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Mondiale 2026, Collina (FIFA): “Siamo gli arbitri più tecnologici di sempre. Ora fidatevi”

Mondiale 2026, Collina (FIFA): “Siamo gli arbitri più tecnologici di sempre. Ora fidatevi”

Il capo degli arbitri FIFA racconta a Italian Tech il Mondiale 2026, il primo interamente costruito attorno all'intelligenza artificiale: avatar 3D per il fuorigioco, la telecamera dell'arbitro, l'assistente FIFA AI Pro. E spiega perché il vero obiettivo di tutto questo apparato è renderlo invisibile

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Pierluigi Collina ha arbitrato la finale del Mondiale 2002 preparandola con le videocassette. Chiese allo staff giapponese i vhs di Brasile e Germania, si chiuse in una stanza e si annotò a mano tutto ciò che poteva servirgli.

Oggi, da presidente della Commissione Arbitrale e responsabile del settore arbitrale della FIFA, guarda lo stesso lavoro compiersi in pochi secondi. Il Mondiale 2026, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, è il primo interamente costruito attorno all'intelligenza artificiale, con Lenovo nel ruolo di partner tecnologico ufficiale. Lo abbiamo incontrato a Miami, nel Tournament Operations Center che coordina l'intero torneo.

Dal vhs a FIFA AI Pro

Collina non smette mai di arbitrare, soprattutto le distanze. “Il calcio dagli anni Novanta è cambiato drammaticamente, nel senso inglese della parola, cioè in maniera incredibile. I giocatori sono fisicamente più preparati, il gioco viaggia a una velocità molto superiore, e in questo la tecnologia ha svolto un ruolo importante. Lo stesso vale per gli arbitri”.

Il ricordo della finale di Yokohama diventa il metro del cambiamento. “Per preparare Brasile-Germania chiesi le cassette vhs, per vedere le partite giocate fino a quel momento e annotarmi quello che poteva essere interessante. Oggi utilizziamo uno strumento sviluppato da FIFA e Lenovo, FIFA AI Pro, che mi fornisce quelle informazioni che dovevo costruirmi da solo. Basta cliccare alcune richieste chiave e posso sapere come marca una squadra su un calcio d'angolo difensivo, o quali movimenti fa in attacco su una punizione laterale”.

FIFA AI Pro è nato per gli analisti delle squadre, ma la FIFA lo usa anche per gli arbitri. “Abbiamo dei match analyst nel nostro staff che fanno lo stesso lavoro: danno informazioni non ai giocatori e ai tecnici, ma agli arbitri, su come verrà giocata la partita. Avere queste informazioni prima aiuta a prevedere quello che può succedere e a focalizzare l'attenzione”. Lo strumento, presentato da Lenovo al CES di gennaio, coordina più agenti di intelligenza artificiale per analizzare milioni di dati e oltre duemila parametri, restituendo report, grafici e ricostruzioni tridimensionali delle azioni. La stessa tecnologia che un tempo avrebbe richiesto giorni di lavoro.

Rivolto in origine alle squadre, lo strumento è stato adottato da tutte e 48 le nazionali e interrogato in 15 lingue diverse, con un vincolo preciso: non può essere usato durante la partita, ma solo nell'analisi che la precede e la segue.

L'argomento che FIFA e Lenovo rivendicano con più forza è l'accesso, perché lo stesso apparato analitico finisce nelle mani della nazionale più ricca come della debuttante. “Gli esperti possono dedicare meno tempo alla ricerca delle informazioni o al montaggio manuale dei filmati e concentrarsi su ciò che conta davvero: analisi delle prestazioni, decisioni tattiche e supporto alle squadre”, ha dichiarato Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo del calcio globale della FIFA. Quanto questo abbia inciso sui risultati resta impossibile da isolare dagli altri fattori, ma il torneo ha offerto la sua quota di sorprese.

Le regole che hanno ripulito il gioco

Il cambiamento non è solo tecnologico. Collina lo lega alla riscrittura delle regole degli ultimi trent'anni, decise dall'IFAB, l'organismo in cui la FIFA pesa per metà dei voti.

"Tutti i cambiamenti hanno avuto due obiettivi. Il primo è preservare l'integrità fisica dei giocatori: oggi si punisce non il danno provocato, ma il rischio, la potenzialità di danneggiare l'avversario. Il secondo è ripulire il gioco, renderlo più godibile”.

Il riferimento più vivido è al passato. “Ricorderete un Mondiale giocato dall'Italia in Spagna dove Zoff prendeva la palla in porta, la passava al difensore, che gliela restituiva con le mani. Il 10%-12% del tempo di gioco vedeva un portiere con la palla in mano. Spiegare cosa ci sia di divertente in questo non è semplice.»

Da qui la catena di modifiche fino alle più recenti: le rimesse e le punizioni giocabili dentro l'area, e soprattutto la stretta sui tempi morti.

