Dal 2027, almeno sulla carta, gli smartphone e gran parte dell’elettronica di consumo dovrebbero tornare a un principio che sembrava archiviato da oltre un decennio: la batteria sostituibile. È infatti una delle novità più visibili del Regolamento europeo 2023/1542, il nuovo quadro normativo che ridefinisce l’intero ciclo di vita delle batterie, dalla progettazione e certificazione fino al riciclo. Ma come spesso accade con le norme europee, il dettaglio e la ragnatela di incroci normativi e deroghe cambiano profondamente la sostanza. Passaggio che contraddice anche una certa versione delle cose diffusa nei mesi scorsi.
Partiamo dal cuore della questione, che è l’articolo 11 del regolamento: dal 18 febbraio 2027 le batterie portatili integrate nei dispositivi dovranno essere “rimovibili e sostituibili dall’utilizzatore finale”. Tradotto: niente più telefoni sigillati senza possibilità di accesso alla batteria. Una rivoluzione apparente, che ha fatto subito pensare al ritorno degli smartphone con cover posteriore staccabile e batteria intercambiabile in pochi secondi, come ai tempi di Nokia. Ma la realtà è un po’ più complessa.
La norma: sostenibilità prima, esperienza utente dopo
Il regolamento nasce con un obiettivo preciso: ridurre l’impatto ambientale e spingere verso un’economia circolare. In questo senso, si integra a una serie di altre normative continentali come quella, di cui abbiamo più volte parlato, del diritto alla riparazione: se ne occupa nello specifico la direttiva 2024/1799, in vigore da luglio 2024 e da recepire in Italia entro il 31 luglio prossimo, che obbliga i produttori a riparare beni di consumo (elettrodomestici, smartphone) a prezzi ragionevoli, anche fuori garanzia, e a fornire ricambi, facilitando appunto l'economia circolare e contrastando l'obsolescenza.
Il regolamento in questione si muove su una linea parallela: introduce anche passaporti digitali delle batterie, obblighi di riciclo e tracciabilità, contenuti minimi di materiali recuperati e responsabilità estesa dei produttori. Un altro punto di riferimento, di cui alcune parti pure si sovrappongono agli altri dispositivi europei, è invece il Regolamento 2023/1670, quello sull’Ecodesign per smartphone e tablet, entrato in vigore il 20 giugno 2025. Orchestra le etichette energetiche, la disciplina dei manuali di riparazione, gli update dei software e impone soglie più alte per le batterie (almeno 800 cicli con l’80% della capacità), i pezzi di ricambio per almeno sette anni dall’immissione in commercio di uno specifico modello e aggiornamenti software per cinque anni, oltre all’accesso a riparatori terzi. Secondo l’Ue, che lo scorso anno ha fornito un’interpretazione proprio per sciogliere le numerose sovrapposizioni, i dispositivi già sottoposti al regolamento Ecodesign non devono seguire pedissequamente le indicazioni della normativa sulle batterie.
Più in generale, attraverso tutte queste “leggi” europee la sostituibilità non è pensata tanto come comodità per l’utente ma come leva per allungare la vita dei dispositivi e facilitarne la riparazione comunque professionale. È quindi un tassello dentro un sistema molto più ampio che punta a ridurre i cosiddetti Raee, i rifiuti elettronici, ambito su cui i Paesi europei procedono in ordine troppo sparso e con risultati troppo diversi fra loro, e consumo di materie prime critiche. Tema esiziale in tempi di cataclismi geopolitici.
Le eccezioni: sicurezza, design e interpretazioni
Ed è qui che la promessa si ridimensiona. Lo stesso articolo 11 prevede deroghe importanti: i produttori possono evitare la batteria facilmente rimovibile quando ci sono motivi di sicurezza, affidabilità o integrità del dispositivo. Non solo. La Commissione europea con l’interpretazione citata prima ha di fatto chiarito il perimetro dei prodotti che non dovranno rispettare pienamente l’obbligo e quello di altri, come gli smartphone e i tablet, che già “coperti” dal Regolamento Ecodesign non dovranno avere sportelli o batterie removibili come una volta. Ma di certo quei pezzi come molti altri tipo il display dovranno essere facilmente sostituibili e a quanto pare i prouttori non dovranno neanche fare a meno degli adesivi utili per sigillare lo chassis se le batterie garantiscono determinate performance che ne rendono la sostituzione piuttosto improbabile. Al momento sembrerebbero invece, salvo nuovi alambicchi burocratici, rimanere sotto questo obbligo dispositivi come laptop e indossabili fra cui auricolari, smartwatch, tracker per il fitness, console di gioco portatili, action camera, casse bluetooth portatili e anche occhiali smart, lettori di e-book e cuffie senza fili.
In altre parole, la regola generale esiste ma è già circondata da una serie di valvole di sfogo normative e alla possibilità di individuare in commercio gli strumenti adeguati per smontare e rimontare i pezzi. E infatti, già oggi analisi di settore sottolineano come tra esenzioni, richieste di esenzione e interpretazioni sia difficile prevedere cosa accadrà davvero sul mercato. Senz’altro il segmento dei laptop è quello che, alla fine, dovrà adeguarsi senza troppe possibilità di deroga legate per esempio all’uso in ambienti umidi, una delle esenzioni già acclarate.
Insomma, si apre uno scenario molto diverso rispetto agli anni Duemila. Più che il ritorno delle cover in plastica rimovibili, è plausibile aspettarsi dispositivi progettati per essere aperti con attrezzi standard - cacciaviti, leve, kit di riparazione economici - e con componenti meno incollati o sigillati. Una sostituibilità tecnica, quindi, più vicina al mondo della riparazione assistita o come detto del “right to repair” che a un gesto quotidiano dell’utente medio.