Anna Wintour, l’ex direttrice di Vogue, negli US Open di tennis del 2014 consacrò dalle tribune il ritorno dei cellulari a conchiglia. A distanza di anni l’effetto farfalla ha generato il Commodore Callback 8020, un telefono pieghevole che con il design amplifica il principio della rinuncia al digitale più estremo e invasivo.
Né dumb, né smart, ma senza Instagram o TikTok
Il Callback 8020 è il primo dispositivo mobile della “rinata” Commodore, il marchio dietro il Commodore 64 del 1982, il personal computer più venduto di sempre. Ora, è bene mettere le mani avanti perché la storica azienda statunitense è fallita nel 1994, dopodiché in questi oltre 30 anni ci sono stati tentativi di rinascita ma soprattutto battaglie legali per le licenze dei marchi. Nel 2025 lo youtuber Christian Simpson, noto come Peri Fractic di Retro Recipes, ha acquisito la società olandese Commodore Corporation Bv, che detiene diritti e una serie di marchi. La novità rispetto al passato è che sono state reclutati anche ex dipendenti leggendari del settore design e sviluppo.
E infatti lo scorso anno è stato lanciato il Commodore 64 Ultimate, una versione rinnovata del vecchio C64. Il Callback 8020 però, come ha raccontato lo stesso Simpson ad Ars Technica, nasce filosoficamente come conseguenza della sua dipendenza dallo smartphone. Il risultato è un apparecchio che l’azienda definisce un “non-dumb-dumbphone”, una via di mezzo dichiarata tra il telefono base e lo smartphone Android.
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La differenza rispetto ai comuni dumbphone [cellulari tonti, ndr.] sta nel software. Il Callback 8020 si affida a Sailfish OS, sistema operativo basato su Linux sviluppato dalla finlandese Jolla (fondata da ex ingegneri Nokia) in grado di far girare il 99% delle app Android.
WhatsApp, Signal, Telegram, le mappe, Spotify, i podcast e le app per il trasporto funzionano quindi regolarmente. Browser, social, posta elettronica e applicazioni di lavoro come Slack restano invece fuori, per scelta. Il blocco avviene a livello di sistema operativo, con una tecnologia per cui l’azienda ha depositato un brevetto, e non può essere disattivato da un menu: anche caricando manualmente i file di Instagram o TikTok, il telefono non li fa funzionare.
Y2K, tastiera T9 e auricolari col filo
L’estetica è dichiaratamente da primi anni Duemila. Lo schermo interno da 3,25 pollici è touch ma disattivato in partenza, così da scoraggiare lo swipe e quindi il doomscrolling – l’abitudine compulsiva a scorrere contenuti; il display esterno mostra soltanto ora, batteria e segnale, mentre le notifiche arrivano attraverso piccoli led colorati.
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La tastiera fisica T9 riporta alla digitazione lenta e ragionata degli sms, le suonerie riproducono il suono a 8 bit del chip del Commodore 64 e nella dotazione compaiono il gioco Snake e un paio di auricolari cablati Fiio. Il processore è un MediaTek Helio G81, affiancato da 4 GB di Ram, 64 GB di memoria espandibile, una fotocamera Sony da 48 megapixel e una batteria rimovibile. Il 5G manca, sostituito dal 4G: una scelta coerente con un dispositivo che vuole disincentivare lo streaming continuo.
Il prezzo di partenza è di 499 dollari (bianco, argento o beige), con 50 dollari di sconto per chi si iscrive alla lista d’attesa; le versioni speciali salgono a 549 dollari per la Starlight, dalla scocca trasparente, e a 640 dollari per la Founders Edition, che è di colore dorato con marchietto placcato in vero oro e custodia speciale. Le prenotazioni saranno possibili a parte dal 30 giugno 2026 e le spedizioni sono attese entro fine anno. Il telefono è venduto come prodotto globale, compatibile con gli operatori italiani via 4G, mentre un listino ufficiale in euro non è ancora stato comunicato.
Non è nostalgia cieca, ma autodeterminazione
Il Callback 8020 non nasce nel vuoto. Il dispositivo intercetta un fenomeno più ampio: il ritorno all’analogico tra la Generazione Z e la Gen Alpha. Le vendite di dumbphone sono cresciute del 25% nel 2025, i vinili in Italia hanno segnato un più 17% nella prima metà dello stesso anno e sono tornate di moda le fotocamere a pellicola di Olympus, Canon e Kodak insieme alle Polaroid. Le cuffie con il filo, definite da Vogue l’accessorio rétro più inatteso del 2026, sono diventate perfino un vezzo estetico sfoggiato da celebrità come Bella Hadid e Zendaya.
Una reazione consapevole all’iperconnessione alimenta la tendenza. Gli osservatori parlano di affaticamento cognitivo da schermi e notifiche continue e di doomscrolling compulsivo, e leggono il recupero degli oggetti fisici come un modo per rallentare e riappropriarsi del proprio tempo.
Un sondaggio di Nbc News ripreso dalla stampa racconta che il 47% della Generazione Z americana avrebbe voluto vivere in un’epoca precedente, quella appena prima che i social mediassero la vita quotidiana.
Identità più che ideologia
Le ragioni contano più dei numeri. Uno studio della SDA Bocconi condotto su 390 italiani tra i 18 e i 25 anni indica che il primo motore di questi acquisti non è la sostenibilità, risultata statisticamente insignificante, ma il bisogno di unicità: la ricerca di una distinzione personale in un mercato percepito come standardizzato. La Generazione Z, sintetizzano i ricercatori, compra vintage più per identità che per ideologia. Il Commodore Callback 8020 traduce in hardware proprio questa logica. Il telefono non chiede di rinunciare al digitale, ma di selezionarlo: conserva la connettività essenziale e taglia ciò che genera ansia e distrazione. Non si tratta di una disconnessione, ma di una scelta. Ed è forse questo il senso della vicenda cominciata, almeno simbolicamente, con il flip phone di Anna Wintour: ciò che anni fa sembrava un’eccentricità oggi è diventato un piccolo manifesto generazionale. Il diavolo veste Commodore.