Sui secondi concessi ai portieri, Collina entra nel dettaglio del ragionamento. “In certi campionati un portiere teneva la palla fino a 26 secondi. La regola ne concedeva sei, ma quando la sanzione è sproporzionata rispetto all'infrazione, chi deve applicarla è restio a farlo. Sei secondi comportavano una punizione indiretta dentro l'area, che facilmente porta a un gol. Abbiamo portato il limite a otto secondi, superati i quali oggi si concede un calcio d'angolo. In questo Mondiale ci sono state una o due infrazioni appena, perché i portieri sanno che verranno puniti”. Il risultato, sostiene, non è tanto più tempo giocato quanto un gioco che non si ferma.

La telecamera dell'arbitro

La novità che Collina indica come più spettacolare è la Referee View, la telecamera indossata dall'arbitro. “Avere la possibilità, allo stadio sui maxischermi ma soprattutto in televisione, di vedere quello che l'arbitro sta vedendo, di essere in campo con lui, ha dato un valore agli spettatori. È una cosa che abbiamo testato un paio di anni fa”.

Da fruitore della tecnologia per conto della FIFA, ricorda la sua prima richiesta agli ingegneri. “Dissi: cercate di risparmiare ogni grammo possibile. Il device che permette al segnale di essere trasmesso in diretta ha un peso, e l'arbitro è un atleta durante la partita. Non si sono lamentati, perché abbiamo raggiunto un equilibrio”. Il sistema, già usato ufficialmente alla Coppa del Mondo per club 2025, aveva però un difetto evidente. “L'arbitro corre a grande velocità, e se la telecamera non è ben stabilizzata le immagini risultano mosse. Uno dei grandi sviluppi è stato proprio nella stabilizzazione, per dare un'immagine che non provochi il mal di mare”.

La soluzione, puntualizza Lenovo, è una piattaforma che analizza e stabilizza il flusso video in tempo reale riducendo le vibrazioni fino al 60%, con una competenza che l'azienda dichiara maturata nelle riprese della Formula 1. Secondo i dati diffusi dall’azienda, la Referee View è stata impiegata in media tre volte a partita e distribuita in oltre 220 Paesi e territori. Per Collina il beneficio va oltre lo spettacolo. “Ci consente di capire perché certe decisioni sono state prese in campo, e dove sarebbe dovuto essere l'arbitro per prenderle”.

Il fuorigioco e il falso storico dell'emozione

Gli avatar tridimensionali che hanno sostituito le vecchie linee sul terreno, quelli costruiti da Lenovo scansionando i 1.248 giocatori del torneo, sono certamente una svolta . E Collina ne difende la scelta di fondo rispondendo all'obiezione ricorrente, quella dei margini minimi. “È il motivo per cui è stata inserita la tecnologia: ci sono situazioni che vanno al di là delle capacità umane. Come la linea di porta rispetto al pallone: non c'è ancora convinzione se l'Inghilterra abbia vinto correttamente il Mondiale del 1966, si discute ancora se quel pallone abbia superato la linea. Oggi questo problema non c'è più”.

Ferma è anche la replica a chi sostiene che la precisione spenga l'emozione. “È un falso storico. Sul fuorigioco c'è l'attesa di sapere se la tecnologia conferma, ma intanto il giocatore ha già esultato, e quando il gol viene confermato c'è una nuova esultanza: abbiamo raddoppiato il momento. Trovo più giusto un'emozione basata su una decisione corretta, piuttosto che una che verrà discussa per anni”.

“Lavoro perché la tecnologia non serva”

Il passaggio più controintuitivo dell'intervista riguarda il fine ultimo di tutto questo. Collina si definisce un sostenitore convinto della tecnologia, e proprio per questo ne rivendica un uso paradossale. “Il mio obiettivo è non usarla. Può sembrare un controsenso, ma è quello per cui lavoro”.

La spiegazione sta nella formazione. “In preparazione uso la tecnologia in maniera importante, quello che mi costava ore lo ottengo in pochi secondi. Ma in campo il mio obiettivo è che il lavoro sia stato fatto così bene, e le qualità dell'arbitro siano così elevate, da non avere bisogno di ricorrere alla tecnologia per rivedere le sue decisioni”.

Il paragone che sceglie è quello dell'assicurazione. “Investiamo milioni di dollari nella tecnologia sperando che siano stati buttati via. Lei paga l'assicurazione dell'auto ogni anno, e paga per non usarla. Il giorno che sbatte, però, è contento di averla”.

Il pallone connesso e i limiti della fiducia

Alla domanda su cosa manchi ancora, Collina non indica un sistema assente ma un problema di fiducia. “Abbiamo dati che la televisione mostra sulla velocità del pallone, sulle rotazioni, sull'accelerazione, grazie a un pallone connesso con un chip all'interno. Eppure non riusciamo a convincere la gente che un pallone non ha toccato il cavo di una telecamera (il riferimento è a Norvegia-Inghilterra, ndr.), anche quando il grafico resta piatto e le immagini restano stabili”.

