Nel giro di sole settantadue ore, la casa di Sam Altman, uno dei protagonisti della corsa all’IA nonché tra i principali artefici del successo di ChatGpt, è stata teatro di due distinti attacchi, culminati ieri con l'esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco.
L'episodio, che non ha causato feriti, ha però innalzato il livello di allerta intorno alla figura dell’amministratore delegato di OpenAI, in un clima di crescente tensione sociale legata ai rapidi mutamenti tecnologici innescati dall’intelligenza artificiale.
La dinamica dell'agguato notturno
Secondo i rapporti forniti dal Dipartimento di Polizia di San Francisco, l'incidente è avvenuto nella notte.
Una berlina Honda ha percorso lentamente le strade di Russian Hill, un quartiere residenziale storico e prestigioso della città, caratterizzato da strade ripide e abitazioni di lusso.
Dopo un primo passaggio di perlustrazione, il veicolo si è fermato nei pressi della proprietà di Altman. In quel momento, un passeggero ha sporto il braccio dal finestrino esplodendo almeno un colpo in direzione dell'edificio, prima di dileguarsi rapidamente.
Il personale addetto alla sicurezza della residenza ha immediatamente allertato le forze dell'ordine, fornendo i filmati delle telecamere di sorveglianza che hanno permesso di identificare la targa del mezzo.
Gli arresti e il sequestro delle armi
Poche ore dopo l'attacco, gli agenti hanno individuato la proprietaria dell'auto: Amanda Tom, una giovane di 25 anni residente a San Francisco. Insieme a lei è stato fermato Muhamad Tarik Hussein, di 23 anni.
Durante la perquisizione dell'abitazione dei sospettati, la polizia ha rinvenuto e sequestrato tre armi da fuoco. Entrambi sono stati trattenuti con l'accusa di "uso negligente di un’arma da fuoco", una fattispecie di reato prevista dal codice penale della California che punisce l'esplosione pericolosa o illecita di colpi d'arma da fuoco in luoghi pubblici o abitati.
Un fine settimana di violenza
Il secondo attacco ad Altman rappresenta il culmine di un fine settimana iniziato sotto il segno della tensione.
Nella mattinata di venerdì scorso, 10 aprile, la stessa abitazione era stata colpita da una bottiglia Molotov.
In quell'occasione il sospettato, identificato come Daniel Alejandro Moreno-Gama, un ventenne originario del Texas, aveva lanciato l’ordigno contro il cancello metallico della proprietà, provocando un principio di incendio subito domato dal personale di sorveglianza.
Poco dopo l'atto vandalico, l'uomo si era presentato presso il quartier generale di OpenAI a Mission Bay, un'area di San Francisco che ospita numerosi uffici di aziende tech, dove aveva rivolto minacce esplicite prima di essere arrestato.
Il clima di minaccia crescente
Nelle ore immediatamente successive al primo attacco, Sam Altman ha rotto il silenzio con una riflessione affidata al proprio blog personale, legando esplicitamente la violenza subita alla pubblicazione di una lunga inchiesta apparsa sul New Yorker.
Il pezzo in questione, intitolato "Sam Altman può controllare il nostro futuro: ci si può fidare?", porta la firma del premio Pulitzer Ronan Farrow e di Andrew Marantz.
Secondo il numero uno di OpenAI, l'articolo avrebbe utilizzato toni "incendiari", dipingendolo come una figura dal potere quasi messianico e dai tratti caratteriali controversi, proprio in un momento di profonda incertezza collettiva riguardo al futuro dell'automazione e dell'intelligenza artificiale.
Nel suo sfogo, Altman ha ammesso di aver inizialmente sottovalutato il potere delle parole, per poi ricredersi di fronte alla realtà dei fatti: la convinzione che una certa prosa giornalistica, focalizzata sulla sfiducia, possa aver agito da detonatore per le azioni violente di questi giorni.