad assumere un aspetto quasi "dipinto", perdendo quella naturalezza che abbiamo apprezzato nelle focali intermedie.

Ma in alcune occasioni lo zoom digitale unito alla potenza degli algoritmi può dare comunque risultati sorprendenti, soprattutto se vengono inquadrati oggetti, scritte o porzioni di edifici facili da “ricostruire”.

La selfie camera, anch'essa da 50MP, grazie all'autofocus garantisce videochiamate e scatti frontali di alta qualità.

In condizioni di scarsa luminosità, il tempo di scatto tende ad allungarsi un po' troppo. Ma attenzione: il risultato finale è eccellente, il migliore che abbiamo mai ottenuto negli ultimi anni dai telefoni dell’azienda di Chicago. Il rumore è ridotto al minimo, anche quando si spinge un po’ con lo zoom.

Alcuni scatti notturni effettuati con il Motorola Signature:

Chiudiamo il paragrafo sulle fotocamere con una novità significativa per i creator: grazie a una stretta collaborazione tra Meta e Motorola, la creazione di contenuti destinati alle piattaforme social viene ulteriormente migliorata.

La partnership garantisce che le immagini mantengano la stessa qualità Ultra HDR sia quando vengono scattate con la fotocamera nativa dello smartphone sia quando si utilizza direttamente la fotocamera integrata nelle app come Instagram.

Prestazioni

Sul fronte delle prestazioni pure, il Signature non ci ha deluso.

Abbiamo notato che, nonostante la sottigliezza estrema, la gestione termica è efficiente, grazie a un nuovo sistema di dissipazione a camera di vapore.

Serve un uso molto intensivo, e prolungato, per scaldare la scocca in alluminio, e questo avviene più raramente di quanto pensassimo.

La memoria UFS 4.1 garantisce tempi di caricamento istantanei, rendendo il passaggio da un'attività all'altra immediato.

Ci ha convinto meno il feedback della vibrazione: pur essendo preciso, ci è parso leggermente meno corposo rispetto a quello di altri flagship, perdendo quel tocco di "solidità" che ci si aspetta da un telefono da più di mille euro.

Funzioni IA

In questo periodo dominato dall'intelligenza artificiale, Motorola non intende restare indietro e propone ai suoi utenti un pacchetto chiamato Moto AI: non contiene solo di strumenti per la modifica delle foto, come la rimozione degli oggetti, ma prevede funzioni integrate nel sistema di varia utilità.

Dallo scorso anno l’azienda di Chicago ha aperto il sistema anche ad assistenti diversi da Google Gemini, impostato come opzione predefinita e richiamabile tramite il pulsante fisico sul lato destro della scocca con una pressione prolungata. In alternativa, si può sostituire con la Moto AI.

Questa varietà di strumenti, per l’utente medio, rischia però di apparire dispersiva e talvolta disorientante, almeno per come è attualmente organizzata.

Si può utilizzare Gemini, oppure rivolgere domande direttamente a Moto AI digitando nel riquadro “Chiedi e cerca”. In alternativa è possibile attivare Copilot Vision, l’intelligenza artificiale di Microsoft che sfrutta videocamera e microfoni dello smartphone per “vedere” e “ascoltare” ciò che accade intorno, oppure affidarsi a Perplexity, una valida alternativa a Google come motore di ricerca arricchito dall’IA.

Orientarsi tra queste opzioni richiede però una certa familiarità con il menu generale per comprendere e sfruttare davvero tutte le funzioni disponibili. In prospettiva, Motorola dovrà probabilmente intervenire sull’organizzazione di questo ecosistema di strumenti, con una struttura che risulti più chiara ed efficace.

Molte delle funzioni proposte, comunque, fanno ciò che promettono.

"Aggiornami" si rivela ideale per gestire il sovraccarico di notifiche: l'IA non si limita a elencarle, ma ne sintetizza il contenuto prioritario, permettendoci di rimetterci in pari con i messaggi di lavoro o personali in pochi secondi.

Ed è molto utile la possibilità di “esplorare” un argomento presente in una pagina web attraverso Perplexity, che legge il contenuto, fornisce ulteriori informazioni o spiegazioni e suggerisce domande di contesto per approfondire.

Tuttavia, continuiamo a pensare che gli strumenti IA sviluppati da Motorola non rappresentino, almeno per ora, il motivo principale per cui acquistare un telefono dell’azienda. Alcune funzioni non sono sempre al top. Talvolta le traduzioni in tempo reale, per esempio, non sono precisissime. E le risposte della Moto AI che implicano la ricerca sul web a volte non soddisfano le aspettative: è stata molto precisa nel raccontare chi ha vinto San Remo 2026, per esempio, ma alla domanda successiva “Cosa sta succedendo in Iran”, non ha menzionato la guerra.