Il precedente che cita è celebre. “Durante il Mondiale del 2022, in Portogallo-Uruguay, c'era da decidere se un gol fosse di Cristiano Ronaldo. Lui diceva di averla toccata. Abbiamo guardato il grafico del pallone: quando passava vicino alla sua testa restava completamente piatto, e abbiamo deciso che il goal non era suo. Ronaldo forse è ancora arrabbiato con la FIFA per quel goal tolto”. Il caso, deciso dal sensore inerziale del pallone Adidas, resta per Collina l'esempio del punto cieco: “hai lo strumento che ti permette di dare una risposta, ma per il solo fatto di non vederlo, qualcuno non ci crede”.

La lezione del torneo: democratizzare i dati

Alberto Spinelli, Chief Marketing and Communications Officer di Lenovo per Europe e Meta, nonché referente per la partnership con FIFA, inquadra la posta in gioco industriale. Il Mondiale ha richiesto circa 25mila dispositivi tra server, computer e workstation, il centro operativo di Miami e il centro di broadcasting di Dallas, entrambi costruiti dall'azienda. “L’obiettivo è che la tecnologia quasi non si veda: se tutto funziona, vuol dire che sta facendo il suo lavoro”.

La lezione che Spinelli porta a casa, e che vale oltre il calcio, è la democratizzazione dei dati. “Il fatto che tutte le squadre abbiano accesso agli stessi dati, dalla più forte al paese più piccolo, sposta la competizione. Non vince chi ha più tempo per guardare il vhs o chi vi aveva accesso, ma chi mette in campo le strategie migliori”. Il torneo, con le sue sorprese, gli sembra la prova. “Mi ha affascinato vedere squadre molto piccole dare filo da torcere alle più blasonate, e viene da pensare che un poco sia stato anche grazie alla nostra tecnologia”.

Quanto è esportabile nei campionati

La domanda che interessa alle federazioni è quanto di questo apparato sia trasferibile fuori da un Mondiale. Collina invita alla misura, ma ricorda un precedente. “Già quattro anni fa in Qatar avevamo implementato tecnologie come il fuorigioco semiautomatico, poi utilizzato da diverse confederazioni e federazioni. Quello che si è visto qui può essere interessante e utilizzabile dove possibile, e la FIFA è a disposizione per fornire supporto a chi è interessato”. Il vincolo, ammette, resta il costo: la tecnologia del Mondiale ha oneri di implementazione e gestione fuori portata per molti campionati, e uno degli obiettivi del programma di sviluppo della FIFA è proprio abbassare quella soglia. In Italia e in Spagna, ricorda, sono già in corso sperimentazioni a costi ridotti.

Il passaggio più immediato, però, non riguarda i sistemi ma le regole. “Alcuni aspetti, non solo tecnologici ma legati alle regole del gioco, saranno utilizzati l'anno prossimo. Tutto quello che serve a velocizzare il gioco e a limitare i tempi morti diventerà patrimonio delle competizioni”. La stretta sui secondi dei portieri e sulle rimesse, insomma, è destinata a scendere presto nei campionati nazionali.

Il tempo effettivo e la generazione nativa

Sul nodo eterno del tempo di gioco, Collina rivela un dato inaspettato. Rispetto al Qatar, i recuperi si sono accorciati. “Paradossalmente sono diminuiti. In Qatar avevamo in media quattro interventi di medici e fisioterapisti a partita, circa sei minuti da recuperare. Qui la media è di un intervento ogni tre partite, perché il giocatore soccorso in campo deve poi restare fuori un minuto, e questo è un deterrente enorme”. Il tempo effettivo, aggiunge, ha raggiunto una costanza attorno ai valori medi, senza le oscillazioni del passato.

L'ultima riflessione riguarda gli arbitri stessi, divisi tra chi ha iniziato senza tecnologia e chi è cresciuto dentro.

“Chi ha iniziato senza aveva un approccio difensivo: hai preso la decisione, la difendi contro tutti. Con la tecnologia questo approccio deve cambiare. Se vai davanti al monitor per confermare di aver avuto ragione, un dettaglio a tuo favore lo trovi sempre. Devi porti in maniera aperta, e confrontare quello che hai percepito in campo con quello che le immagini mostrano.”. Non è una questione di personalità, chiarisce, ma di abitudine da riscrivere. E i risultati, dice, con il tempo si vedono.

Dietro l'apparato tecnologico, però, restano le persone. Collina lo ricorda parlando della scelta dell'arbitro per la finale, un percorso che descrive come un mosaico di tessere: le squadre, i risultati, e soprattutto le prestazioni degli arbitri lungo il torneo. Il momento dell'annuncio, dice, lo ha commosso più di quanto si aspettasse.

“Lo avevo vissuto dall'altra parte qualche anno fa, e proprio per questo ero emozionato, anche se era la terza volta che annunciavo l'arbitro di una finale. Ho avuto la pelle d'oca, perché capisco i sacrifici che questi ragazzi e ragazze hanno fatto per arrivare qui, il tempo sottratto alle famiglie”.

Sono passati 24 anni dalle videocassette di Yokohama, e l'uomo che allora si annotava tutto a mano oggi comanda l'arbitraggio più tecnologico della storia. Ma l'emozione dell'annuncio, quella, non si può delegare a nessuna macchina.