Le Eta Aquaridi, le “stelle cadenti” di maggio legate al passaggio della cometa di Halley, raggiungeranno il picco tra stanotte e domani, mercoledì 6 maggio.
Le fonti astronomiche più affidabili convergono su questa finestra: l’International Meteor Organization indica il massimo nella notte 5-6 maggio, mentre NASA e EarthSky – popolare sito web scientifico che offre notizie su astronomia e sosservazione del cielo – segnalano che la parte migliore dell’evento cade nelle ore prima dell’alba del 6 maggio.
Per chi osserva dall’Italia, questo significa una cosa semplice: non conviene guardare in serata, ma alzarsi molto presto.
La fascia più favorevole è grossomodo tra le 3:00 e le 5:30, cioè quando il radiante dello sciame, nella costellazione dell’Acquario, si alza abbastanza sull’orizzonte sud-est e prima che la luce del giorno cancelli le meteore più deboli.
A Roma, per esempio, il Sole sorge il 6 maggio alle 06:00, quindi dopo le 5:30 il cielo comincerà già a schiarire.
Dove guardare nel cielo
Le Eta Aquaridi prendono il nome da Eta Aquarii, una stella della costellazione dell’Acquario.
È da quella zona del cielo che le meteore sembrano partire, anche se in realtà possono comparire un po’ ovunque.
La direzione utile, dall’Italia, è tra est e sud-est, con il radiante ancora piuttosto basso ma in risalita nelle ore finali della notte.
La regola migliore, come sempre con gli sciami meteorici, è non fissare un solo punto: meglio sdraiarsi o reclinarsi e tenere lo sguardo su una porzione ampia di cielo, preferibilmente lontano da lampioni, case e strade illuminate.
NASA raccomanda anche di lasciare agli occhi 20-30 minuti per adattarsi al buio e di evitare lo schermo del telefono.
Quante stelle cadenti si possono vedere
Sulla carta le Eta Aquaridi possono arrivare fino a 50 meteore all’ora al picco, ma questo valore è teorico e dipende da un cielo molto buio e da condizioni ideali. Inoltre lo sciame rende di più nell’emisfero sud e nelle latitudini tropicali; dall’emisfero nord, e quindi anche dall’Italia, i tassi osservabili sono in genere più modesti.
L’IMO ricorda infatti che a nord dell’equatore la pioggia produce normalmente circa 10-30 meteore all’ora poco prima dell’alba.
Tradotto: anche in una notte buona, dall’Italia non bisogna aspettarsi un “temporale” di scie continue. Le meteore più luminose però possono essere molto spettacolari, perché le Eta Aquaridi sono famose per la loro alta velocità, circa 65,4 chilometri al secondo, e per le scie persistenti che a volte lasciano dietro di sé.
Il problema di quest’anno è la Luna
Il vero ostacolo del 2026 non è tanto il picco dello sciame, quanto la luce lunare.
L’IMO segnala che nella notte di massimo la Luna sarà illuminata all’84%, e la NASA avverte che la sua luminosità potrebbe cancellare molte delle meteore più deboli. Non è un caso: a Roma la Luna piena è stata il 1° maggio alle 19:23, quindi stanotte avremo ancora una Luna gibbosa calante molto evidente.
Questo non significa che sia inutile provare. Significa però che conviene scegliere un posto dove si possa nascondere la Luna dietro un edificio, una collina o un albero, lasciando aperta la visuale verso il cielo orientale. È il modo migliore per recuperare contrasto e aumentare le possibilità di vedere le scie più luminose.
EarthSky suggerisce proprio di osservare nelle ore prima dell’alba cercando di schermare la luce lunare.
Da dove osservarle in Italia
La risposta più onesta è: ovunque il cielo sia davvero buio. Le Eta Aquaridi si possono vedere anche dall’Italia centro-settentrionale, ma rendono meglio con un orizzonte orientale libero e poca illuminazione artificiale.
In pratica, funzionano meglio colline, campagne, altopiani, zone costiere poco urbanizzate e aree montane non troppo chiuse.
Chi resta in città può tentare lo stesso, ma con aspettative più basse. In un cielo urbano, tra inquinamento luminoso e Luna brillante, si vedranno soprattutto solo le meteore più intense.
In sintesi, quando uscire
Per l’Italia la finestra da segnare è questa: notte tra il 5 e il 6 maggio, con osservazione consigliata dalle 3:00 fino alle prime luci dell’alba, meglio tra est e sud-est, lontano dalle città e con la Luna schermata il più possibile. Il picco c’è davvero, ma nel 2026 sarà una caccia più paziente che abbondante.