Va sottolineato poi che la possibilità di creare immagini a partire da un prompt – attraverso la funzione Image Studio – è gratuita ma fino a un ristretto numero di generazioni, dopodiché è necessario attendere addirittura alcuni giorni per ricaricare il proprio credito. Le immagini che siamo riusciti a produrre, inoltre, sono soddisfacenti se frutto di un prompt “ordinario”, coma la richiesta di una persona che beve una tazza di tè in una stanza. Ma quando si esagera con la fantasia, i limiti sono evidenti.

Quello che abbiamo apprezzato, invece, è che il sitema avverte sempre quando le informazioni che intendiamo processare con l’IA stanno lasciando lo smartphone per essere lavorate nella nuvola.

Attendiamo comunque con curiosità l’arrivo, sui dispositivi dell’azienda, dell’IA personale Qira, sviluppata dal Gruppo Lenovo di cui Motorola è una sussidiaria. Qira permetterà agli utenti di passare da un dispositivo all’altro - e dunque da uno smartphone a un pc, per esempio - senza perdere il contesto: banalmente, ritroveremo a ogni accesso ciò a cui stavamo lavorando, con un’assistenza IA che riprende il discorso esattamente da dove l'avevamo lasciato.

Batteria e ricarica

Riuscire a inserire una batteria da 5200 mAh in un corpo spesso meno di 7 millimetri è un mezzo miracolo ingegneristico, reso possibile dall'uso della tecnologia silicio-carbonio.

L'autonomia ci ha permesso di arrivare quasi sempre a sera con un utilizzo medio-intenso, un risultato notevole considerando la potenza del processore e la luminosità dello schermo.

Il sistema di ricarica TurboPower da 90W permette di recuperare il 50% dell'energia in circa 15 minuti.

Anche la ricarica wireless da 50W è tra le più veloci sul mercato, anche se richiede il caricabatterie proprietario per essere sfruttata appieno.

Abbiamo apprezzato la presenza della ricarica inversa, utile per dare energia alle cuffie nei momenti di emergenza, confermando la versatilità del pacchetto energetico.

Colori, prezzi e disponibilità in Italia

Il Motorola Signature arriva sul mercato italiano con un posizionamento di prezzo coraggioso ma coerente con la scheda tecnica. Il modello con 16GB di RAM e 512GB di storage viene proposto a un prezzo di listino di 1.299 euro, una cifra che lo accomuna ai pesi massimi del settore.

Le colorazioni disponibili, curate in collaborazione con Pantone, sono Carbon e Martini Olive, entrambe come abbiamo già accennato con finiture premium.

Conclusioni

In definitiva, il Motorola Signature ci ha convinto perché ha il coraggio di essere diverso.

Non è il solito "mattoncino" ultra-potente, ma uno smartphone che cerca di bilanciare prestazioni estreme con un'estetica ricercata. È il dispositivo ideale per chi cerca un'esperienza software pulita, un display che non teme rivali e un design che attiri l'attenzione.

Inoltre questo telefono è la dimostrazione che Motorola ha finalmente trovato una propria identità fotografica d'eccellenza, capace di competere senza timori reverenziali verso i competitor che fanno della qualità degli scatti il loro punto di forza.

Quello che non ci ha convinto fino in fondo è l’organizzazione delle funzioni IA e, talvolta, la precisione stessa degli strumenti basati su intelligenza artificiale generativa. Su questo fronte Motorola ha ancora qualcosa da migliorare.

Tuttavia, il ritorno dell’azienda di Chicago in questa fascia di prezzo con un prodotto così rifinito è una notizia eccellente per tutto il mercato. L'esperienza d'uso quotidiana è sicuramente tra le più soddisfacenti dell'intero panorama Android.

Cosa ci è piaciuto

  • Sottigliezza estrema unita a una resistenza IP69 e MIL-STD.
  • Il display AMOLED a 165Hz è tra i più brillanti e fluidi mai provati.
  • Supporto software esteso a 7 anni, finalmente al passo con i migliori.
  • Ricarica rapida da 90W e tecnologia della batteria silicio-carbonio.
  • Finiture Pantone uniche che offrono un tocco di classe al dispositivo.

Cosa non ci è piaciuto

  • La curvatura del display può causare qualche tocco involontario di troppo.
  • Troppe app preinstallate stonano su un flagship di questo prezzo.
  • La sensazione di eccessiva leggerezza e scivolosità richiede attenzione
  • Il pacchetto Moto AI offre molti strumenti ma non organizzati al meglio