Se ne parla in modo diffuso da inizio anno e, da oggi, sono disponibili gli abbonamenti Facebook Plus, Instagram Plus e WhatsApp Plus che offrono funzioni extra dedicate ai creator e agli utenti avanzati.
Nel prossimo futuro Meta, l’azienda che produce e sviluppa le piattaforme social e le relative app, introdurrà abbonamenti più costosi dedicati alle intelligenze artificiali (IA) e ai professionisti.
Cosa sono e quanto costano i piani Plus
Instagram Plus mette le Stories al centro, offrendo strumenti avanzati per chi le crea. Tra questi la possibilità di sapere quante persone hanno guardato più volte una Storia, la cui durata può essere estesa oltre le 24 ore canoniche, creare liste di destinatari illimitate e metterne in evidenza una a settimana per ottenere più visualizzazioni. Inoltre, gli utenti possono vederle in anteprima senza apparire nell’elenco dei visualizzatori (salvaguardando la privacy) e differenziare il proprio profilo con font e icone personalizzate.
Gli strumenti a disposizione di chi sottoscrive un piano Facebook Plus sono simili a quelli del piano Instagram Plus, con una predisposizione alla personalizzazione dei profili e alle interazioni con gli altri utenti. Ci sono le “Super reazioni” animate e la possibilità di usare font personalizzati per la biografia degli utenti, oltre alla facoltà di fissare più contenuti nella parte alta del proprio profilo. Infine, i sottoscrittori possono cambiare l’icona dell’app Facebook sui rispettivi smartphone. WhatsApp Plus fa leva sulla personalizzazione dell’app con temi, suonerie e sticker, oltre alla possibilità di fissare chat aggiuntive e personalizzare le liste.
I piani Plus, disponibili a livello globale in modo progressivo a partire da oggi, possono essere sottoscritti anche dagli utenti italiani direttamente all’interno delle applicazioni e, benché mentre scriviamo non è ancora disponibile un listino prezzi in euro, è probabile che i costi ricalchino quelli in dollari, fissati a 3,99 dollari al mese per Instagram Plus e Facebook Plus e a 2,99 dollari mensili per WhatsApp Plus.
Altre novità verranno introdotte con il passare del tempo, come ha sottolineato la responsabile dei prodotti di Meta Naomi Gleit, senza però sbilanciarsi troppo. Questi piani non sostituiscono Meta Verified, i badge che proteggono aziende, creator e brand dai furto di identità.
I piani Meta One
Sono abbonamenti che guardano ai professionisti e alle IA e per il momento sono in fase di test. I piani dedicati alle IA sono Meta One Plus (il cui costo è di 7,99 dollari al mese) e Meta One Premium (19,99 dollari al mese).
Il piano più economico offre accesso alle funzionalità standard di Meta AI, i modelli di intelligenza artificiale generativa integrati nelle app, che superano quindi le restrizioni imposte agli utenti della versione gratuita.
Il piano Meta One Premium mette a disposizione degli utenti maggiore capacità di calcolo, in grado di soddisfare le richieste più complesse e di generare immagini e video di maggiore qualità. La modalità Thinking Mode consente un “ragionamento” più profondo in grado di gestire compiti complessi sia mediante l’app Meta AI sia sul web. Un compagno di lavoro più veloce e potente.
I test di questi due piani inizieranno a giugno in Bolivia, in Guatemala e a Singapore. Oltre ad ampliare le zone in cui saranno disponibili, questi due abbonamenti includeranno l’uso degli occhiali Meta che potranno sfruttare a loro volta la maggiore potenza di calcolo e i vantaggi di Thinking Mode. Maggiori dettagli saranno rilasciati durante le prossime settimane.
I piani Meta One Essential e Media One Advanced, pensati per i professionisti, puntano sulla verifica e sulla visibilità e rappresentano un’evoluzione degli strumenti messi a disposizione di creator e aziende al fine di professionalizzare le rispettive presenze sulle piattaforme social.
Il piano Meta One Essential, il cui costo è di 14,99 dollari al mese, si concentra sulla solidità delle identità digitali e sulla sicurezza. Oltre ai badge di verifica, include una pagina di collegamenti mediante i quali è possibile instradare i follower verso canali social o risorse web esterne con beneficio per la presenza online delle aziende e dei creator.
