“L’intelligenza artificiale non eccelle nel rintracciare le informazioni, anche quando i file sono archiviati con la massima cura”. Con questa premessa, Milla Jovovich ha spiegato la genesi di MemPalace, il suo nuovo progetto nel campo della tecnologia computazionale.
L’attrice ha osservato come i sistemi attuali si affidino ancora a ricerche per parole chiave che ha definito "macchinose e disordinate".
Per Jovovich, il problema è che le nostre cartelle digitali sono diventate enormi magazzini pieni di roba accatastata, dove ritrovare un documento specifico tra migliaia di file, etichette e date è quasi impossibile.
È proprio questa frustrazione che l'ha spinta a cercare un modo più naturale e immediato per archiviare e recuperare le informazioni, senza dover dipendere dalle classiche ricerche per parole chiave, che spesso non portano a nulla.
L’eredità della retorica greca applicata al codice
L’ispirazione per risolvere il problema della memoria digitale è giunta dallo studio delle tecniche classiche.
Jovovich ha citato l’esempio degli antichi greci, capaci di memorizzare discorsi lunghissimi, e dei moderni maestri della memoria, in grado per esempio di ricordare decine di migliaia di cifre decimali del pi greco.
L'attrice ha così pensato di trasferire all'intelligenza artificiale questa capacità di conservare le informazioni in modo naturale attraverso quello che gli esperti definiscono "Palazzo della Memoria": si tratta diuna tecnica mnemonica antichissima, attribuita al poeta greco Simonide di Ceo intorno al 500 a.C..
Funziona così: si immagina un luogo familiare – un edificio o un percorso – e si "collocano" mentalmente le informazioni da ricordare in punti specifici di quello spazio. Per recuperarle, basta ripercorrere mentalmente il tragitto, stanza dopo stanza.
Il meccanismo sfrutta il fatto che il cervello umano ricorda molto meglio le informazioni legate a luoghi e immagini rispetto a dati astratti.
Da qui è nata l’idea di collaborare con l’ingegnere Ben Sigman per costruire un vero e proprio Palazzo della Memoria. Ma virtuale. MemPalace, appunto.
In questa struttura, lo spazio aperto e caotico dei dati viene suddiviso in stanze differenti, seguendo una logica architettonica che facilita il richiamo delle informazioni senza dover setacciare ogni volta l'intero archivio.
Un'architettura nata da mesi di sperimentazione
La creazione della struttura di MemPalace – ha spiegato Jovovich - ha richiesto mesi di lavoro e numerosi tentativi falliti.
L’attrice ha raccontato di aver affrontato un lungo processo di errori e ripartenze da zero, gestendo oltre mille documenti personali per testare l’efficacia del sistema. Questa fase di ricerca e sviluppo è stata necessaria per passare dai progetti teorici a un’architettura funzionale e logica.
Mentre Jovovich si è occupata della definizione dei "blueprint" e della struttura gerarchica, Ben Sigman ha curato la parte ingegneristica e l'affinamento tecnico del software.
Il risultato di questa sinergia è un sistema che organizza i dati in ali, corridoi e stanze virtuali, permettendo al modello linguistico di muoversi all'interno di una mappa concettuale definita invece di navigare in un ammasso indistinto di file.
Prestazioni e sovranità dei dati
A differenza di altre soluzioni che sintetizzano le conversazioni perdendo sfumature essenziali, MemPalace conserva i dati in modalità integrale, utilizzando una compressione proprietaria che riduce lo spazio occupato senza compromettere la leggibilità.
Nei benchmark di settore come il LongMemEval, il sistema ha raggiunto un'accuratezza del 96,6%, superando i principali concorrenti commerciali.
Distribuito gratuitamente su GitHub, il progetto promuove un approccio "local-first": i dati rimangono sul dispositivo dell'utente, garantendo una privacy assoluta e l'indipendenza dai servizi cloud a pagamento.
MemPalace si propone quindi come un'alternativa sicura per chi desidera trasformare l'intelligenza artificiale in un’estensione affidabile e privata della propria memoria.