Marci Bakely è una donna di cinquant'anni, madre single residente a Jefferson (Georgia, Usa), ed è una veterana dell'aeronautica militare statunitense. La sua storia, raccontata dal Washington Post, è diventata un caso emblematico di abuso tecnologico poiché è stata vittima di un prolungato stalking da parte del suo ex compagno, Michael Steffman, il quale all'epoca dei fatti ricopriva la carica di capo della polizia di Braselton, centro a pochi chilometri da Jefferson.
La relazione tra i due si è interrotta alla fine del 2023 e, durante i mesi successivi, Bakely ha vissuto in uno stato di costante ansia e paranoia, non riuscendo a spiegarsi come l'ex compagno potesse conoscere in tempo reale la sua posizione. Nel tentativo di proteggersi, ha installato telecamere di sicurezza nella propria abitazione e ha portato la sua automobile in officina per tre volte affinché i meccanici cercassero eventuali localizzatori GPS, senza mai trovare nulla.
La verità è emersa solo nel luglio 2024, quando Steffman ha ammesso di avere utilizzato le telecamere Flock per seguirla. In seguito, Bakely ha scoperto che l’ex aveva interrogato il sistema per localizzare la sua targa e quella della figlia adolescente circa seicento volte in tredici mesi.
Nonostante una prima richiesta di ordine restrittivo fosse stata respinta da un giudice per mancanza di prove, le indagini condotte dal Georgia Bureau of Investigation hanno portato all'arresto di Steffman nel novembre 2025.
Ad aprile del 2026, proprio a ridosso dell’inizio del processo, Steffman si è suicidato.
Controllo totale
Steffman ha controllato la donna mediate la rete Flock, un sofisticato sistema di visione artificiale in dotazione alle forze dell'ordine e prodotto da Flock Safety, azienda di Atlanta, sostenuta da importanti fondi della Silicon Valley, che ha costruito la più ampia rete di sorveglianza tecnologica negli Stati Uniti, un sistema di lettori automatici di targhe (ALPR) basato su un'infrastruttura di oltre 120.000 telecamere posizionate lungo le strade di più di 6.000 comunità americane.
Questi dispositivi, spesso grandi quanto una scatola di scarpe e alimentati da pannelli solari, non sono semplici telecamere di sicurezza, ma veri e propri sensori intelligenti che registrano circa miliardi di scansioni di veicoli ogni mese.
Oltre al monitoraggio dei veicoli, questa tecnologia si è evoluta verso forme di sorveglianza ancora più marcate. Esistono funzioni come le hot list, che avvisano gli agenti se una targa segnalata passa davanti a una telecamera e funzionalità di intelligenza artificiale come FreeForm che consente di interrogare il database usando il linguaggio naturale per cercare persone in base a descrizioni fisiche o all'abbigliamento trasformando di fatto la rete stradale in un’enorme area di sorveglianza descrittiva remota.
Il paradosso della sorveglianza senza guardiani
C’è un problema strutturale e risiede nella leggerezza e nella fragilità di controlli interni.
Gli agenti che interrogano i database possono farlo senza fornire dettagli e questo rende per lo più monca ogni attività di supervisione.
Garrett Langley, Ceo di Flock, ha dichiarato che l'abuso della tecnologia è inevitabile poiché gli esseri umani possono prendere cattive decisioni, sottolineando che il compito dell'azienda non è quello di controllare l'operato della polizia.
Tuttavia, quando l'anello debole della catena è proprio chi detiene il potere di sorveglianza, il confine tra sicurezza pubblica e stalking istituzionale può assottigliarsi fino a confondersi.
La zona grigia delle regole
L'inchiesta condotta dal Washington Post ha identificato almeno cinquanta agenti appartenenti a diverse agenzie di polizia accusati di aver abusato di queste tecnologie per scopi personali.
Inoltre, nella metà circa dei casi documentati, gli agenti hanno utilizzato i database per spiare mogli, fidanzate o donne che desideravano conoscere. In Wisconsin, un poliziotto ha sfruttato la rete Flock per verificare se la sua ex compagna si fosse recata in una clinica per l'interruzione di gravidanza, arrivando poi a tempestarla di chiamate dopo aver tentato di accedere ai suoi record medici.
Nonostante la gravità di tali episodi, la normativa federale negli Stati Uniti rimane inesistente e circa 18.000 agenzie di polizia operano seguendo regole d'uso stabilite in totale autonomia.
Negli Usa, continua il Washington Post, non esiste una normativa federale che regolamenta l’uso di simili tecnologie e, a valere, è un mosaico di leggi locali e statali le quali, per lo più, collimano soltanto nel definire gli abusi al pari di reati perseguibili penalmente e nell’imporre la necessità di audit, ossia controlli indipendenti.
Verifiche che sembrano avere un senso solo sulla carta poiché, se un agente può accedere ai database per effettuare ricerche specifiche adducendo motivi generici, ogni controllo perde mordente.