Ulteriori strumenti sono disponibili con il piano Meta One Advanced da 49,99 dollari mensili che, oltre a includere le funzionalità della versione Essential, garantisce una maggiore esposizione nel feed e un migliore posizionamento nei risultati di ricerca sia su Facebook sia su Instagram.
Il piano mira anche a massimizzare la conversione degli utenti in follower attraverso l'uso di pulsanti "Segui" più evidenti nei Reel – i brevi video verticali tipici di Instagram - e l'invio automatico di inviti a seguire il profilo a chiunque interagisce con i contenuti pubblicati.
Allo stesso modo, Meta One Advance, offre l’accesso a dati analitici profondi, che includono approfondimenti competitivi su Instagram per studiare l'andamento dei concorrenti e analisi personalizzate del pubblico su Facebook.
Informazioni supportate da strumenti operativi quali la pianificazione ottimizzata dei post e la possibilità di condividere l'accesso all'account con altri moderatori in modo sicuro, senza dover comunicare la password principale.
Infine, l'abbonamento introduce un sistema di tutela del contenuto che avvisa l'autore quando i suoi Reel vengono riutilizzati da altri utenti, consentendo di richiedere formalmente un'etichetta che ne accrediti la paternità. Anche questi due piani sono per il momento in fase di test e solo in Arabia Saudita, Bangladesh, Marocco e Tailandia.
I perché di questi piani a pagamento
Per quanto riguarda la possibilità di usare maggiore capacità di calcolo, Meta si sta muovendo in modo non dissimile da OpenAI (ChatGpt), Anthropic (Claude) e Google (Gemini) che riservano le capacità potenziate dei rispettivi modelli IA a chi sottoscrive abbonamenti.
Ampliando il discorso a tutti i piani a pagamento, emerge l’inizio di una nuova fase commerciale grazie alla quale Meta vuole affiancare gli introiti pubblicitari a quelli degli abbonamenti.
Il perché Meta ha scelto una doppia via per la monetizzazione appare scontato, le conseguenze per l’esperienza degli utenti sono meno evidenti e dovranno essere valutate in futuro.
Le ricadute sulla privacy e sulla governance algoritmica sono al centro del dibattito. Offrire funzionalità avanzate a pagamento può creare incentivi a privilegiare contenuti e account abbonati nelle logiche di ranking e discovery, con possibili effetti sulla neutralità dell’algoritmo e sulla visibilità organica, ovvero la capacità di un contenuto di essere scoperto dagli utenti senza promozioni a pagamento, determinata dagli algoritmi e dall’engagement (le condivisioni, i like e i commenti).
I regolatori e gli osservatori del mercato dovranno verificare se Meta introdurrà delle salvaguardie per evitare che i contenuti generati da chi sottoscrive un piano discriminino l’audience.
Allo stesso tempo, l’integrazione di capacità IA più potenti nei piani a pagamento solleva questioni su come verranno gestiti i dati usati per l’addestramento dei modelli, sulle garanzie di sicurezza e sulla responsabilità in caso di contenuti generati automaticamente.
Le aziende e i creator sono a loro volta davanti a un bivio: gli strumenti messi a disposizione da Meta puntano alla promozione dei contenuti e ai dati da analizzare e ciò può tramutarsi in un handicap per chi non ha a disposizione budget sufficienti per farsi notare in un mercato pubblicitario densamente affollato.
La scelta di Meta di testare i piani professionali in mercati specifici suggerisce che l’azienda sta cercando di calibrare le funzionalità in base a contesti normativi e comportamenti d’uso differenti, prima di un’eventuale estensione su scala globale.
La transizione verso nuove forme di monetizzazione è appena iniziata e non ha senso giungere a conclusioni, vanno però monitorati il futuro della neutralità algoritmica e della visibilità organica dei contenuti.
A corredo, dovrebbero essere osservati con attenzione il modo in cui gli abbonamenti Meta One impatteranno sul ranking, sulla reach e sulla discovery, ovvero su come gli algoritmi ordinano i contenuti sulla scorta di segnali di rilevanza e di qualità, sul numero di persone che vedono un contenuto e sul processo mediante al quale gli utenti riescono a trovare contenuti tramite feed, raccomandazioni o ricerche.